di
Sergio Marini
Il messaggio della Cei per la Giornata del Ringraziamento sulla grave ingiustizia rappresentata “dall'iniqua distribuzione del valore aggiunto a danno degli agricoltori lungo le filiere agroalimentari” ci conforta nel nostro impegno a combattere lo strapotere contrattuale dei nuovi poteri forti della filiera agroalimentare che sottopagano i nostri prodotti agricoli rubandone l’identità e l’immagine, con il commercio di cibo spacciato come italiano ma proveniente da chissà quale parte del mondo.
Una situazione che mette a rischio il futuro delle imprese e, come giustamente ricorda la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, “con la scomparsa del suolo e del suolo agricolo in particolare, scompaiono per sempre paesaggio agrario, biodiversità, imprenditorialità e aziende agricole, cultura e tradizioni rurali”.
Negli ultimi 40 anni cinque milioni di ettari sono stati sottratti all'agricoltura, che ne conta oggi 12,7 milioni. Dagli anni Settanta è dunque scomparso un quarto della superficie coltivata. Parallelamente sono aumentate le aree in pericolo sul territorio. Basti dire che in Italia ci sono sette comuni su dieci a rischio di frane o alluvioni.
Recuperare valore aggiunto alle imprese con il nostro progetto per “una filiera agricola tutta italiana” significa anche difendere biodiversità e garantire la stabilità del territorio per evitare di rincorrere le emergenze. In altre parole significa impegnarsi per il bene comune.