La nostra agricoltura merita di più 

Povera rappresentanza! Tra vecchie sigle in affanno e nuove siglette a parcella, prende forma il sindacato "usa e getta". L’incapacità assoluta di contrapporre proposte e idee alla nostra traiettoria di futura agricoltura, al nostro progetto di filiera agricola italiana si sta manifestando nei peggiori dei modi.

Capisco rabbia, invidia e rospi da ingoiare che fanno perdere a molti il senno e il buon gusto, ma quello che si vede in queste settimane richiama tanto quel detto popolare secondo il quale “pur di far torto alla propria moglie si preferisce tagliarsi gli attributi”. E cosi leggiamo qua e là disordinate  e sconnesse denigrazioni della nostra agricoltura, di quel modello di agricoltura a cui la gente vuole bene e che è apprezzata dall’opinione pubblica e che molti settori e molti Paesi ci invidiano.

E’ vero, le cose non vanno bene per le nostre imprese; da anni è così, ma la sola denuncia non dà frutti, occorrono i fatti e il nostro progetto rimane l’unica arma per recuperare una veste competitiva vera per il settore.

Questo punto è ormai chiaro e chiaro a tutti. Lo è al punto tale che una  certa rappresentanza, allo sbando per incapacità di proporre alternative e spaventata del vuoto che la circonda, si sta comportando come la bestia ferita e reagisce  avvelenando i pozzi dove anch’essa in abbondanza si abbevera. Figure disperate e allo sbando che lo spirito mercenario, la rabbia in corpo e la congenita incapacità di provare vergogna ne delineano più i tratti della disperazione che della indegna  rappresentanza che dicono di essere.

Ma la nostra  agricoltura  e i nostri agricoltori meritano ben altro. Più rispetto, più riconoscenza, più di tutto. Ed è questo che vogliamo essere noi di Coldiretti.

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