il Punto Coldiretti

Senza Dio “il niente”

Perché la vita dia frutto occorre fare della volontà di Dio il nostro “criterio-guida”, perché “dove Lui non c’è, niente può essere buono”. Lo ha detto questa domenica Benedetto XVI rivolgendosi ai fedeli presenti nel cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. “Il ‘cielo’ – ha affermato  – non va inteso soltanto nel senso dell’altezza che ci sovrasta, poiché tale spazio infinito possiede anche la forma dell’interiorità dell’uomo”.
 
Questo discorso ci offre l’occasione per sgombrare il campo della nostra mente di una certa idea di Dio che lo vede avvolto in un’aurea di maestà al negativo. Un Dio terribile e vendicativo dal quale è meglio tenersi a debita distanza. Se vogliamo, soprattutto mettendoci in ascolto della Parola, scopriremo tutta la tenerezza che Dio nutre nei nostri confronti. Una tenerezza che in Cristo si fa misericordia. Con il suo modo di agire ci ha insegnato ad amare gli uomini, e che, dopo i peccati, Egli concede il pentimento.  

Le parabole che il Vangelo di San Matteo ci presenta in queste domeniche di luglio, raccontano dell’amore con cui Dio cura tutte le cose; della sorprendente Sua iniziativa  che con “giustizia” e “mitezza” tiene nel palmo della sua mano la vita dell’uomo. Accanto alla grandezza di Dio, si colloca, però, la fragilità della natura umana. Grandezza di Dio e fragilità umana, comunque, evidenziano come il Regno dei Cieli non è qualcosa di statico, ma di dinamico, destinato a crescere ogni giorno e in ogni circostanza. Infatti, il verbo che accomuna le varie parabole è il verbo “crescere”.

Il disegno di Dio è di stabilire la comunione in Gesù Cristo: di portare, in Gesù Cristo, tutti gli uomini al dialogo e alla comunione con sé, di realizzare tra loro, prima disgregati dal peccato, una fraterna comunione, riunendoli nel Corpo Mistico del Figlio suo. Di dialogo, di comunione, di pace, gli uomini del nostro tempo sentono profondamente l’esigenza.

Perché al centro di questo dinamismo si trovano Gesù e ciascuno di noi. E Gesù si rivolge alla nostra  all’intelligenza, alla nostra capacità e al nostro bisogno di agire, alla nostra esigenza di esperienza personale, alla nostra affettività e immaginazione; alla nostra fede, alla nostra speranza, alla nostra carità. Ci ricorda che il Regno di Dio è amare e servire l’uomo. Amare l’uomo vuoi dire servirlo; significa costruire l’uomo nella sua personalità intera, sia individuale che sociale.

Questo non vuol dire accettazione passiva degli avvenimenti e neppure un qualunquistico buonismo, ma un atteggiamento costruttivo di tolleranza, di pazienza e di rispetto dei tempi e dei ritmi della crescita. La situazione dell’uomo, tuttavia, è estremamente pietosa: l’uomo è distrutto dal male e dal peccato.

In questo contesto non dobbiamo aver paura di confrontarci anche con lo scandalo di una Chiesa a volte mediocre, peccatrice, compromessa, che sembra allontanarsi dall’ideale evangelico della purezza, della santità, del disinteresse. Ma la Chiesa è fatta di uomini e, immersa nel mondo, rischia di contaminarsi col mondo e di veder crescere, all’interno delle sue file, le piante della zizzania accanto al grano buono. Non e raro che alcuni “buoni cristiani”, come i servi del Padrone della parabola, preferirebbero una Chiesa dalla maniere forti e risolutive: scomunicare i membri più deboli, bruciare gli eretici.

Ma ecco che all’uomo, reso tragico per il suo incerto destino, Dio viene incontro nel suo amore infinito. In Cristo è “la salvezza”, è “colui nel quale il Padre ha voluto salvare e riunire tutti e l’intero universo: è questa la "nuova creazione inaugurata sulla terra, che si attuerà perfettamente alla fine del tempo. Noi tutti siamo stati “creati in Gesù Cristo” per costituire in lui una sola famiglia e un solo popolo di Dio (RdC 66).

Così facendo, ci ricorda Benedetto XVI, l’uomo può scoprire che la bontà di Dio può essere imitata: “Il Salmo 85 lo conferma: ‘Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi t’invoca’. Se dunque siamo figli di un Padre così grande e buono, cerchiamo di assomigliare a Lui! Era questo lo scopo che Gesù si prefiggeva con la sua predicazione; diceva infatti a chi lo ascoltava: ‘Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste’”.

Padre Renato Gaglianone

Registrato presso il Tribunale Civile di Roma, Sezione per la Stampa e l'Informazione al n. 367/2008 del Registro della Stampa. Direttore Responsabile: Paolo Falcioni.
2008 © Copyright Coldiretti - powered by BLUARANCIO S.p.A. | Redazione contenuti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi