Quale sviluppo
Lo scorso 1° luglio, nel ricevere i partecipanti alla XXXVII Conferenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura della Fao, nella Sala Clementina, Benedetto XVI ha tracciato le linee guida dell’attività di questa Organizzazione a partire dai suoi compiti istituzionali. Nel preambolo allo Statuto della Fao si dice che questa Organizzazione nasce con lo scopo “di garantire la crescita nutrizionale, la disponibilità della produzione alimentare, lo sviluppo delle aree rurali, così da assicurare all’umanità la libertà dalla fame” (cfr. Fao, Constitution, Preamble). Il Papa nel salutare il Direttore Generale, José Graziano da Silva, che sostituisce Jacques Diouf, che per circa 20 ha guidato l’Organizzazione, ha formulato l’auspicio che la Fao possa sempre più e meglio rispondere alle attese dei suoi Stati membri e dare soluzioni concrete a quanti soffrono a causa della fame e della malnutrizione. La Chiesa, ricorda Benedetto XVI, offre la sua collaborazione a partire dall’offerta di chiavi di lettura delle problematiche legate allo sviluppo delle aree rurali e così contribuire “ad eliminare la povertà, primo passo per liberare dalla fame milioni di uomini, donne e bambini che mancano del pane quotidiano”. Infatti si impone una riflessione per ricercare le cause di tale situazione non limitandosi ai livelli di produzione, alla crescente domanda di alimenti o alla volatilità dei prezzi: fattori che, sebbene importanti, rischiano di far leggere il dramma della fame in chiave esclusivamente tecnica. L’accesso al cibo è un diritto primario che spesso viene negato a centinaia di milioni di persone. “Il mio pensiero si dirige alla situazione di milioni di bambini, che sono le prime vittime di questa tragedia, condannati ad una morte precoce, ad un ritardo nel loro sviluppo fisico e psichico o costretti a forme di sfruttamento pur di ricevere un minimo di nutrimento. E tutto questo a causa di atteggiamenti egoistici che partendo dal cuore dell’uomo si manifestano nel suo agire sociale, negli scambi economici, nelle condizioni di mercato, facendo diventare il cibo “oggetto di speculazioni legato agli andamenti di un mercato finanziario che, privo di regole certe e povero di principi morali, appare ancorato al solo obiettivo del profitto”. È urgente, ha ricordato il Santo Padre richiamando il n. 20 della Caritas in veritate, un modello di sviluppo che consideri non solo l’ampiezza economica dei bisogni o l’affidabilità tecnica delle strategie da perseguire, ma anche la dimensione umana di ogni iniziativa e sia capace di realizzare un’autentica fraternità facendo leva sul richiamo etico a “dar da mangiare agli affamati” che appartiene al sentimento di compassione e di umanità iscritto nel cuore di ogni persona e che la Chiesa ha inserito tra le opere di misericordia”. Il Papa ha ricordato il ruolo che deve avere la famiglia rurale e, all’interno di essa, il ruolo della donna. E ha sottolineato come nella centralità della persona si fondi un autentico sviluppo rurale. Infatti: “Nel mondo rurale, il tradizionale nucleo familiare è impegnato a favorire la produzione agricola mediante la sapiente trasmissione dai genitori ai figli non solo dei sistemi di coltivazione o della conservazione e distribuzione degli alimenti, ma anche di modi di vivere, dei principi educativi, della cultura, della religiosità, della concezione della sacralità della persona in tutte le fasi della sua esistenza”. A partire da queste basi, si può perseguire l’obiettivo della sicurezza alimentare quale esigenza autenticamente umana. “Garantirla alle presenti generazioni ed a quelle che verranno significa anche tutelare da un frenetico sfruttamento le risorse naturali poiché la corsa al consumo ed allo spreco sembra ignorare ogni attenzione verso il patrimonio genetico e le diversità biologiche, tanto importanti per le attività agricole. Ma all’idea di un’esclusiva appropriazione di tali risorse si oppone la chiamata di Dio ad uomini e donne perché nel “coltivare e custodire” la terra (cfr Gn 2,8-17) promuovano un uso partecipato dei beni della Creazione, obiettivo che l’attività multilaterale e le regole internazionali possono certamente concorrere a realizzare”. Padre Renato Gaglianone |
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