Cristiani e accoglienza
Nel luglio del 1951 venne promulgata la Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati a seguito dell’entrata in funzione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). Durante questi sessant’anni l’Agenzia ha aiutato milioni di persone sia durante le emergenze umanitarie che a ricostruirsi le proprie vite, assistendole nel ritorno a casa o attraverso il reinsediamento in nuovi paesi. Di questi sessant’anni, e della situazione attuale, hanno parlato a Roma il Presidente Napolitano e l’Alto Commissario Onu per i rifugiati Guterres. A fare da sfondo del colloquio questi drammatici numeri del rapporto 2010 dell’Unchr: meno del 10 per cento dei profughi è riuscito a tornare a casa. Oltre 15mila i bambini separati dalle proprie famiglie. E i ‘senza stato’ sono più di 10 milioni. Benedetto XVI, a conclusione della Celebrazione eucaristica durante la sua visita pastorale a San Marino, ha voluto richiamare l’attenzione su questo evento: “Infine, desidero ricordare che domani ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato. In tale circostanza, quest’anno si celebra il sessantesimo anniversario dell’adozione della Convenzione internazionale che tutela quanti sono perseguitati e costretti a fuggire dai propri Paesi. Invito quindi le Autorità civili ed ogni persona di buona volontà a garantire accoglienza e degne condizioni di vita ai rifugiati, in attesa che possano ritornare in Patria liberamente e in sicurezza”. Il Papa stesso nella Caritas in veritate ricorda che è il cuore dell’uomo che deve essere formato all’accoglienza, anzitutto della vita in se stessa, fino all’incontro e all’accoglienza di ogni esistenza concreta, senza mai respingere qualcuno dei propri fratelli: “se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono. L’accoglienza della vita tempra le energie morali e rende capaci di aiuto reciproco” (Caritas in veritate, n. 28). Nel Messaggio per la giornata della pace dell’anno 2010 il Pontefice aveva richiamato una particolare categoria di rifugiati: “Come rimanere indifferenti di fronte alle problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali? Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti ‘profughi ambientali’: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare – spesso insieme ai loro beni – per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato?” (n. 4). Il messaggio della Conferenza Episcopale Italiana per la giornata del creato 2011, nell’ottica della “salvaguardia del creato”, ricorda che è questo lo scenario cosmico e umano dentro il quale la Chiesa è chiamata oggi a rendere presente il mistero della presenza di Cristo, via, verità e vita, riproponendone con forza il messaggio di solidarietà e di pace. Attraverso la sua opera educativa, “la Chiesa intende essere testimone dell’amore di Dio nell’offerta di se stessa; nell’accoglienza del povero e del bisognoso; nell’impegno per un mondo più giusto, pacifico e solidale; nella difesa coraggiosa e profetica della vita e dei diritti di ogni donna e di ogni uomo, in particolare di chi è straniero, immigrato ed emarginato; nella custodia di tutte le creature e nella salvaguardia del creato” (Educare alla vita buona del Vangelo, n. 24). La salvaguardia del creato e l’accoglienza sono intimamente connessi così come spiegano i Vescovi italiani nel loro messaggio: “Ecco perché educare all’accoglienza a partire dalla custodia del creato significa condurre gli uomini lungo un triplice sentiero: quello, anzitutto, di coltivare un atteggiamento di gratitudine a Dio per il dono del creato; quello, poi, di vivere personalmente la responsabilità di rendere sempre più bella la creazione; quello, infine, di essere, sull’esempio di Cristo, testimoni autentici di gratuità e di servizio nei confronti di ogni persona umana. È così che la custodia del creato, autentica scuola dell’accoglienza, permette l’incontro tra le diverse culture, fra i diversi popoli e perfino, nel rispetto della identità di ciascuno, fra le diverse religioni, e conduce tutti a crescere nella reciproca conoscenza, nel dialogo fraterno, nella collaborazione più piena”. Padre Renato Gaglianone |
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