il Punto Coldiretti

In tema di ogm

Nei giorni scorsi, i giornali internazionali, nazionali e locali hanno dato molto spazio alla notizia dell’autorizzazione da parte della Commissione europea alla coltivazione della patata ogm. Di fatto si aboliva la moratoria relativa alla coltivazione di organismi geneticamente modificati in Europa.

Come era inevitabile si è ravvivato il dibattito, a dire il vero mai completamente assopito, su ogm si e ogm no. Si è chiamato in causa anche il Vaticano. In questa breve nota mi permetto di richiamare alcuni punti fermi per un dibattito non inficiato da inutili ideologismi.

Prima di tutto, la posizione della Chiesa è rimasta invariata perché fondata su alcuni punti fermi del Vaticano II: "Principio, soggetto e fine di ogni scelta – compreso il campo bioscientifico e biotecnologico, ha affermato il Concilio Vaticano II – è e deve essere la persona umana". Di conseguenza, aggiunge lo stesso Concilio, "nell’ordinare le realtà e nel disciplinare la vita sociale ci si deve adeguare all’ordine delle persone, e non il contrario" (GS 26). La persona, come essere unico e irripetibile, con quel di più di spirito che la distingue da tutti gli altri esseri e con la sua vocazione trascendente, è il fondamento di ogni modello di sviluppo e quindi anche di ogni scelta o applicazione agrobiotecnologica".

E il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa riassume questi stessi principi al Capitolo X. Fondamentali i numeri 456-460. Per quanto riguarda specificamente le biotecnologie i numeri di riferimento sono 472-480. In questa ottica si sono mossi anche gli ultimi interventi del Magistero in particolare la “Caritas in Veritate”, il Sinodo dei Vescovi dell’Africa, la posizione del Papa nell’intervento alla Fao, S.E. Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace nell’Osservatore Romano del 24 febbraio scorso, e per ultimo la presa di posizione, attraverso l’Osservatore Romano del 4 marzo in occasione del via libera Ue alla patate ogm.

Alcune considerazione. L’utilizzazione delle biotecnologie in campo agroalimentare potrebbe rappresentare un traguardo scientifico, ma – come è evidente – porta con sé una grande quantità di dubbi etici. In questo campo occorre evitare – in ogni caso – due opposte posizioni, egualmente inaccettabili: il pregiudizio aprioristico che bloccherebbe il giusto avanzamento della ricerca e del progresso tecnologico; e il determinismo in base a cui ciò che è tecnicamente possibile è per ciò stesso eticamente valido o legittimo.

L’avidità umana, la violenza e l’egoismo hanno un impatto distruttivo sui popoli e sull’ambiente. Ovunque il peccato e le sue conseguenze sul mondo hanno incrinato la nostra relazione con Dio, con noi stessi, con gli altri e con l’intera creazione, è necessaria una riconciliazione. L’umanità si trova oggi di fronte a una sfida indubbiamente di ordine economico e tecnico, ma ancor di più di ordine etico-spirituale e politico. E una questione di solidarietà vissuta e di sviluppo autentico, al pari di una questione di progresso materiale.

La fiducia cieca nel progresso tecnologico e l’affermarsi di una mentalità volta al solo profitto e al consumo, hanno portato l’uomo, in molte occasioni, a causare dissesti e squilibri nella natura e nella stessa terra che coltiva, inquinandola o esaurendone la fecondità. Con molta facilità ci si dimentica che la terra è un dono ricevuto da rispettare.

Nei confronti dell’uomo nel suo contesto naturale e culturale, quindi, dobbiamo sentirci obbligati e rispettarne sia le leggi biologiche che quelle morali.
"Se l’uomo perde il senso della vita e la sicurezza degli orientamenti morali smarrendosi nelle nebbie dell’indifferentismo, nessuna politica potrà essere efficace nel salvaguardare congiuntamente le ragioni della natura e quelle della società. L’ l’uomo, infatti, che può costruire e distruggere, può rispettare e disprezzare, può condividere o rifiutare. Anche i grandi problemi posti dal settore agricolo, vanno affrontati non solo come problemi «tecnici» o «politici», ma, in radice, come «problemi morali»". (Giovanni Paolo II, Intervento alla festa del Giubileo del mondo agricolo, Roma, Aula Nervi 11/11/2000, n.7.)

E’ evidente, allora che l’utilizzazione delle biotecnologie in campo agro-alimentare porta con sé una grande quantità di interrogativi etici su cui tutti, e specialmente noi credenti, siamo chiamati ad interrogarci. E’ in gioco infatti il futuro stesso della comunità umana e del creato, della qualità della vita, dell’agricoltura e della sicurezza alimentare. Una posizione non di chiusura, quindi, ma di saggio discernimento e di opportuna cautela.

Non volendo entrare nel merito dei pregi o dei pericoli dei danni di tali organismi, è quanto mai importante sottolineare la ricaduta degli ogm a livello ambientale e finanziario a discapito non solo dei prodotti biologici non modificati, ma anche per le gravi conseguenze arrecate alle popolazioni che si vedrebbero privare dei prodotti locali, loro riserve naturali da sempre. Nelle culture tradizionali il cibo è un elemento centrale della socializzazione; è a tavola che ci si incontra tra i vari membri della famiglia; si celebrano gli avvenimenti più importanti e si vive con compiutezza il senso di appartenenza alla stessa comunità.

Credo poi necessario, inoltre, demistificare la tesi sbandierata in più occasioni, anche da alcuni uomini di Chiesa, evidentemente in maniera fraudolenta, che accredita questi ogm come la soluzione del problema fame. Ci si deve convincere che non vi sarà soluzione del problema fame  se non si realizzerà una profonda e reale conversione di mentalità e di stile di vita e se all’introduzione di nuove e più efficienti tecnologie non si accompagnerà lo sviluppo di un’autentica coscienza  solidale ed ecologica. Molto chiaro in proposito è stato Benedetto XVI nella Caritas in Veritate.

In conclusione, nei confronti delle agrobiotecnologie, sarà opportuno tenere un atteggiamento consapevolmente critico, seppur non di chiusura pregiudiziale. La scoperta, di per sé legittima, di intervento sulla natura e di nuove possibilità tecnologiche innovative non può indurre automaticamente al loro impiego su larga scala, senza una verifica interdisciplinare che consideri i rischi etici e faccia sempre prevalere i bisogni e gli interessi della collettività su quello dei potentati economici. Si rende sempre più necessario, di conseguenza, fissare limiti e vincoli chiari alle loro applicazioni, in particolare ponendo al primo posto il valore della persona umana, della vita e dell’ambiente, ed escludendo da ogni possibilità di sfruttamento economico l’uso del patrimonio genetico.

Occorre attivare un’etica della responsabilità, che consenta a tutti di partecipare allo sviluppo e di gestire le innovazioni nel modo più sapienziale possibile, senza subirle passivamente. Sarà fondamentale in tutto questo l’informazione e la formazione al consumo critico. Un compito etico, quello dell’informazione e della formazione al consumo critico, di primo ordine, perché corrisponde al rispetto della libertà di cui il Creatore ci ha dotato e consente ad ognuno di esercitarla in modo umano e umanizzante.

"Non provocate la morte con gli errori della vostra vita, non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani, perché Dio non ha creato la morte. Egli ha creato tutto per la vita: le creature del mondo sono sane; in esse non c’è veleno di morte" (Sap 1,12-13).

In verità, è oggi un dovere urgente per i cristiani essere riconciliati con tutta la creazione e assumere con fede la nostra responsabilità di custodi dei doni di Dio. Per realizzare tale riconciliazione dobbiamo esaminare le nostre vite e riconoscere in che modo abbiamo offeso la creazione di Dio con le nostre azioni e la nostra incapacità di agire. Dobbiamo fare l’esperienza di una conversione, un cambiamento nel cuore. Dio ci invita ad allontanarci dalla malvagità e a comportarci in modo nuovo. Cambiare rotta è ancora possibile, farlo è un dovere di tutti e per tutti.

Padre Renato Gaglianone

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