Acqua bene comune?
Domenica scorsa, 18 marzo, il Papa nel dopo Angelus ha detto: “Ieri si è concluso, a Marsiglia, il VI Forum mondiale dell’acqua, e giovedì prossimo si celebrerà la Giornata mondiale dell’acqua, che quest’anno sottolinea il fondamentale legame di tale preziosa e limitata risorsa con la sicurezza alimentare. Auspico che queste iniziative contribuiscano a garantire per tutti un accesso equo, sicuro e adeguato all’acqua, promuovendo così i diritti alla vita e alla nutrizione di ogni essere umano e un uso responsabile e solidale dei beni della terra, a beneficio delle generazioni presenti e future”. Nelle pagine della Bibbia incontriamo l’esperienza viva di un popolo che sperimentò nella sua storia quello che significa la carenza e la presenza dell’acqua, che lottò e sospirò per essa. Frutto di questa esperienza vitale, l’acqua si converte anche in simbolo universale di vita spirituale. L’acqua è fin dalle origini alla base del creato e dell’ordine cosmico, così come Dio lo ha voluto e cosi come lo mantiene in vita. Da essa viene la vita. La violazione di questo ordine a livello etico della giustizia provoca un ritorno al caos primordiale. Non si tratta solo di un diritto all’acqua, ma di riscoprire una dimensione essenziale dell’esistere del cosmo e dell’uomo stesso, laico o religioso che sia. Giovanni Paolo II in un suo messaggio alla Fao sottolineava: "Dal valore simbolico dell’acqua scaturisce l’invito a essere pienamente consapevoli dell’importanza di questo bene prezioso e, di conseguenza, a rivedere i modelli attuali di comportamento per garantire, oggi e in futuro, che tutti possono accedere all’acqua…". Vandana Shiva, conclude uno dei suoi libri sostenendo che la sacralità dell’acqua potrebbe aiutare a dare "valore" all’acqua, valore che si fonda sulla forza di vita che da essa promana, come ha descritto Ezechiele, nel brano che abbiamo letto nella liturgia della IV Domenica di Quaresima, in quella visione dell’acqua che scaturisce dal tempio. Il Prof. Zichichi, dalle pagine di Famiglia Cristiana (n.19/2003) ci ricordava: “Dall’alba della civiltà l’acqua è stata fonte di vita e di prosperità… Oggi assistiamo, senza reagire, alla distruzione di questa fondamentale fonte di vita, come se fosse inesauribile”. Per questo la Dottrina Sociale della Chiesa ribadisce alcuni punti fermi a cui ispirare tutta la politica di gestione “giusta” delle risorse idriche, dalla necessità dell’accesso all’acqua sicura per prevenire le malattie, favorire lo sviluppo della persona nella sua interezza e nella sua capacità relazionale. Lo stesso sviluppo, quello agricolo in particolare, necessita di una gestione giusta delle risorse idriche. La lotta alla povertà e alla fame richiede sempre di più un intervento mirato e solidale per l’accesso, garantito a tutti, alle risorse idriche. Questo sarà possibile se si incomincia a considerare l’acqua come bene comune dell’umanità, in tutte le sue varie dimensioni, non solo fisica, economica e politica, ma anche etica, sociale e religiosa. L’acqua è un bene sociale, economico e ambientale, la sua gestione richiede principi etici e sociali non facili da conciliare con altre esigenze. In particolare è necessario richiamare: il principio del rispetto della dignità della persona umana alla quale è indispensabile l’accesso all’acqua. “La persona umana deve essere il punto centrale della convergenza di tutti i problemi relativi allo sviluppo, all’ambiente ed all’acqua. La centralità della persona umana così deve essere la prima tra le considerazioni delle problematiche legate all’acqua"; il principio di equità (tra nazioni, tra generazioni ecc.); il principio della destinazione universale dei beni tra i quali l’acqua; il principio di solidarietà, che ne deve guidare la gestione anche per evitare conflitti; il principio di sussidiarietà per sostenere gli sforzi anzitutto locali; il principio di partecipazione in modo che tutti, compresi i poveri, siano coinvolti nella gestione dell’acqua. Da più parti si punta, però, il dito contro la politica dell’acqua attuale sottolineandone il fallimento dal momento che dimostra di essere incapace di permettere a tutti di avere accesso all’acqua, promuovere un uso “sostenibile” delle risorse idriche e impedire le “guerre dell’acqua”. Padre Renato Gaglianone |
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