il Punto Coldiretti

Arcate solide

Dalla “prolusione” del Card. Bagnasco all’Assemblea dei Vescovi italiani, in corso a Roma, riprendo alcuni spunti che possono aiutare la nostra riflessione. I Media hanno evidenziato la lettura negativa del Presidente della CEI sulla “politica”: “La politica che ha oggi visibilità è, non raramente, inguardabile, ridotta a litigio perenne, come una recita scontata e – se si può dire – noiosa. È il dramma del vaniloquio, dentro – come siamo – alla spirale dell’invettiva che non prevede assunzioni di responsabilità. La gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più”.

Ciononostante il Cardinale ricorda che per fortuna esiste un’altra politica che costituisce le “arcate solide” su cui poggia il Paese Italia. “La politica in sé è comprensiva di dimensioni più ricche e articolate e, in ultima analisi, la nostra idea è che fanno realmente politica tutti coloro che operano per il bene comune così come si diceva in una precedente prolusione: coloro che hanno la religio del bene comune, non nel senso pagano, ma – al contrario – nel senso del più trasparente, disinteressato altruismo. Credo vada recuperata una capacità di sguardo che superi le apparenze, le chiazze di colore, le devastazioni di immagine, per cogliere la struttura interiore, l’intelaiatura d’acciaio che sorregge il Paese: quello che, ad ogni nuovo mattino che la Provvidenza offre, si auto-convoca al proprio dovere”.  

Proprio perché esiste una tale realtà si possono affrontare tematiche stringenti che passano dalla legge sul fine vita, ai diritti della vita nascente, alla Famiglia. Ma Bagnasco scende ancora più nel concreto quando affronta i temi del lavoro e della economia. Sembra che riecheggiano i temi Affrontati della Assemblea dei Giovani al Parco della Musica lo scorso 17 maggio, o l’intervento fatto dal Presidente Marini, ieri 23 maggio, all’incontro con i Vescovi della Commissione della CEI per i problemi sociali e del lavoro. Marini e gli altri presidenti dell’organizzazioni del lavoro che si richiamano ai principi della Dottrina sociale della Chiesa, con i vescovi della Commissione, si sono infatti ritrovati a confrontarsi su tematiche che vanno dalla precarietà, alla disoccupazione, all’impatto nel contesto sociale e familiare, alla responsabilità dei processi formativi, all’accesso al credito e soprattutto a quale “futuro” per le giovani generazioni.

Io che ho partecipato agli eventi sopra citati, vi assicuro che il passaggio del discorso del Presidente della Conferenza episcopale che sto per proporvi, sembra essere la sintesi delle Relazioni del Delegato dei Giovani e del Presidente Marini all’Assemblea stessa e all’incontro di ieri.

Dice il Cardinale: “Il lavoro che manca, o è precario in maniera eccedente ogni ragionevole parametro, è motivo di angoscia per una parte cospicua delle famiglie italiane. Questa angoscia è anche nostra: sappiamo infatti che nel lavoro c’è la ragione della tranquillità delle persone, della progettualità delle famiglie, del futuro dei giovani. Vorremmo quindi che niente rimanesse intentato per salvare e recuperare posti di lavoro. Vorremmo che si riabilitasse anche il lavoro manuale, contadino e artigiano. Vorremmo che gli adulti non trasmettessero ai figli atteggiamenti di sufficienza o disistima verso lavori dignitosi e tuttavia negletti o snobbati. Vorremmo che il denaro non fosse l’unica misura per giudicare un posto di lavoro. Vorremmo che i lavoratori non fossero lasciati soli e incerti rispetto ai cambiamenti necessari e alle ristrutturazioni in atto. Vorremmo che gli imprenditori si sentissero stimati e stimolati a garantire condizioni di sicurezza nell’ambiente di lavoro e a reinvestire nelle imprese i proventi delle loro attività. Vorremmo che tutti i cittadini sentissero l’onore di contribuire alle necessità dello Stato, e avvertissero come peccato l’evasione fiscale. Vorremmo che il sindacato, libero mentalmente, fosse sempre più concentrato nella difesa sagace e concreta della dignità del lavoro e di chi lo compie, o non riesce ad averne. Vorremmo che le banche avvertissero come preminente la destinazione sociale della loro impresa e di quelle che ad esse si affidano. Vorremmo che scattasse da subito tra le diverse categorie un’alleanza esplicita per il lavoro che va non solo salvato, ma anche generato. Vorremmo che i giovani, in particolare, avvertissero che la comunità pensa a loro e in loro scorge fin d’ora il ponte praticabile per il futuro”.

Padre Renato Gaglianone

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