il Punto Coldiretti

Chiesa e ambiente

Il beato Giovanni Paolo II in molteplici occasioni si è rivolto al mondo dei rurali. Per la sua Beatificazione mi piace riferire un suo pensiero (giubileo del mondo agricolo 2000) che si inserisce nel dibattito attuale in ordine alla salvaguardia del creato.

Tematica, questa, che ha tenuto banco nello scorso fine settimana, a Padova con un convegno della Conferenza episcopale italiana. Teologi moralisti e Teologi hanno tirato le somma di un percorso di tre anni che li ha visti impegnati in un percorso che aveva come obiettivo ricercare ambiti epistemologici capaci di costituire un quadro di riferimento per i credenti “doverosamente” chiamati al governo e alla custodia del creato.

Un tentativo di colmare i vuoti di una ricerca teologica, a dir poco distratta sulle tematiche ambientali. La teologia ha, intelligentemente attinto al Pensiero di  Giovanni Paolo II. Ecco in sintesi alcuni passaggi importanti. 

La terra è un dono di Dio per l’uomo, il quale la deve usare rispettando l’intenzione originaria per cui il bene gli è stato donato; anche l’uomo è per se stesso un dono di Dio e, pertanto, deve rispettare la struttura naturale e morale del quale è stato dotato (CA 38a).

L’uomo con la propria azione può essere creatore e nello stesso tempo distruttore del bene che è stato donato all’umanità. L’adeguata relazione con il mondo cosmico dipende da una adeguata antropologia: la scoperta della verità ontologica dell’essere umano. L’ecologia d’altra parte è un problema morale (ecoetica) che richiede un cambiamento del modo di agire e la sconfitta delle cosiddette strutture di peccato (SRS).

E’ da noi stessi che dobbiamo cominciare. Per questo, nell’Enciclica Centesimus Annus, accanto ai temi dibattuti dalla problematica ecologica, suggerisce  l’urgenza di una ‘ecologia umana’. Con questo concetto voleva ricordare che ‘non solo la terra è stata data da Dio all’uomo, che deve usarla rispettando l’intenzione originaria di bene, secondo la quale gli è stata donata; ma l’uomo è donato a se stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato dotato (CA, 38).

Se l’uomo perde il senso della vita e la sicurezza degli orientamenti morali smarrendosi nelle nebbie dell’indifferentismo, nessuna politica potrà essere efficace nel salvaguardare congiuntamente le ragioni della natura e quelle della società. E’ l’uomo, infatti, che può costruire e distruggere, può rispettare e disprezzare, può condividere o rifiutare. Anche i grandi problemi posti dal settore agricolo, in cui voi siete direttamente impegnati, vanno affrontati non solo come problemi ‘tecnici’ o ‘politici’, ma, in radice, come ‘problemi morali’.

Nella prospettiva di questo insegnamento, la crisi ecologica è un problema umano e sociale, legato alla violazione dei diritti umani e alla disuguaglianza nell’accesso alle risorse naturali. Giovanni Paolo II ha ricapitolato questa tradizione del magistero sociale quando ha scritto nella Centesimus annus: «Del pari preoccupante, accanto al problema del consumismo e con esso strettamente connessa, è la questione ecologica. L’uomo, preso dal desiderio di avere e di godere, più che di essere e di crescere, consuma in maniera eccessiva e disordinata le risorse della terra e la sua stessa vita. Alla radice dell’insensata distruzione dell’ambiente naturale c’è un errore antropologico, purtroppo diffuso nel nostro tempo. L’uomo, che scopre la sua capacità di trasformare e, in un certo senso, di creare il mondo col proprio lavoro, dimentica che questo si svolge sempre sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio» (n. 37).

A questi pensieri, oltre che agli ultimissimi interventi di Benedetto XVI, che hanno scandalizzato non pochi, anche tra i credenti, fino ad ipotizzare una sorta di presa di posizione della Chiesa per la consultazione referendaria. In realtà il pensiero del Papa va oltre la mera contingenza dei quesiti referendari.

Lo hanno capito bene i partecipanti al Forum della stampa cattolica di Pistoia organizzato dall’Associazione Greenaccord, sempre lo scorso fine settimana e che ha richiamato l’attenzione dello stesso Pontefice alla fine della Celebrazione della Pentecoste: “E alla fine saluto i giornalisti riuniti a Pistoia per il Forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del creato. Ai giornalisti impegnati per la tutela dell’ambiente va il mio incoraggiamento”.

I lavori di questa assise hanno visto, tra gli altri, la presenza del Prof. Zamagni che ha offerto alcuni interessanti chiavi di lettura relativamente alla crisi ambientale in atto. “Oggi sappiamo che la minaccia più grande all’equilibrio ecologico dipende dalla disparità nella distribuzione del reddito tra Paesi e tra diversi gruppi sociali all’interno di ogni Stato. E’ una novità cruciale della quale non si è ancora compresa la portata”.

Il cambiamento di percezione coinvolge in primo luogo i fedeli e le gerarchie ecclesiastiche, come ha dimostrato il recente appello del Papa. “ I fedeli stanno ritrovando l’equilibrio nel rapporto con la natura, sacrificato negli ultimi  decenni sull’altare del consumismo”.

Stanno riscoprendo che ecologia, etica ed economia hanno la stessa radice: la parola “casa”.
E stanno comprendendo che l’idea diffusa dopo l’avvento della 3° rivoluzione industriale, in base alla quale la natura non pone limiti e l’uomo è invincibile, era solo una pietosa illusione”. Da qui , l’appello a uun cambio di paradigma economico, in primis tra i cattolici. “I cattolici devono spiegare il concetto di bene comune, già insito ta secoli nella Dottrina sociale della Chiesa. Bene comune non va confuso con bene collettivo Nel bene comune, il mio benessere dev’essere compatibile con l’interesse dell’altro”.

Un altro passaggio, a mio parere significativo, del convegno di Pistoia, che richiama alcuni concetti presenti nella riflessione dei teologi a Padova, la riassume il Prof Masullo (del comitato scientifico di Greenaccord) nel concludere i lavori. Il Passaggio di cui parlo è quello della “relazione” come “luogo” del recupero di una giusta dimensione ecologica.

Dice Masullo: “In questi giorni si è discusso di come trovare la strada per recuperare il rapporto con le migliori esperienze del passato e i modi per pensare a un futuro migliore, per recuperare gli spazi di relazioni tra gli uomini e tra l’uomo e la natura. Abbiamo ascoltato interventi molto profondi su un nuovo modo di intendere la pianificazione urbana, attraverso il recupero degli spazi di relazione”.

“La città moderna – osserva ancora Masullo – ha sradicato le reti di relazione, privilegiando la funzionalità operativa. L’automobile ha preso il posto degli esseri umani come punto di riferimento. Le città sono diventati spazi riempiti di cose senza un vero progetto. Una rottura insensata rispetto alla filosofia passata che ha accompagnato la nascita dei Comuni italiani”.

In sintesi, osserva Alfonso Cauteruccio, presidente dell’associazione Greenaccord Onlus. “Gli uomini di fede per primi sono chiamati ad adottare stili di vita sostenibili e a farsi promotori e animatori di una conversione ecologica che porti l’uomo a riconoscere l’immagine di Dio nei fratelli ed in tutte le forme di vita che accompagnano la nostra esistenza terrena. Gesti concreti utili a combattere l’avidità e le ingiustizie sociali che sono alla base della questione ambientale”.

Padre Renato Gaglianone

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