Chiesa e società civile
Circa un anno fa, il 26 ottobre 2009, scrivevo: In questi ultimi tempi, molti si chiedono perché la Chiesa cattolica oggi si interessi così intensamente dei problemi dell’ economia, della giustizia sociale, della bioetica e della politica, e non si limiti, invece, come forse sembrava fare nei secoli scorsi, ad alimentare la vita religiosa e spirituale della gente. E’ un pensiero questo che certamente si sarà affacciato alla mente di molti, credenti e non credenti, in occasione della presentazione della 46ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani sul tema “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese” che si terrà a Reggio Calabria (14-17 ottobre 2010). Il comunicato stampa del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei Cattolici italiani, di cui fa parte anche Franco Pasquali quale Coordinatore di Reteinopera, ricorda: “Il tema della 46ª Settimana Sociale può sembrare atipico rispetto a quelli delle ultime Settimane Sociali, ma è scaturito quasi naturalmente dall’esperienza della 45ª Settimana, quella del centenario dedicata a Il Bene comune oggi. Un impegno che viene da lontano – spiega il Vescovo Arrigo Miglio -. Tale tema ha suscitato interesse e si è rivelato più che mai attuale e urgente, ma ha bisogno di essere declinato in rapporto ad alcuni problemi concreti del Paese. Di qui è nata l’idea di lavorare per proporre un’agenda di speranza, da compilare non a tavolino ma compiendo un’opera di riflessione che permetta di coinvolgere, da subito, molti di coloro che si stanno impegnando seriamente per il bene comune del Paese e per trovare le vie concrete per conseguirlo”. San Paolo scrivendo a Timoteo gli ricorda, e ricorda a noi tutti che: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina”. L’impegno sociale della Chiesa deriva, quindi, immediatamente dalla fedeltà al Vangelo e dall’accoglienza di quella Parola di Dio che risuona lungo la storia. Ciò che la Chiesa proclama scaturisce, primariamente dalla lettura della storia umana, analizzata alla luce del Vangelo e valutata con i criteri che lungo la sua storia bimillenaria sono stati lentamente individuati. E il Card. Bagnasco all’Ultimo Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana ricordava che: “l’Italia, nel suo complesso, ha bisogno di riscoprire la bellezza del bene comune perseguito nell’azione politica come nella vita quotidiana dei cittadini. Ha bisogno di una leva di italiani, e di cattolici, che senza presunzioni aderiscono al discrimine del bene comune, danno lucentezza alla sua plausibilità, così che aiuti ad individuare le soluzioni che meritano di essere perseguite. Alla luce di questo ideale, e nella data «realtà storica i cristiani, agendo come singoli cittadini, o in forma associata, costituiscono una forza benefica e pacifica di cambiamento profondo, favorendo lo sviluppo delle potenzialità interne alla realtà stessa”. L’agenda che dovrà scaturire dai lavori dell’Assise di Reggio Calabria presenterà dei problemi e non avrà la pretesa di trovare tutte le soluzioni, soprattutto quelle politiche. Si vorrà invece, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, incoraggiare e offrire un contributo perché, come scrive Benedetto XVI nella Deus caritas est «le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili”. Sarà un momento di Chiesa, una Chiesa non chiusa in se stessa ma consapevole di non poter restare a guardare perché si sente interpellata dalla nostra Italia che, come ricordava un anno fa il Presidente Cei “Questa Italia, nostra patria, chiede a tutti e a ciascuno un supplemento di amore, un amore fiducioso anche nel coinvolgimento degli altri, un amore capace – nel discernimento sapiente – di inglobare pure le ragioni diverse dalle proprie, rinunciando innanzitutto alla polemica pur di raggiungere un consenso sulla verità più generale.” “Testimoniare una tendenza aggregativa in un’Italia che si frantuma, dimostrare una franchezza argomentativa diversa dai soliti dibattiti, andare vicino ai problemi usando lo ‘zoom’ senza sfumare”: sono queste le tre sfide che intende affrontare la 46ma Settimana sociale dei cattolici italiani” ha ricordato Diotallevi, vice presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, che continua: “Alla radice dell’agenda di priorità indicate dal Documento preparatorio, secondo Diotallevi “c’è una società plurale nella quale un grande numero di soggetti è disponibile ad impegnarsi per generare processi di crescita”. E alla domanda “qual è il ruolo dei cattolici nel nostro Paese?”, la risposta più immediata è “tentare insieme di promuovere il bene comune”. A Reggio Calabria sono attese “provenienti da 184 diocesi italiane, 1200 persone tra cui 300 giovani, 177 responsabili di associazioni (tra cui la Coldiretti) e movimenti laicali, 66 vescovi, 204 sacerdoti, 29 tra religiosi e religiose e 9 diaconi”. “La scelta di Reggio Calabria come sede dell’incontro – ha aggiunto Miglio – non è stata casuale”. Le Settimane sociali vi erano già state ospitate nel 1960 con un tema che presenta ancora profili di attualità: “Le migrazioni interne ed internazionali nel mondo contemporaneo”. Certamente nel lavoro di discernimento per gli oltre 1200 partecipanti giocherà un ruolo importante il pensiero di Benedetto XVI sintetizzato al n.7 della Caritas in veritate: “non vi è dubbio che compito essenziale della politica è la giustizia, e quindi la promozione del bene comune, ossia del bene di quel ‘noi tutti’, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale”. Dunque, un bene non impersonale né qualunquistico, ma rivolto a persone concrete: «È prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall’altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende la forma di polis, di città. Servire gli altri secondo questa “via istituzionale – possiamo anche dire politica – della carità» non è meno qualificato e incisivo «di quanto lo sia la carità che incontra il prossimo direttamente, fuori dalle mediazioni istituzionali della polis”. Padre Renato Gaglianone |
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