E’ ora di “liberare” i Sud del mondo
E’ indubbio che la crisi economica incide sulla vita di milioni di persone dei Paesi del sud del mondo, ma anche dei Paesi ricchi. Questa constatazione ha guidato i lavori di un convegno che la Focsiv, Volontari nel mondo, ha organizzato a Roma presso la Pontificia Università Angelicum con il significativo titolo: “Aiuti e crisi economica mondiale: modello di sviluppo o sviluppo del modello?” Dai vari interessanti interventi riporto alcuni passaggi del Card. Martino presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Ha detto: L’attuale crisi finanziaria ed economica non è frutto di “un incepparsi temporaneo di alcuni meccanismi tecnici, superabile con la messa a punto di strumenti più adeguati”, ma conseguenza del fatto che “coloro i quali dovevano far funzionare questi meccanismi operavano al di fuori di ogni cornice etica”. Secondo il presule sono queste le ragioni della crisi che ormai da mesi ha messo in ginocchio le economie globali. “L’economia ha esplicitamente bisogno dell’etica – ha spiegato Martino – perché entrambe trovano il loro fondamento e la loro ragion d’essere nell’uomo, entrambe sono tese, secondo prospettive diverse, a comprenderlo in tutta la sua piena dignità. Non si tratta pertanto di istituire un semplice raccordo teorico, accademico, tra le due discipline. Si tratta di riscoprire, invece, come solo nella considerazione previa delle domande e degli stimoli che l’etica sottopone di continuo all’economia (perché produrre? Quale determinata immagine dell’uomo sta dietro quel determinato modello di sviluppo? Cosa serve la finanza?.), l’economia stessa possa riuscire a non smarrire il suo fondamento”. Ecco allora perché, ha suggerito il Cardinale, facendo eco all’insistenza con cui il Benedetto XVI arricchisce le sue riflessioni sulla crisi, “dobbiamo superare la crisi che stiamo vivendo con una rinnovata speranza” consapevoli che “concedere mutui-casa sapendo della probabile insolvibilità dei contraenti, vendere questi mutui-casa dentro prodotti finanziari che passano di mano in mano per motivi speculativi, impacchettare questi prodotti finanziari dentro fondi di investimento collocati in borsa senza far trasparire la loro tossicità” significa “strumentalizzare la speranza”, volerla in qualche modo “dominare e sfruttare”, speculare su di essa. “Il lavoro visto come vocazione, il credito visto come espressione di fiducia e il finanziamento per rendere possibile una vocazione”, questo, invece, ha dichiarato Martino apre “il nostro cuore alla speranza”. Padre Renato Gaglianone |
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