I nonni… una ricchezza
Se la famiglia è un grande dono per l’umanità, i nonni sono un grande dono per le famiglie; essi recano in sé e nella loro esperienza una forza rassicurante ed offrono un sostegno morale sicuro; grazie alla loro saggezza sono in grado di imprimere serenità e di trasmettere valori perenni alle giovani generazioni. Ma, la vita di molti anziani è caratterizzata anche dalla solitudine. La solitudine, entro certi limiti, è benefica: facilita la riflessione, concede ampi spazi alla libertà e alla creatività, consente la distensione dello spirito. Oltre una certa misura, essa è invece causa di sofferenza, di impoverimento spirituale, di regressione psicofisica. Ma si può anche rilevare che frequentemente anche i Bambini vivono l’esperienza della solitudine. I Bambini, come gli anziani, tentano di uscirne a volte in modi maldestri e/o senza successo, si sentono incompresi e trascurati da chi è nella seconda età (genitori, educatori ecc.), fanno largo uso del televisore, però cercano persone disposte ad ascoltarli, ad accoglierli cordialmente, a valorizzarli in ciò che hanno di specifico. Come queste due solitudini possono essere luogo di crescita e di arricchimento reciproco? Prendiamo alcuni dati Istat per collocare il fenomeno “nonni” per aiutare a capire e riflettere. "Chi sono" i nonni d’Italia? Quale è il loro ruolo all’interno della famiglia? Quali relazioni intrattengono con i nipoti – bambini, ma anche adolescenti e giovani? Un secolo fa la durata della vita media rendeva difficile che una persona potesse veder nascere tutti i suoi nipoti e li vedesse crescere; le condizioni odierne rendono radicalmente nuovo il rapporto tra le generazioni e permettono agli anziani di intrattenere rapporti prolungati con i loro nipoti. Uno slogan efficace sintetizza il confronto fra i due periodi storici: nel primo Novecento vi era un nonno (o una nonna) per quattro nipotini, oggi un bambino spesso ha quattro nonni. Del resto, le aumentate necessità di cura dei bambini in una società complessa fanno sì che i nonni (e in particolare le nonne) si trovino spesso a svolgere un ruolo importante nella vita quotidiana dell’infanzia. Nel 2008 in Italia sono 6 milioni e 83mila i bambini tra 0 e 13 anni che vengono abitualmente affidati ad un adulto quando non sono con i genitori o a scuola, pari al 77,9% del totale. Il ricorso a figure di supporto nella cura dei bambini è tanto più evidente quanto minore è l’età: il 77,5% dei bambini fino a 2 anni è abitualmente accudito da qualche adulto, mentre tale percentuale scende al 68,8% per i bambini di 11-13 anni. Al primo posto tra coloro che si prendono cura dei più piccoli ci sono i nonni, conviventi e non: quando non sono con i genitori o a scuola, infatti, il 64,4% dei bambini fino a 13 anni è affidato ai nonni, l’11,4% ad altri parenti, conviventi e non, e il 4,5% a persone retribuite (tale percentuale però sale all’8,3% se la donna lavora e al 22,2% se è dirigente, imprenditrice o libera professionista). Soprattutto se i bambini sono piccoli il sostegno dei nonni si rivela importante: il 67,8% dei bambini fino a 2 anni e il 70,5% di quelli tra 3 e 5 anni sono abitualmente affidati ai nonni. I nonni sono circa 11 milioni e 500 mila, pari al 33,3% degli individui di 35 anni e più. Rispetto al 1998, tale quota è sostanzialmente immutata. Le donne sono più degli uomini (il 37,5% contro il 28,4%), sia perché sono mediamente più giovani dei loro partner e, quindi, diventano nonne prima di loro, sia per effetto della maggiore sopravvivenza femminile. La metà dei nonni ha 1 o 2 nipoti, mentre solo un quarto ha 5 nipoti o più. Inoltre, i nonni del Nord e quelli residenti a Sud hanno un numero di nipoti diverso. La maggioranza dei nonni del Sud ha 4 nipoti o più, mentre la maggioranza dei nonni del Centro-nord ne ha 1 o al più 2 (Fonte Istat). Dall’aridità dei numeri passiamo a delineare brevemente come l’incontro anziano/bambino può risultare una ricchezza per la Comunità nel suo insieme. Non raramente l’intervento dei nonni viene richiesto nell’ambito dei bisogni materiali e raramente si considera e si apprezza il contributo che i nonni possono dare allo sviluppo armonico e integrale dei piccoli. Il bambino e l’anziano possono, invece, completarsi sotto molteplici aspetti: il primo offre l’ingenuità, la grazia, la freschezza, la curiosità, la fiducia, la gioia, lo slancio vitale, il desiderio di giocare, di parlare, di sapere, di esplorare; il secondo è pronto a mettere a disposizione dell’infanzia la lunga esperienza diretta, un certo patrimonio culturale, la pazienza, la calma, l’affetto, il bisogno e la capacità di essere ancora utile a qualcuno e per qualcosa. I nonni parlano volentieri ai nipotini della propria storia, della vita dei loro giovani genitori, delle vicende trascorse del paese o della città, delle tradizioni; è molto importante questo per ben “radicare” le future generazioni e fondarle su un sistema di valori che permetterà loro di essere protagonisti della loro storia. I nonni, inoltre, avendo esperienza educativa e tanta pazienza, possono almeno in parte colmare le lacune dell’impegno genitoriale e correggerne le deviazioni. Non si tratta di conquistare l’affetto del nipotino mediante la scorciatoia dell’indulgenza e della debolezza, ma di fargli compiere “l’esperienza del limite”, di avviarlo all’autonomia rettamente intesa, di aiutarlo a distinguere il bene dal male e a comportarsi di conseguenza. E, essendo gli anziani, disponibili a raccontare più e più volte le fiabe udite nella fanciullezza, a insegnare filastrocche e canzoncine, si riscopre il valore pedagogico della narrazione che abilita all’osservazione, alla contemplazione realizzando così un importantissimo anello di continuità intergenerazionale. Padre Renato Gaglianone |
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