il Punto Coldiretti

Il 2010, anno della Biodiversità

L’Anno internazionale per la biodiversità, è un invito a riflettere sulle cause del declino dell’ambiente e di come intervenire per fermarlo. Riconoscere che la biodiversità è vita: la vita di tutti noi. Agire ora prima che sia troppo tardi.

Questi i concetti espressi nel Messaggio del Segretario Generale dell’Onu per un 2010 focalizzato alla riflessione in vista di una nuova visione, per promuovere la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità e per una più equa ripartizione dei suoi benefici. Questo dovrebbe anche, negli auspici delle Nazioni Unite, portare a riconoscere i legami stretti che uniscono il  nostro capitale naturale e gli obiettivi di sviluppo. Da qui il titolo: "La biodiversità per lo sviluppo e la lotta alla povertà”.

L’intervento dell’Unesco  "Per una cultura della biodiversità",  in occasione della Giornata della Biodiversità promossa con la collaborazione delle principali organizzazioni che aderiscono al Decennio Onu per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (Fao/Erp – Education for Rural People Partnership, Federparchi, Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale, Legambiente, Wwf, Società Geografica Italiana, tra gli altri), vuole richiamare l’urgenza di arrestare la perdita di biodiversità “facendo leva in primo luogo sul mondo dell’educazione e della cultura, chiamato a orientare le scelte professionali come quelle politiche, quelle imprenditoriali come quelle più semplice e quotidiane dei cittadini, e a diventare così un alleato indispensabile nella costruzione di società più lungimiranti e armoniose, rispettose delle diversità tutte, siano esse biologiche o culturali”.

Le specie e gli habitat del pianeta, e dei beni e servizi offerti sono il fondamento del nostro patrimonio,della nostra salute e del benessere. Tuttavia, nonostante i ripetuti impegni assunti a livello mondiale per proteggere questa importante eredità, la varietà delle molteplici manifestazioni della vita sulla Terra sta diminuendo ad un ritmo senza precedenti. La perdita della biodiversità si sta sempre più avvicinando al punto critico oltre il quale non continuerà ad esercitare le sue funzioni vitali.

Un’accelerazione sulla strada di questo declino lo stanno dando le varie “catastrofi” naturali provocate dal modo, spesso criminale, con cui vengono sfruttate queste stesse ricchezze naturali, quando la rincorsa del profitto non esita a sacrificare ambienti e relative economie di intere comunità ad essi collegati. Ultima in ordine di tempo quella sotto i nostri occhi del Golfo del Messico.

Le comunità di tutto il mondo soffriranno le conseguenze negative di questa catastrofe, ma coloro che ne soffriranno di più sono le persone più povere e nei paesi più vulnerabili. Il 70% dei poveri del mondo vive nelle aree rurali e per i mezzi di sussistenza e per il reddito quotidiano dipendono direttamente sulla biodiversità.

Un discorso di più ampio respiro viene dalla Santa Sede per bocca di Mons.Renato Volante, osservatore permanente presso la Fao, il quale è intervenuto a Luanda (Angola) lo scorso 5 maggio: “Sull’insicurezza alimentare grava inoltre il peso di politiche particolarmente sfavorevoli provocate anche dal mancato progresso dei negoziati multilaterali sul commercio dei prodotti agricoli. Un fattore rilevante per quei Paesi dove la garanzia della nutrizione è condizionata dall’importazione di alimenti o con un’economia dipendente quasi esclusivamente dall’esportazione di prodotti tipici. Si tratta di situazioni certamente lontane da quei parametri che la Fao considera indispensabili per poter conseguire il traguardo della sicurezza alimentare e la cui carenza determina la vulnerabilità di persone, comunità e interi Paesi non solo nelle prospettive sul lungo periodo, ma anche sul futuro immediato. È ormai chiaro, infatti, che la mancanza di una nutrizione adeguata non solo impedisce il pieno sviluppo della personalità di donne e uomini, ma costituisce una evidente negazione dei loro diritti a cominciare da quello fondamentale alla vita che nel cibo ha una sua componente indispensabile”.

Concetti questi espressi anche dal Papa nell’ultimo messaggio per la giornata per la pace chiamando in causa il ruolo dell’uomo: “custode e amministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve certo abusare, ma da cui non può nemmeno abdicare” (Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2010).

L’Italia ha annunciato un contributo di 1,2 milioni di euro per compensare parte dei contadini più poveri del mondo per il loro lavoro per la conservazione e la diffusione di varietà di colture in grado di garantire la sicurezza alimentare mondiale nel corso dei prossimi decenni.
Non si può dimenticare che con questa operazione, l’Italia investe anche su se stessa se è vero che: “Il Mediterraneo è ancora una delle zone più ricche di patrimonio genetico del mondo, e in Italia, dove anche i tipo di carciofi che vengono acquistati sul mercato possono variare da una regione all’altra, difende con forza questa ricchezza”.

“La diversità genetiche vegetali è fondamentale per affrontare le sfide globali di insicurezza alimentare ei cambiamenti climatici. Il supporto di Italia promuoverà una sostenibile e diversificata base di cibo per i piccoli agricoltori nei paesi in via sviluppo”, ha dichiarato Shivaji Pandey, capo della Divisione Produzione e Protezione della Fao. 

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