Impegni sulla fame, possiamo fidarci?
In occasione del prossimo G8, una buona fetta della società civile italiana, coordinata dalla Focsiv e da Retinopera, ha presentato al Presidente del Consiglio (Presidente di turno) e ad alcuni ministri un documento dal titolo: “Per un’agenda di speranza”. In tale documento si è ricordato ai “grandi” della terra che: “Il consesso dei rappresentanti dei paesi maggiormente industrializzati non può limitarsi a politiche difensive, ma rendersi conto che la maggior minaccia alla pace e alla sicurezza viene oggi dall’accentuarsi del divario economico fra i popoli e che è quindi urgente operare per una equità di accesso alle risorse naturali, economiche e tecnologiche”. Il documento analizza e sintetizza le criticità con cui confrontarsi. Ne citiamo alcune. – le condizioni dei poveri peggiorano a causa dalle crisi alimentare, climatica, finanziaria ed economica. I pochi progressi compiuti verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, tra cui i 150 milioni di persone uscite dalla soglia di povertà, rischiano di essere totalmente annullati dagli effetti di queste crisi, in particolare sulle economie vulnerabili e le popolazioni dei Paesi più poveri. – Sbaglia chi pensa che i Paesi poveri, sino ad oggi ai margini dei mercati finanziari globali, siano meno colpiti dalle crisi. Le minori rimesse, le più scarse risorse destinate all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo e alla cooperazione internazionale, la battuta di arresto degli investimenti diretti esteri e delle esportazioni, la svalutazione di molte monete, sono tutti indicatori di una crisi che principalmente colpisce le loro già fragili economie. – Oggi, un miliardo di persone soffre la fame; dagli anni ’80 il numero dei migranti a causa dei mutamenti climatici è passato da una media di 121 milioni di persone a 243 milioni all’anno; nei prossimi cinquanta anni, come stimato da osservatori e Agenzie delle Nazioni Unite, da 250 milioni ad un miliardo di persone potrebbero essere costrette a migrare a causa dei cambiamenti climatici – È ormai chiaro il forte legame tra povertà, cambiamenti climatici, immigrazione, guerra per l’accaparramento delle risorse. – La crisi economica sommata alle crisi climatica, finanziaria ed alimentare impone misure urgenti per una revisione del nostro modello di sviluppo. Mai come in questo momento è urgente agire, perché ogni ritardo aggrava una situazione già in declino. Sia il presidente del Consiglio che i vari ministri incontrati hanno riconosciuto che il ritorno all’etica, alla centralità della persona e del bene comune e il dialogo con la società civile devono essere i punti fermi per rigenerare l’economia e tentare di dare risposte agli interrogativi che nascono dalle criticità sopra esposte. Il problema nasce dal credito che si può accordare a queste dichiarazioni di principio. Seguiranno alle dichiarazioni fatti concreti? Le esperienze passate non inducono a molte illusioni. Non è che “passato il santo è passata la festa!” Ma, comunque, la speranza non può allontanarsi da noi. Lo dobbiamo almeno a quel miliardo di persone che soffre la fame e a tutte quelle popolazioni che costituiranno l’enorme flusso migratorio che si verificherà a causa dei cambiamenti climatici. Padre Renato Gaglianone |
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