Lo sviluppo nella Caritas in veritate
Indubbiamente l’idea di sviluppo presente nella populorum progresso di Paolo VI rimane il punto di partenza del pensiero della Caritas in veritate, ma la condizione storica che stiamo vivendo induce ad andare oltre. Bene esplica questo salto di qualità Mons. Fisichella quando dice: “A differenza degli anni Settanta in cui lo sviluppo era identificato preferibilmente come «L’obiettivo per far uscire i popoli anzitutto dalla fame, dalla miseria, dalle malattie endemiche e dall’analfabetismo» (n. 21), il termine assume oggi nelle pagine di Benedetto XVI una connotazione più ampia. Esso si pone come l’obiettivo per verificare la totalità della persona nel suo armonioso sviluppo della conoscenza di sé, delle relazioni interpersonali, sociali e del mondo che lo circonda e all’interno del quale è inserito; in una parola, «l’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo» (n. 28). Per usare un’espressione sintomatica dell’enciclica, si potrebbe dire: «Il libro della natura è uno e indivisibile» (n. 51); ciò significa che non solo di essere mantenuto integro nella sua totalità, ma soprattutto che nel momento in cui lo si sfoglia, non si saltino le pagine per non correre il rischio di non comprendere lo sviluppo logico impresso nella natura stessa. Ricorda il Papa quanto sia necessario per l’uomo sentirsi profondamente legato al libro della natura senza cadere in una sorta di schizofrenia facilmente verificabile in diverse situazioni del mondo contemporaneo.” (Cfr. Rino Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense, Discorso del 22 luglio, in occasione dell’incontro dal titolo “Caritas in veritate, un’Enciclica per concepire il futuro” organizzato a Roma, presso la Sala San Pio X, dai Padri Concezionisti, attraverso Elea e l’IDI. in L’Osservatore Romano – Edizione quotidiana – del 24 luglio 2009). Per dare corpo ai concetti il Papa non esita ad evidenziare le contraddizioni di alcuni movimenti culturali e di atti legislativi volti a salvaguardare l’ambiente, il creato o le diverse tipologie di animali più o meno in via di estinzione. Ma, quello che colpisce è che gli esponenti di queste organizzazioni, mentre da una parte difendono l’ecologia ambientale, dall’altra dimenticano la vita umana e la sua salvaguardia. Paradossalmente, la loro posizione contraddice le tesi che sostengono in quanto a esse sacrificano la vita dell’uomo. Nell’enciclica: «Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e con esso quello di ecologia ambientale. È una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell’ambiente naturale, quando l’educazione e le leggi non lo aiutano a rispettare se stesse» (n. 51). E’ necessario trovare un giusto equilibrio tra natura e uomo, è opportuno che non si esalti l’uno umiliando l’altro, cadendo in forme di neopaganesimo. Da qui quanto afferma il Papa al n. 78 che lo sviluppo genuino e coerente che la nostra società è chiamata a perseguire è quello di un umanesimo integrale. Continua Mons. Fisichella richiamando il n. 6 del documento: “solo nella misura in cui la persona conosce se stessa e si mantiene in quella sfera di tensione costante verso la verità, allora può garantire che nella società e nelle diverse forme in cui essa si articola si possa concretamente realizzare uno sviluppo coerente, non traumatico per la mancanza di regole e soprattutto fondato su principi etici che garantiscono il rispetto verso tutti e l’applicazione della giustizia come «prima via della carità»”. Qui si inserisce il discorso del bene comune che induce a non relazionarsi al solo sistema economico, dimenticando che siamo a un crocevia alquanto affollato di situazioni complesse che richiedono l’apporto incondizionato di quanti sono coinvolti nel processo; ciò equivarrebbe a vivere in una miopia che non porta lontano. Tutta la quinta parte dell’enciclica ribadisce che sottolineare la centralità della persona che postula alla base una scelta etica e morale che completi il semplice prodotto economico. Si evidenzia che oltre alle inevitabili situazioni di rischio che il mercato, l’impresa e la finanza possiedono, esiste anche una serie di qualità quali l’abilità, la fantasia, l’intelligenza, la conoscenza scientifica e tecnologica che permettono di produrre reale sviluppo in quanto impegnano costantemente alla curiosità intellettuale che sa produrre nuovi e positivi «stili di vita». Al n. 71 il forte appello del Papa: «Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello del bene comune». Padre Renato Gaglianone |
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