Necessità di una infoetica (etica dell’informazione)
Dopo 168 anni, domenica 10 luglio il settimanale britannico "News of the World" ha pubblicato il suo ultimo numero. Una lunga serie di sospetti di scorretta pratica del giornalismo ne ha determinato la chiusura. Un giornalismo senza scrupoli lascia sempre sul terreno vittime illustri: l’intera opinione pubblica e la stessa industria dell’informazione. Per l’opinione pubblica è un diritto l’accesso alla verità dell’informazione. L’informazione è tra i principali strumenti di partecipazione democratica. Non è pensabile alcuna partecipazione senza la conoscenza dei problemi della comunità politica, dei dati di fatto e delle varie proposte di soluzione. Il giornalismo perde di credibilità e di prestigio, imprescindibili in società libere e democratiche. “In tale situazione sono utili alcuni fondamentali criteri: la distinzione e insieme la connessione tra l’ordine legale e l’ordine morale; la fedeltà alla propria identità e, nello stesso tempo, la disponibilità al dialogo con tutti; la necessità che nel giudizio e nell’impegno sociale il cristiano si riferisca alla triplice e inscindibile fedeltà ai valori naturali, rispettando la legittima autonomia delle realtà temporali, ai valori morali, promuovendo la consapevolezza dell’intrinseca dimensione etica di ogni problema sociale e politico, ai valori soprannaturali, realizzando il suo compito nello spirito del Vangelo di Gesù Cristo”. Questo episodio conferma la necessità e l’urgenza, sottolineata dal Papa nel messaggio per la quarantaduesima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, di esigere maggiore considerazione etica nei media, che non possono sottostare solo ai dettami delle strategie economiche e politiche: “È indispensabile – afferma il Pontefice – che le comunicazioni sociali difendano gelosamente la persona e ne rispettino appieno la dignità. Più di qualcuno pensa che sia oggi necessaria, in questo ambito, un’"info-etica" così come esiste la bio-etica nel campo della medicina e della ricerca scientifica legata alla vita”. Tutta la vita sociale è espressione della sua inconfondibile protagonista: la persona umana. Di questa consapevolezza la Chiesa ha saputo più volte e in molti modi farsi interprete autorevole, riconoscendo e affermando la centralità della persona umana in ogni ambito e manifestazione della socialità. Questo trova espressione nell’affermazione che «lungi dall’essere l’oggetto e un elemento passivo della vita sociale», l’uomo «ne è invece, e deve esserne e rimanerne, il soggetto, il fondamento e il fine». Da lui pertanto ha origine la vita sociale, la quale non può rinunciare a riconoscerlo suo soggetto attivo e responsabile e a lui ogni modalità espressiva della società deve essere finalizzata. Scrive Jose Maria Gil Tamayo, sull’Osservatore Romano (11-12 luglio 2011): “S’impone nella società attuale – dove la stessa comunicazione è diventata tanto complessa, onnipresente e decisiva – un serio discernimento nel quale la dignità della persona e il bene comune siano il vero criterio di valutazione etica, sempre necessario affinché la qualità di qualsiasi prodotto comunicativo sia completa. A ciò contribuirà la formazione di un pubblico maturo, poiché la responsabilità etica non sta solo in chi fa l’informazione, cioè negli imprenditori e nei professionisti della comunicazione, ma anche nei destinatari”. Lo stesso catechismo della Chiesa cattolica sottolinea al n. 2494: «L’informazione attraverso i mass-media è al servizio del bene comune. La società ha diritto ad un’informazione fondata sulla verità, la libertà, la giustizia e la solidarietà». Lo stato di salute morale dell’intera società, sulla quale i media informano e le cui convinzioni e i cui comportamenti contribuiscono a plasmare, influenzano e orientano l’informazione. La debolezza etica di una società, alimentata dal relativismo anche morale, ha sempre conseguenze nocive in tutti gli ambiti umani; debolezza di cui la comunicazione sociale non riuscirebbe a liberarsi, ma che anzi la mancanza di un codice etico contribuisce ad aggravare, rendendone ancora più estese le conseguenze. Le serie carenze antropologiche ed etiche che determinate ideologie hanno lasciato come triste eredità alla società contemporanea si potranno superare solo con un sincero e umile ritorno alla vera realtà morale e giuridica. (cfr. Oss.Rom. 11-12 2011) In conclusione, la questione essenziale relativa all’attuale sistema informativo è se esso contribuisca a rendere la persona umana veramente migliore, cioè più matura spiritualmente, più cosciente della dignità della sua umanità, più responsabile, più aperta agli altri, in particolare verso i più bisognosi e i più deboli. |
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