il Punto Coldiretti

Nessuna magia dalla Pasqua

“Cari fratelli e sorelle! La Pasqua non opera alcuna magia. Come al di là del Mar Rosso gli ebrei trovarono il deserto, così la Chiesa, dopo la Risurrezione, trova sempre la storia con le sue gioie e le sue speranze, i suoi dolori e le sue angosce. E tuttavia, questa storia è cambiata, è segnata da un’alleanza nuova ed eterna, è realmente aperta al futuro. Per questo, salvati nella speranza, proseguiamo il nostro pellegrinaggio, portando nel cuore il canto antico e sempre nuovo: "Cantiamo al Signore: è veramente glorioso!"”.

Queste le parole conclusive del messaggio per la Pasqua rivolto domenica da Benedetto XVI ai fedeli presenti in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltavano attraverso la radio e la televisione. Un messaggio che spazia sul mondo per guardare ai mali che affliggono l’umanità non per esprimere atteggiamento di tristezza e, men che meno, rassegnazione. Nelle parole del papa un contagioso  grido di speranza: “Sì, fratelli, la Pasqua è la vera salvezza dell’umanità! Se Cristo – l’Agnello di Dio – non avesse versato il suo Sangue per noi, non avremmo alcuna speranza, il destino nostro e del mondo intero sarebbe inevitabilmente la morte. Ma la Pasqua ha invertito la tendenza: la Risurrezione di Cristo è una nuova creazione, come un innesto che può rigenerare tutta la pianta. E’ un avvenimento che ha modificato l’orientamento profondo della storia, sbilanciandola una volta per tutte dalla parte del bene, della vita, del perdono. Siamo liberi, siamo salvi! Ecco perché dall’intimo del cuore esultiamo: "Cantiamo al Signore: è veramente glorioso!".

Questo grido di speranza può, e deve, esser fatto proprio da ogni cristiano che ha operato l’"esodo" spirituale quale principio di una liberazione integrale, capace di rinnovare ogni dimensione umana, personale e sociale. Un "esodo" che, ricorda il Papa, avviene prima di tutto dentro l’uomo stesso, e consiste in una nuova nascita nello Spirito Santo, effetto del Battesimo che Cristo ci ha donato proprio nel mistero pasquale.

L’uomo vecchio lascia il posto all’uomo nuovo; la vita di prima è alle spalle, si può camminare in una vita nuova (cfr Rm 6,4). Come cristiani dobbiamo sentirci inviati in tutto il mondo a testimoniare questa salvezza, a portare a tutti il frutto della Pasqua, che consiste in una vita nuova, liberata dal peccato e restituita alla sua bellezza originaria, alla sua bontà e verità.

Il Papa sostiene che oggi l’umanità ha bisogno di un "esodo", non di aggiustamenti superficiali, ma di una conversione spirituale e morale. Ha bisogno della salvezza del Vangelo, per uscire da una crisi che è profonda e come tale richiede cambiamenti profondi, a partire dalle coscienze.

Il cambiamento delle coscienze permetterà ai popoli di compiere un "esodo" vero e definitivo dalla guerra e dalla violenza alla pace ed alla concordia. E il papa percorre le vie del mondo per indicare le situazioni in cui è necessario si operi questo “esodo”.  “nelle prove e le sofferenze dei cristiani in Iraq, in Pakistan; in Africa, in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, della Guinea e della Nigeria si ponga fine ai conflitti che continuano a provocare distruzione e sofferenze e si raggiunga quella pace e quella riconciliazione che sono garanzie di sviluppo… nei paesi Paesi Latino-americani e dei Caraibi che sperimentano una pericolosa recrudescenza dei crimini legati al narcotraffico; la diletta popolazione di Haiti, devastata dall’immane tragedia del terremoto, compia il suo "esodo" dal lutto e dalla disperazione ad una nuova speranza, sostenuta dalla solidarietà internazionale. Gli amati cittadini cileni, prostrati da un’altra grave catastrofe, ma sorretti dalla fede, affrontino con tenacia l’opera di ricostruzione”.

Benedetto XVI non manca di sollecitare i responsabili di tutte le Nazioni, affinché la “Pasqua di Cristo rechi luce e forza, perché l’attività economica e finanziaria sia finalmente impostata secondo criteri di verità, di giustizia e di aiuto fraterno. In fine l’auspicio che “la potenza salvifica della risurrezione di Cristo investa tutta l’umanità, affinché essa superi le molteplici e tragiche espressioni di una "cultura di morte" che tende a diffondersi, per edificare un futuro di amore e di verità, in cui ogni vita umana sia rispettata ed accolta”.

Padre Renato Gaglianone

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