il Punto Coldiretti

Non esiste nessuna relazione…

Per le riflessioni di questa settimana riporto alcuni passaggi di un articolo che il Prof. Leonardo Becchetti (sarà uno dei relatori al prossimo nostro convegno di settembre) ha pubblicato sull’Osservatore Romano. Si parte da una considerazione sulle sconcertanti stime della Fao che: “testimoniano che la crisi finanziaria globale non è stata uno scherzo e che nel giro di un anno ha provocato 100 milioni di malnutriti in più”.

Becchetti sottolinea come questo stato di cose si è verificato perché è naufragata quella visione ottimistica dell’economia della crescita, che prevedeva che la ricchezza, anche se prodotta dalle classi medie o medio-alte, prima o poi sgocciola a valle beneficiando anche i più poveri. “Lo sgocciolamento, in realtà, non ha mai funzionato veramente bene se l’umanità non è riuscita ad erodere quello zoccolo duro di circa un miliardo di poverissimi sotto la soglia simbolica del dollaro al giorno”. 

Per uscire dalla crisi, sostiene ancora l’economista,  è necessario lavorare “contemporaneamente su più livelli (istruzione, corruzione,  digital divide, infrastrutture)”. E’ necessario poi, precisare con fermezza a fronte di tutti coloro nei quali la crisi suscita riflessi neo-malthusiani, è che non esiste nessuna relazione tra questa crisi alimentare nei Paesi poveri e la crescita della popolazione mondiale.

Questa crisi non è affatto legata a problemi di scarsità, ma piuttosto a problemi di opulenza, gestita malissimo. Per capire perché la produzione è distribuita così male bisogna avere la pazienza di guardare non alle prospettive macro, ma all’evidenza microeconomica e a ciò che avviene all’interno delle filiere. Non credo sia una forzatura affermare che la posizione, la strategia e le azioni della Coldiretti rientrano nella visione che ha il Becchetti per dare uno sbocco alla crisi a partire dall’oltre un miliardo di poveri.

Egli sostiene che: “La strategia macro dei grandi interventi non riesce spesso a toccare gli aspetti fondamentali. I grandi flussi di aiuti finiscono spesso preda di appetiti predatori alimentando circuiti di corruzione. La strategia micro invece interviene chirurgicamente sulle questioni fondamentali. L’esempio delle filiere equosolidali è infatti quello di creare alternative per lo sbocco dei prodotti, rinforzare la capacità associativa dei produttori e la loro conoscenza dei mercati, promuovere l’innovazione tecnologica e fornire servizi”.

Padre Renato Gaglianone

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