il Punto Coldiretti

Oltre Cernobbio, una risposta alla domanda di cibo

La riaffermazione con forza della scelta della “filiera agricola tutta italiana” non ha impedito ai partecipanti al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato dalla Coldiretti di cogliere l’opportunità che il perseguire questo progetto non solo mette al centro l’agricoltura  nell’evoluzione culturale ed economica dell’Italia, ma costituisce una formidabile risposta alla domanda di cibo che viene da oltre un miliardo della popolazione mondiale.

Nel n. 41 dell’ultima enciclica di Benedetto XVI si possono trovare conferme alla filosofia che sottostà all’iniziativa della Coldiretti. Troviamo infatti che: “l’imprenditorialità va intesa in modo articolato. Ciò risulta da una serie di motivazioni metaeconomiche. L’imprenditorialità, prima di avere un significato professionale, ne ha uno umano. Essa è inscritta in ogni lavoro, visto come «actus personae», per cui è bene che a ogni lavoratore sia offerta la possibilità di dare il proprio apporto in modo che egli stesso « sappia di lavorare “in proprio” ». Non a caso Paolo VI insegnava che « ogni lavoratore è un creatore ».

Al fine di realizzare un’economia che nel prossimo futuro sappia porsi al servizio del bene comune nazionale e mondiale, è opportuno tenere conto di questo significato esteso di imprenditorialità. Questa concezione più ampia favorisce lo scambio e la formazione reciproca delle economie avanzate a quello dei Paesi in via di sviluppo. Un tale percorso virtuale si presta a identificare modalità nuove per rispondere alle sfide che provengono sia dalla nostra società del benessere che dai paesi in via di sviluppo.

Del resto come rimanere indifferenti ai drammatici dati che provengono dalla lettura dell’ultimo rapporto Fao. Da questo rapporto emergono dati agghiaccianti. La forte recrudescenza della fame, causata dalla crisi economica mondiale, ha interessato principalmente le popolazioni povere dei paesi in via di sviluppo, evidenziando la fragilità del sistema alimentare mondiale e la necessità di una sua urgente riforma.

Gli effetti combinati della crisi economica e della crisi alimentare hanno fatto aumentare il numero delle persone che soffrono la fame a livelli storici: più di 1 miliardo.  La quasi totalità di queste persone vive nei paesi in via di sviluppo.  In Asia e nel Pacifico si stima siano 642 milioni; nell’Africa sub-sahariana 265 milioni; in America Latina e Caraibi 53 milioni; nel Vicino Oriente e Nord Africa 42 milioni; e nei paesi sviluppati 15 milioni. 

L’aumento del numero delle persone che soffrono la fame sia durante periodi di prezzi bassi e di prosperità economica sia in periodi di prezzi alti e di recessione economica mostra, secondo la FAO, l’estrema debolezza del sistema mondiale di governance della sicurezza alimentare.
 


“I leader mondiali hanno reagito con determinazione alla crisi economica e finanziaria e sono stati in grado di mobilitare miliardi di dollari in un lasso di tempo molto breve.  La stessa azione decisa è adesso necessaria per combattere fame e povertà”, ha affermato il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf. 

“L’aumento del numero delle persone che soffrono la fame è intollerabile.  Abbiamo i mezzi tecnici ed economici per far scomparire la fame dal pianeta, quello che manca è una più forte volontà politica per sradicarla per sempre. È essenziale investire nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo, non solo per sconfiggere fame e povertà, ma anche per assicurare una generalizzata crescita economica, e dunque pace e stabilità nel mondo”.



E’ quanto ha ribadito anche il Papa nel suo intervento alla giornata mondiale per l’alimentazione lo scorso 16 ottobre. Richiamando il n. 27 dell’enciclica Caritas in Veritas: “L’accesso al cibo, più che un bisogno elementare, è un diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Potrà diventare una realtà e una sicurezza, se sarà garantito un adeguato sviluppo in tutte le diverse regioni.

In particolare, il dramma della fame potrà essere superato solo "eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioè di utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello locale".

Padre Renato Gaglianone

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