il Punto Coldiretti

Oltre i referendum

Con queste brevi note ci inseriamo nel dibattito in atto nella società civile. Un dibattito vivo anche se oscurato, in parte, dalla competizione politica in atto. Un dibattito alimentato dalle tematiche oggetto dei referendum del prossimo giugno. Ci inseriamo a partire da quelli che sono i nostri punti fermi e irrinunciabili senza cadere in facili, e impercorribili, ideologismi.

Si parte dal richiedere nuove concezioni e nuovi orientamenti di ordinamento della società. A noi spetta il compito di difendere i principi sociali, naturali e morali di una società libera, democratica e sostenibile inserita nella comunità internazionale, e di introdurre la potenza liberatrice della fede cristiana nel dialogo sociale e politico.

Per trovare delle soluzioni alle sfide evocate dai quesiti referendari, il principio della sostenibilità può servire come guida, combinando le tre dimensioni della responsabilità ecologica, della lotta planetaria contro la povertà, dell’efficienza economica nello sviluppo sociale. La sostenibilità offre una cornice al pensiero e all’azione di ispirazione cristiana.

Indubbiamente, l’efficienza tecnologica può offrire un immenso contributo. Va accolta con favore, ma sarebbe illusorio basarsi esclusivamente sulle soluzioni tecnologiche. Sta diventando sempre più evidente che le possibili soluzioni delle maggiori problematiche ecologiche, come quelle concernenti l’energia, l’acqua o la mobilità, esigono nuove scelte nel nostro stile di vita.

In ultima analisi, tutti i singoli membri della società debbono organizzare il proprio stile di vita personale secondo modalità che risultino compatibili con i requisiti della sostenibilità. In assenza di un cambiamento nella mente e nel cuore, le soluzioni tecnologiche o i negoziati politici per proteggere il clima e assicurare sufficienza energetica non raggiungeranno gli obiettivi prefissati.

Il termine “stile di vita” non si riferisce soltanto alla sfera personale di ogni cristiano; include gli stili di vita delle comunità cristiane. L’epoca delle semplici dichiarazioni “a favore della creazione” è passata. Si deve cominciare a lavorare su progetti specifici e proporre stili di vita alternativi. I singoli cristiani e le comunità debbono dare testimonianza della propria fede attraverso uno stile di vita coerente che rispetti la creazione.

L’allontanamento dal consumismo non può aver luogo passando semplicemente alla “cultura ecologica”. La transizione coinvolge valori, abitudini e relazioni personali. Sono in gioco le questioni di fede. Un cambiamento negli stili di vita sarà credibile soltanto se sostenuto dall’esperienza interiore di “gioia e gratificazione”.

Il rispetto per la creazione, nella sua grande varietà, costituisce il fondamento per una migliore qualità della vita. Una cultura della vita, un elemento essenziale di un’autentica spiritualità cristiana, che attinge alle abbondanti risorse della tradizione della spiritualità cristiana, può liberare dagli inganni del consumismo.

In concreto sipossono suggerire le seguenti priorità: Il Tempo della Creazione: Celebrare il mistero della presenza di Dio nel creato, unirsi nella lode comune e condividere le ricchezze delle varie tradizioni spirituali e liturgiche presenti nel mondo significa attingere a una sorgente che costituisce il centro di un nuovo orientamento nel nostro rapporto con la natura. (In questa prospettiva si muovono le prossime nostre iniziative. La prima nell’ambito del Congresso eucaristico nazionale con il Convegno dal titolo “Eucarestia terra e cibo”; la seconda con la celebrazione della “giornata del creato” a Castelgandolfo.)

Acqua – fonte di vita. La scarsità idrica rappresenta una preoccupazione crescente. Milioni di persone non hanno accesso ad acqua sicura. Persino in Europa, storicamente un continente privilegiato, sempre più regioni sono colpite dalla carenza d’acqua. Poiché l’acqua costituisce il parametro della nostra condizione di vita sul pianeta, deve essere utilizzata con cura e con senso di responsabilità comune. L’acqua è un bene comune; non deve essere trasformata in un bene commerciabile. (A questo proposito mi permetto di suggerire di rispolverare gli atti di un nostro Convegno sull’acqua. Vedi in proposito il CDR “Oro (!?) Blu”)

Stili di vita sostenibili a livello personale e sociale. Uno stile di vita sostenibile costituisce un’importante testimonianza nei confronti della fede e dei valori cristiani nel nostro tempo. Vogliamo qui ribadire alcune aree d’azione. A livello individuale: risparmio energetico, consumo di prodotti alimentari regionali e stagionali, mobilità sostenibile. A livello ecclesiale e parrocchiale: ecogestione e linee-guida ecologiche per l’edilizia, l’agricoltura e gli investimenti, l’educazione ambientale. Nella sfera pubblica: alleanze climatiche a livello nazionale e internazionale, difesa del diritto all’acqua e alla sovranità alimentare, nuovi modelli di un sano benessere ecologico e di economia globale, ecc.

Padre Renato Gaglianone

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