il Punto Coldiretti

Oltre la cronaca per “guadagnare in serenità”

In questi ultimi tempi, molti si chiedono perché la Chiesa cattolica oggi si interessi così intensamente dei problemi dell’ economia, della giustizia sociale, della bioetica e della politica, e non si limiti, invece, come forse sembrava fare nei secoli scorsi, ad alimentare la vita religiosa e spirituale della gente.

Molti si stanno anche interrogando sul perché la Chiesa non si accontenti di proporre principi di dottrina morale, ma si impegni pure a suscitare o a favorire movimenti di impegno sociale con deleterie conseguenze per gli assetti sociali con-solidati. Non mancano anche interventi autorevoli presso le somme autorità ecclesiali affinchè frenassero certi movimenti per la giustizia, sorti in particolare nelle Chiese del Sud del mondo. Più volte, anche in Italia da parte dei laici è stata espressa meraviglia e indignazione per la fre¬quente intrusione da parte del magistero ecclesiale in argo¬menti "profani".

Per il cristiano il vero tempio di Dio è la terra, in cui la vita si radica con fatica e, con tenacia, è riuscita ad assumere forme molteplici e complesse. Tempio di Dio è l’umanità intera e ogni singola persona, nella quale Dio sta cercando di costruire una sua immagine definitiva. In questo spazio sacro i mercanti stanno proponendo commerci empi e tentando patteggia¬menti ingiusti. Questa è la ragione per cui la Chiesa eleva la sua protesta. Fa risuonare il grido degli oppressi e richiama tutti gli uomini alla propria responsabilità.

Non si può negare che questa azione si possa prestare a equivoci e ad abusi. Ma le sue ragioni sono essenziali per la missione della Chiesa ed essa non ne può prescindere, se vuole restare fedele al suo Maestro e al Regno di Dio che, “tenendo fisso lo sguardo su Gesù (Eb. 12,2) intende annunciare e testimoniare. L’impegno sociale della Chiesa  deriva immediatamente dalla fedeltà al Vangelo e dall’accoglienza di quella Parola di Dio che risuona lungo la storia. Ciò che la Chiesa proclama scaturisce dalla lettura della storia umana, analizzata alla luce del Vangelo e valutata con i criteri che lungo  la sua storia bimillenaria sono stati lentamente individuati.

Fatta questa doverosa premessa, a seguito degli ultimi fatti di cronaca ritengo utile invitare al confronto con alcuni passaggi dell’intervento del Card. Bagnasco all’ultimo Consiglio permanente della Cei: “Una parola vorremmo dire sul nostro Paese, su questa Italia che con grande dignità ha saputo fino ad oggi affrontare una crisi economica che l’ha complessivamente impoverita, chiedendo sacrifici pesanti a tutti, e soprattutto ai meno abbienti.

Questa Italia ci appare ciclicamente attraversata da un malessere tanto tenace quanto misterioso, che non la fa essere talora una nazione serena e del tutto pacificata al proprio interno, perché attraversata da contrapposizioni radicali e da risentimenti.

Questa stessa Italia, nostra patria, chiede a tutti e a ciascuno un supplemento di amore, un amore fiducioso anche nel coinvolgimento degli altri, un amore capace – nel discernimento sapiente – di inglobare pure le ragioni diverse dalle proprie, rinunciando innanzitutto alla polemica pur di raggiungere un consenso sulla verità più generale.

In quest’ottica, non vi è dubbio che compito essenziale della politica è la giustizia, e quindi la promozione del bene comune, ossia del bene «di quel “noi tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale» (Caritas in veritate, n. 7).

Dunque, un bene non impersonale né qualunquistico, ma rivolto a persone concrete: «È prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall’altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende la forma di polis, di città» (ib). Servire gli altri secondo questa «via istituzionale – possiamo anche dire politica – della carità» non è meno qualificato e incisivo «di quanto lo sia la carità che incontra il prossimo direttamente, fuori dalle mediazioni istituzionali della polis» (ib).

È il motivo per cui la Chiesa non cessa di raccomandare ai giovani e all’intero laicato la strada non solo del volontariato sociale, ma anche della politica vera e propria, nelle sue diverse articolazioni, quale campo di missione irrinunciabile e specifico (l’invito più recente del Papa è quello espresso a Viterbo, domenica 6 settembre 2009).

Il criterio fondamentale per una onesta valutazione dell’agire politico è dunque la capacità di individuare le obiettive esigenze delle persone e delle comunità, di analizzarle e di corrispondervi con la gradualità e nei tempi compatibili. È, in altre parole, il criterio della reale efficacia di ogni azione politica rispetto ai problemi concreti del Paese.

Occorre, inoltre, che chiunque accetta di assumere un mandato politico sia consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda (cfr art. 54).

Come Vescovi di questo amato Paese sottolineiamo anche noi con il Papa  «l’importanza dei valori etici e morali nella politica» ad ogni livello (Saluti all’Udienza generale, 1 luglio 2009). E invitiamo tutti – singoli, gruppi, istituzioni − a guardare avanti, a far tesoro dell’esperienza con una capacità di autocritica che sia in grado di superare un clima di tensione diffusa e di contrapposizione permanente che fa solo male alla società. È urgente e necessario per tutti e per ciascuno guadagnare in serenità”.

Padre Renato Gaglianone

Registrato presso il Tribunale Civile di Roma, Sezione per la Stampa e l'Informazione al n. 367/2008 del Registro della Stampa. Direttore Responsabile: Paolo Falcioni.
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