il Punto Coldiretti

Tempo di Ringraziamento

La seconda Domenica di novembre si celebra la giornata dei Ringraziamento nazionale. E' sempre bello lodare Dio per i doni della terra e ringraziarlo per la sua immensa bontà e provvidenza. Lo facciamo ogni anno, dal 1951, con voce crescente, stupiti delle sue meraviglie. Ma, oltre che una giornata di preghiera vuole essere anche un'occasione per riflettere non soltanto sulla realtà agricola in sé ma soprattutto in relazione alla portata che essa ha sia nei rapporti con le persone che la costituiscono e sia per quanto riguarda la sua collocazione nel complesso della realtà economico sociale del paese.

Per questo i Vescovi italiani, (dal 1974 la Giornata dei Ringraziamento nazionale, voluta e animata dalla Coldiretti, è fatta propria dalla Chiesa italiana) in questa occasione, indirizzano al popolo di Dio un messaggio. Alla luce della Parola di Dio e del Magistero la Chiesa è invitata a confrontarsi con le dinamiche della realtà del mondo agricolo. Infatti nel Messaggio di quest’anno scrivono che: “questa giornata è anche un’occasione importante di riflessione sui problemi che il mondo rurale sta vivendo, acuiti dal protrarsi degli effetti di una crisi economica e finanziaria di portata mondiale. Tutti abbiamo toccato con mano i pericoli in una finanza disgiunta da un’economia di produzione reale. Siamo anche consapevoli della fragilità di un sistema economico che, per sostenersi, ha bisogno di accrescere a dismisura i consumi di massa. È sempre più difficile il corretto bilanciamento fra la salvaguardia dell’ambiente e la necessità di assicurare posti di lavoro alle nuove generazioni”.

Consapevoli che le situazioni di crisi i problemi non si risolvono vivendo la nostalgia del passato, quanto, piuttosto, proiettandosi, con l'audacia dei "sognatori" biblici in una sorta di nostalgia del futuro. La sfida storica in quest'era di globalizzazione in crisi, consisterà allora nel trovare un'articolazione del locale nel mondiale: fare in modo che si possa ritrovare un luogo di identità dove la persona riacquisti i propri diritti, ritrovi unità familiare e solidarietà sia in campo economico, sociale che rurale.

La vera sfida sarà, quindi, quella di individuare nuove regole che sappiano cogliere le domande della collettività per trasformarle in occasioni di crescita per le imprese agricole. Scrivono ancora i Vescovi: “È fondamentale che anche il lavoro agricolo e rurale si caratterizzi per una rinnovata e chiara consapevolezza etica, all’altezza delle sfide sempre più complesse del tempo presente. In questa linea, sarà importante impegnarsi nell’educazione dei consumatori. Questo legame relazionale, da basare sulla fiducia reciproca, costituisce una grande risorsa: sempre più il consumatore è chiamato a interagire con il produttore, perché la qualità diventi prevalente rispetto alla quantità. Si tratta di diffondere comportamenti etici che facciano emergere la dimensione sociale dell’agricoltura, fondata su valori perenni, da sempre fecondi, quali ‘la ricerca della qualità del cibo, l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro’” (Nota pastorale Frutto della terra e del lavoro dell’uomo, n. 14).
 
Tanti sono oggi gli interrogativi che gli agricoltori e non soltanto essi, devono porsi, Perché non si può dimenticare che l'ingiustizia nei confronti dei suoi simili e nei confronti del mondo naturale non è altro che il risultato drammatico dell'infedeltà dell'uomo al progetto originario del Creatore. “Non dobbiamo mai dimenticare che la terra è di Dio, pur se posta nelle mani dell'uomo perché la governi (cf Gen 1,28). Egli ripete infatti con forza: "La terra è mia e voi siete presso di me come forestieri ed inquilini!" (Lev 25,23). La fiducia cieca nel progresso tecnologico e l'affermarsi di una mentalità volta al solo profitto e al consumo, hanno portato l'uomo a causare dissesti e squilibri nella natura e nella terra che coltiva, inquinandola o esaurendone la fecondità.

Purtroppo, la presenza dell'uomo sulla terra, a volte invadente e dannosa, rischia di compromettere i delicati equilibri dei pianeta in modo irrimediabile e l'ambiente naturale corre il pericolo di soccombere per uno sfrutta¬mento eccessivo o sregolato. Credo che le ultime criticità realizzatesi nel Veneto devono indurre a riflettere molto seriamente. Nei confronti della natura,  dobbiamo sentirci obbligati e rispettarne sia le leggi biologiche che quelle morali.

“Se l'uomo perde il senso della vita e la sicurezza degli orientamenti morali smarrendosi nelle nebbie dell'indifferentismo, nessuna politica potrà essere efficace nel salvaguardare congiuntamente le ragioni della natura e quelle della società. E’ l'uomo, infatti, che può costruire e distruggere, può rispettare e disprezzare, può condividere o rifiutare. Anche i grandi problemi posti dal settore agricolo, in cui voi siete direttamente impegnati, vanno affrontati non solo come problemi «tecnici» o «politici», ma, in radice, come «problemi morali»”. (Giovanni Paolo II, Intervento alla festa del Giubileo del mondo agricolo, Roma, Aula Nervi 11/11/2000, n.7.)

Ecco allora la necessità di un'acco¬glienza incondizionata dell'invito di Giovanni Paolo Il che è rivolto agli agricoltori ma valido per tutti gli uomini. “Camminate nel solco della vostra migliore tradizione, aprendovi a tutti gli sviluppi significativi dell'era tecnologica, ma conservando gelosamente i valori perenni che vi contraddistinguono. E' questa la via per dare anche al mondo agricolo un futuro di speranza. Una speranza fondata sull'opera di Dio, che il Salmista canta così. «Tu visiti la terra e la disseti, la ricolmi delle tue ricchezze» (Sal 65, 10).”

Concludo con la bella immagine del Messaggio dei Vescovi: “Lo sguardo al Pane del cielo dia fecondità al nostro impegno per il pane della terra: senza cielo non si può vivere, mentre con il cielo le nostre terre diventeranno un giardino”.

Padre Renato Gaglianone

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