Val di Non, no ai falsi allarmismi su mele e fitofarmaci 

Da qualche tempo è stato diffuso un allarme ingiustificato da parte di un gruppo di cittadini del Trentino aderenti al Comitato per il Diritto alla Salute in Val di Non rispetto ai presunti effetti nocivi per la salute e l’ambiente che sarebbero determinati dai fenomeni di deriva delle sostanze impiegate nei trattamenti antiparassitari effettuati dai produttori di mele della Val di Non.

Purtroppo, la diffusione di notizie allarmistiche del tutto infondate rischia di incrinare gravemente l’immagine di qualità legata ad una delle varietà di mele  più famose e tipiche dell’agricoltura.

I produttori ortofrutticoli  trentini hanno adottato la difesa integrata, come sistema di lotta fitopatologica,  dal 1988. I risultati sono visibili ed apprezzati dal mercato.  Dagli anni 2000 si è iniziato un percorso di aggiornamento professionale estremamente impegnativo, passando attraverso il sistema di certificazione Global Gap per arrivare oggi ai temi della sicurezza.

Pertanto, il tema della “convivenza” tra attività professionale agricola e comunità residenti è oggi una delle priorità del settore agricolo che ha maturato un elevata consapevolezza rispetto alla necessità di garantire la tutela dell’ambiente e della salute umana.

Gli stessi produttori di mele aderenti alle associazioni Apot/Assomela sono anni che hanno attivato specifiche collaborazioni con organismi diversi per gestire al meglio i problemi legati ai trattamenti fitosanitari e migliorare le tecniche agronomiche riducendo il più possibile l’impatto ambientale e sulla salute umana legato all’impiego di fitofarmaci di sintesi chimica.

Oltretutto, la riforma ormai in vigore da due anni della legislazione comunitaria sui fitofarmaci ha stabilito misure molto restrittive per garantire un uso sostenibile di tali prodotti in agricoltura al fine di abbattere il rischio di contaminazione ambientale ed eventuali effetti sulla salute umana.

Studi scientifici effettuati sul fenomeno della deriva, e, cioè, la contaminazione accidentale di ambienti e persone durante il trattamento, evidenziano che una fascia di rispetto di 30 metri è più che sufficiente per garantire la sicurezza quando si attuano tecnologie moderne, si effettuano i trattamenti nei giusti periodi del’anno e con professionalità seguendo alla lettera le indicazioni riportate in etichetta sul corretto uso di tali prodotti.

Le Asl, inoltre, effettuano sistematici controlli sia sui Limiti di Residui di Antiparassitari presenti negli alimenti sia per quanto concerne gli atomizzatori e, cioè le macchine che vengono utilizzate per lo spargimento dei fitosanitari. Rispetto a quest’ultimo punto, la Provincia Autonoma di Trento ha inserito le macchine di moderna concezione per la distribuzione dei fitosanitari (a basso volume di aria e miscela) tra le spese ammissibili a contributo per favorire la dismissione delle macchine obsolete e favorire l’acquisto da parte degli agricoltori di macchine moderne dotate di strumenti atti a contenere i fenomeni di deriva.

Oltretutto, la Provincia Autonoma di Trento ha attivato da tempo dei monitoraggi ed ha riscontrato un miglioramento nelle condizioni ambientali. La stima dell’impatto ambientale
della difesa fitosanitaria adottata dai produttori di mele,  è stato realizzato nel secondo semestre del 2010 per mezzo di appositi indicatori dalla Cornell University a Geneva New York Usa) in collaborazione con ricercatori italiani. L’impatto viene stimato in funzione dell’effetto dei fitosanitari su frutticoltori, raccoglitori, consumatori, falde, acquifere, pesci, uccelli, api, artopodi utili. Sono stati comprati i calendari di difesa fitosanitari di alcune aziende aderenti all’Apot tra il 2001 e il 2009 con il risultato che l’impatto ambientale appare ridotto del 25% circa.

Inoltre, gli studi hanno evidenziato come l’adozione di sistemi di lotta integrata da parte delle imprese produttrici di mele hanno contribuito in maniera determinante ad arricchire l’avifauna degli ambienti agricoli. La sopravvivenza di alcune specie è infatti legata alla presenza di vigneti e frutteti ad es. per quanto riguarda il codirosso, merlo, cesena tordo, capinera, cinciallegra, averla piccola, passera, fringuello, verzellino verdone ed organetto, nonché il falco pellegrino che ha ampiamente tratto vantaggio come predatore dall’uso  di antiparassitari selettivi a bassa tossicità dato che è aumentata la disponibilità di prede che nidificano proprio nelle zone dove insistono tali coltivazioni.

Ancora, i controlli effettuati sulle produzioni integrate nel 2010 hanno evidenziato che su 617 campioni analizzati quelli non conformi sono solo lo 0.3%, una percentuale dunque irrisoria. Infine, rispetto alla preoccupazione principale dell’impatto dei trattamenti fitosanitari sulla salute dei cittadini residenti nelle aree agricole, il dipartimento dell’ Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento competente sulla Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro ha condotto uno studio nel 2010 sulla “Dispersione ambientale del chlorpyrifos: valutazione della popolazione non professionalmente esposta”. Dalla ricerca si sono riscontrati  livelli non differenti, della sostanza, da quelli riportati in altri studi condotti su persone non professionalmente esposte e residenti in aree urbane.

In particolare sono stati ricercati i metaboliti del principio attivo chlorpyrifos e chlorpyrifos metile nelle urine delle persone in due diversi periodi dell’annata agricola: in un periodo lontano dal trattamento con la finalità di evidenziare l’eventuale presenza della sostanza analizzata anche in assenza di esposizione ambientale derivante dai trattamenti ed in corrispondenza dello specifico trattamento.

La valutazione dell’esposizione non lavorativa viene effettuata attraverso il confronto
con Valori di Riferimento  ricavati dalla popolazione generale.I livelli rilevabili nella popolazione generale sono frutto sia delle abitudini di vita sia del contatto con i vari comparti ambientali e rappresentano il valore a cui tendere per contenere l’eventuale rischio di esposizione aggiuntivo della popolazione in esame rispetto a quella generale.

Lo studio condotto dalla Asl sulla popolazione ha evidenziato che il valore medio rispetto al Valore di riferimento risulta basso pur registrandosi un leggero  aumento della numerosità dei riscontri positivi nei campioni raccolti in corrispondenza dei trattamenti; La seconda molecola ricercata (chlorpyrifos metile) non è stata riscontrata in nessun campione.

Lo studio conferma la possibilità che i principi attivi utilizzati possano, per varie ragioni, in primo luogo la deriva distribuirsi all’interno delle abitazioni; tuttavia, i valori riscontrati sono nell’ordine dei nanogrammi  e cioè sono tracce di prodotto che da un punto di vista tossicologico rivestono scarso, se non nullo significato.

I nanogrammi testimoniano comunque una contaminazione nelle abitazioni dei residenti influenzata dalla vicinanza del punto di campionamento con le aree trattate. Pertanto, si riscontra la possibilità di una esposizione aggiuntiva per la popolazione esaminata ma tale esposizione è sempre  nell’ambito dei valori di riferimento della popolazione generale sì che non esiste alcuna pericolosità per la salute umana.

La dose giornaliera accettabile e, quindi, non pericolsa stabilita dalla normativa vigente per il CP/CPM corrisponde attualmente a 10 _g/Kg peso corporeo (per un uomo di 70 kg _ 700 _g/die). I valori riscontrati nella popolazione monitorata sono, pertanto, di gran lunga inferiori.

I risultati emersi dallo studio condotto dalla Asl evidenziano, quindi, che  le modalità di  utilizzo dei fitosanitari sono oggi ragionevolmente sicure e, quindi, le preoccupazioni del Comitato per il Diritto alla Salute in Val di Non non hanno alcun fondamento.

Ad ogni modo, tutti gli enti coinvolti l’Unione Europea, i Ministeri competenti e la Provincia Autonoma di Trento  sono orientati a monitorare costantemente la situazione per garantire standard sempre più alti di sicurezza per i cittadini contenendo quanto più possibile l’eventuale esposizione alle sostanze.

Le associazioni di produttori di mele collaborano attivamente con le amministrazioni pubbliche in tal senso e incoraggiano tali enti  a mettere in atto tutti gli studi ed i monitoraggi necessari al fine di porre in essere tutte le misure di prevenzione necessarie.

Secondo Coldiretti, solo una maggiore conoscenza da parte dei consumatori dei processi di produzione adottati in agricoltura e, nel caso specifico, relativi alle mele, possono evitare la diffusione di notizie allarmistiche che non solo danneggiano l’immagine di prodotti di alta qualità della nostra agricoltura, ma rischiano di essere controproducenti in quanto la ricerca scientifica continua a consigliare fortemente, un’alimentazione basata su elevati consumi di frutta a verdura per i benefici che essa apporta nella prevenzione di numerose malattie, senza porre alcuna differenziazione tra metodi di produzione agricola che impiegano o meno, per la lotta fitopatologica, sostanza chimiche di sintesi.

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