Biodiversità, stop alla perdita entro il 2030: senza natura a rischio clima, agricoltura e salute
Arrestare la perdita di biodiversità entro il 2030 non è più solo un obiettivo ambientale, ma una necessità per garantire la stabilità del pianeta e la qualità della vita. È quanto emerge dallo studio guidato da Harvey Locke della IUCN World Commission on Protected Areas, pubblicato sulla rivista Frontiers in Science, che invita a un cambio di paradigma verso un approccio integrato definito “Nature Positive”. Secondo i ricercatori, la perdita di biodiversità causata dalle attività umane sta destabilizzando sistemi naturali fondamentali, con effetti diretti su salute, agricoltura e disponibilità di acqua. Il degrado degli ecosistemi, ad esempio, può favorire la diffusione di malattie infettive, influire negativamente sulla salute mentale e alterare i regimi delle precipitazioni, cruciali per le produzioni agricole. Lo studio evidenzia come senza la protezione degli ecosistemi ancora intatti sarà impossibile raggiungere gli obiettivi climatici e di sviluppo sostenibile. Per questo, tra le priorità indicate vi sono la tutela immediata delle aree naturali, il ripristino degli ecosistemi degradati e la riduzione del rischio di estinzione delle specie. Particolare attenzione viene dedicata anche ai limiti del Global Biodiversity Framework adottato nel 2022, che secondo gli autori non considera adeguatamente i grandi processi naturali, come i cicli idrologici, il funzionamento dei biomi e le migrazioni delle specie. Da qui la necessità di politiche globali più integrate, capaci di mettere biodiversità, clima e sviluppo sullo stesso piano. Lo studio sottolinea inoltre il valore delle conoscenze indigene e locali, fondamentali per una gestione più efficace e sostenibile delle risorse naturali, e propone una trasformazione dei modelli economici, orientandoli verso il rispetto dei limiti ecologici del pianeta. In questo scenario, Coldiretti evidenzia come la tutela della biodiversità sia strettamente legata al futuro dell’agricoltura e del Made in Italy. La ricchezza di varietà vegetali e animali rappresenta infatti un patrimonio unico, alla base della qualità e tipicità delle produzioni agroalimentari italiane. Inoltre, la perdita di biodiversità mette a rischio le rese agricole, aumenta la vulnerabilità delle colture ai cambiamenti climatici e favorisce la diffusione di parassiti e malattie. Per questo è fondamentale sostenere pratiche agricole sostenibili, dalla rotazione delle colture alla tutela degli impollinatori, fino alla valorizzazione delle varietà locali e stagionali. Coldiretti richiama, anche, l’importanza di difendere il suolo agricolo dal consumo e dall’abbandono, promuovendo filiere corte e modelli produttivi che rispettino l’ambiente. La salvaguardia della biodiversità, conclude, non è solo una questione ambientale ma anche economica e sociale, decisiva per garantire sicurezza alimentare, qualità delle produzioni e competitività del sistema agroalimentare. |
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