il Punto Coldiretti

La patata italiana rischia l’estinzione a causa degli elateridi

La patata  rischia di non poter essere più coltivata in Italia  se non si riesce a sconfiggere gli attacchi di elateridi che anche a causa del cambiamento climatico hanno aggredito tale coltura in assenza orami di sostanze attive registrate per la difesa fitosanitaria.

Le speranze vengono da alcune tecniche di lotta biologica messe a punto dal Crea-CI di Bologna  e dal Consorzio Agrario dell’Emilia e che sono state illustrate ai pataticoltori nell’ambito di un evento organizzato a Bologna dall’Unapa al quale ha partecipato Coldiretti.
L’introduzione del divieto di impiego di alcuni neonicotinoidi ha comportato la perdita di alcuni mezzi di difesa importanti per la lotta agli elateridi, ma i ricercatori hanno evidenziato che come è avvenuto dopo l’esclusione del bromuro di metile, è possibile mettere a punto grazie alle sperimentazioni effettuate una nuova strategia di lotta fitopatologica. Dal punto di vista agronomico è stato suggerito di evitare semine di rottura sui medicai e di puntare molto sulla biofumigazione e sull’ impiego di geoinsetticidi. Importante è anche procedere ad una mappatura del rischio di presenza di elateridi così come anche anticipare la semina e la raccolta.

E’ stato inoltre sottolineato come sarebbe opportuno convincere la Grande Distribuzione Organizzata ed informare il consumatore che anche una patata con qualche imperfezione resta comunque un buon prodotto per l’alimentazione e non incide sulla qualità dello stesso. Si tratterebbe in sostanza di  elevare la soglia del danno accettabile, affinché il soggetto più penalizzato non sia sempre e solo l'agricoltore e si educhi il consumatore a prendere atto del fatto che processi di produzione meno impattanti sull’ambiente richiedono il fatto che non si possa avere un prodotto agricolo finale esente da imperfezioni.

Di recente, sono state condotte delle sperimentazioni al fine di individuare varietà e selezioni di patate maggiormente resistenti agli elateridi  dalle quali è emerso che tuberi con elevata sostanza secca non sono più resistenti degli altri, così come la buccia rugosa non è indice di maggiore resistenza agli attacchi. Nell’ambito delle altre,  la selezione Q 115-6 ha mostrato la minor percentuale di danno.

Dal momento che, a causa dei processi valutazione delle sostanze attive da parte dell’UE, molte molecole di sintesi chimica sono uscite fuori mercato, la ricerca si è orientata sulla  “chimica verde” nell’ambito della quale i ricercatori del Crea-CI di Bologna hanno messo a punto  la tecnica della biofumigazione.

Esistono, infatti alcune piante come Eruca sativa e Brassica Juncea che, triturate e interrate, a contatto con l'acqua e gli enzimi liberano sostanze biocide. Le sperimentazioni condotte  hanno dimostrato l’efficacia di questa tecnica  che tuttavia richiede da parte dei pataticoltori un approccio diverso ed un cambio di mentalità rispetto alla gestione della coltura.

E’ molto importante che l’agricoltore conosca bene le caratteristiche del proprio terreno e della coltura,  perché inserire la tecnica della biofumigazione tra i diversi mezzi di lotta agli elateridi  consente di avere risultati nel medio periodo, nel momento in cui si raggiunge un certo equilibrio. Si tratta, pertanto, di una strategia di lungo termine, che non risolve il problema dell’emergenza già in atto, stato al quale, tramite una corretta applicazione delle diverse pratiche con un approccio integrato, non si dovrebbe mai arrivare.

Il Consorzio agrario dell'Emilia ha illustrato, poi, i risultati di un progetto di sperimentazione di lotta agli elateridi basata su irrigazione localizzata con un formulato liquido, 100% vegetale, derivato da estratti di Brassicacee, messo a punto sempre dal Crea-CI (distribuito in Italia da una società), ad elevata azione biostimolante che sviluppa un’azione biofumigante intorno al capillizio radicale.

Dalle prove è emerso che dove si è ricorsi al biofumigante senza l’impiego di prodotti chimici, i tuberi danneggiati sono circa il 13% e, quindi, si sono più che dimezzati rispetto al campione non trattato con alcun prodotto ( 31% di tuberi colpiti) per cui il livello di efficacia è pari al 58%.

Il campione trattato con il biofumigante e con un piretroide in fase di rincalzatura, riduce considerevolmente il danno rispetto al campione non trattato ed al caso precedente, per cui i tuberi colpiti scendono ad una percentuale del 5,7%, con un’efficacia dell’82%.
E’ evidente che il campione trattato solo con prodotti chimici (dei quali uno è l’ethotrophos, a rischio di esclusione dal mercato  e l’altro un formulato  a base di thiametoxan revocato perché neonicotinoide)  ha il massimo dell’efficacia (93,7%) e registra il 2,7% di tuberi danneggiati,  ma è una combinazione non più percorribile per le restrizioni imposte dalla legislazione vigente.

Pertanto,  visti i buoni risultati, appare opportuno proseguire con  altre sperimentazioni per consolidare la migliore strategia. Il formulato deve essere distribuito esclusivamente per via radicale attraverso sistemi di fertirrigazione consigliando come dosaggio medio, la distribuzione di 2 litri di formulato liquido su circa 1000 mq di coltivazione.

Infine, secondo Veneto Agricoltura sarebbe opportuno anticipare la semina e la raccolta in quanto: effettuare tali interventi  15 giorni prima consente di  abbassare del 15-20% il danno. Inoltre è stato evidenziato come sia grave che per la patata non esistano tabelle per valutare la soglia del danno, come avviene  per quasi tutte le colture. Tramite il monitoraggio preventivo, si dovrebbe seminare solo in quelle aree  in cui la presenza di elateridi non sia elevata.

Coldiretti ha invitato gli agricoltori a prendere atto del fatto che i processi di produzione sostenibili con un minor ricorso all’impiego di sostanze chimiche sia ormai un indirizzo della Politica Agricola Comunitaria rispetto al quale non si tornerà indietro e, quindi, risulta particolarmente importante imparare a padroneggiare tecniche di lotta biologica o comunque ricorrere all’impiego di sostanze attive ottenute da prodotti di origine naturale (chimica verde) convincendosi del fatto che non esiste più un formulato in grado di risolvere il problema di un parassita o di un’avversità, ma che occorre applicare una strategia integrata di difesa fitosanitaria.

Coldiretti ha fatto poi il punto sulla situazione della procedura di  rinnovo della sostanza attiva a base di ethotrophos che è alla base del formulato oggi più efficace nella lotta agli elateridi sulla patata, ma per il quale esiste il rischio concreto che non sia più concessa l’autorizzazione all’immissione in commercio. La discussione della sostanza attiva a fronte di nuovi studi presentati all’EFSA dalla società produttrice, è stata rinviata, a Bruxelles, dallo Scopaff (Comitato tecnico su Piante Animali Alimenti e Mangimi) ai primi mesi dell’anno e proprio in funzione del fatto che non esiste alcuna certezza sul rinnovo della registrazione ma che anche qualora fosse rinnovata comunque si richiede il consolidamento delle tecniche di biofumigazione di scelta di varietà resistenti occorre guardare al futuro con una logica di produzione integrata “spinta” in cui i metodi di lotta biologica e l’impiego di prodotti fitosanitari da “chimica verde” siano prevalenti.

Ad ogni modo, consapevole dei gravissimi danni in termini di perdita della produzione di patate, vista la necessità di consentire almeno un trattamento con ethoprophos, in fase di semina e dell’opportunità di accompagnare gradualmente gli agricoltori nel processo di apprendimento delle nuove tecniche ecosostenibili, Coldiretti ha inviato una richiesta al Ministero della salute ed alle altre Amministrazioni competenti, visto che l’Italia è lo Stato membro relatore dell’ethotrophos affinché si sostenga la necessità presso la Commissione UE di valutare il rinnovo della registrazione della sostanza attiva reincludendola nell’allegato I del reg. CE 540/2011, auspicando che sia svolta dall’Italia, un’adeguata azione diplomatica con gli altri Paesi nord europei, seppure meno esposti per ragioni climatiche al problema degli elateridi ma   interessati alla coltivazione della patata al fine di avere il loro appoggio in fase di votazione allo Scopaff.

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