In Italia solo il 43% dei corpi idrici superficiali sono in buono stato ecologico
Secondo il dossier di Ispra il 43,6% dei circa 7.700 corpi idrici superficiali italiani presenta uno stato ecologico buono o superiore, mentre oltre il 75% risulta in buono stato chimico. Migliori i dati relativi alle acque sotterranee: quasi l’80% dei 1.007 corpi idrici monitorati è in stato quantitativo buono e il 70% raggiunge un buon livello chimico. Tra le aree più virtuose spicca la Sardegna, dove si concentra la maggior parte dei corpi idrici superficiali classificati in stato elevato, soprattutto acque marino-costiere e di transizione. L’isola registra anche le percentuali più alte di fiumi con potenziale ecologico buono, pari al 76%. Seguono i distretti delle Alpi Orientali e dell’Appennino Centrale, entrambi attestati al 43%. Il rapporto individua nell’inquinamento diffuso una delle principali pressioni sulle acque superficiali, insieme agli interventi idromorfologici, come opere di difesa idraulica e infrastrutture, agli scarichi urbani e ai prelievi idrici. Maria Alessandra Gallone, presidente di Ispra e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente ha spiegato che “L’acqua rappresenta una priorità nazionale e una leva strategica per ambiente, salute ed economia. In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, investire in prevenzione e monitoraggio non è più un’opzione, ma una responsabilità condivisa”. Sul fronte agricolo il tema della gestione della risorsa idrica assume un valore strategico crescente, soprattutto alla luce dell’alternanza tra siccità prolungate e precipitazioni intense che caratterizza sempre più spesso il clima italiano. Per garantire acqua e sicurezza idrogeologica, Coldiretti rilancia la realizzazione di un grande piano invasi con sistemi di pompaggio, finalizzato a raddoppiare la raccolta di acqua piovana, ridurre il rischio di esondazioni e produrre energia pulita. Una priorità considerata strategica anche perché il 41% del valore aggiunto agricolo nazionale deriva da produzioni irrigue. Aumentare la capacità di accumulo idrico consentirebbe di affrontare con maggiore efficacia le emergenze climatiche, trattenendo l’acqua nei periodi di pioggia intensa e rendendola disponibile durante le fasi di siccità, a beneficio delle produzioni agricole, della sicurezza del territorio e della stabilità economica delle imprese. |
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