il Punto Coldiretti

Biodomenica, il fatturato bio sale a 3,1 miliardi

Migliaia di produttori e cittadini hanno affollato le piazze bio d’Italia in occasione della Biodomenica 2013, organizzata da Coldiretti insieme ad Aiab e Legambiente. Il settore si conferma dunque in netta controtendenza con la crisi economica, tanto da ricoprire in Italia un ruolo di primaria importanza: con oltre 49,7 mila operatori impegnati nella produzione bio per poco meno di 1,2 milioni di ettari di terreno, il mercato del biologico tricolore vale 3,1 miliardi di euro, facendo del nostro Paese uno dei protagonisti a livello mondiale ed in particolare a livello europeo (si colloca al quarto posto, dopo Germania, Francia e Regno Unito).

A ciò si deve aggiungere che In un momento in cui il diminuito potere d'acquisto da parte dei consumatori ha provocato il calo dei consumi alimentari convenzionali del -3,7 per cento, il biologico continua a crescere, mettendo a segno un incremento dell’8,8 per cento nel primo semestre del 2013.

“Oggi l’agricoltura biologica - afferma il responsabile ambiente della Coldiretti Stefano Masini -rappresenta una grande opportunità, un modello vincente che non solo rispetta l’ambiente, tutela la biodiversità e la salute ma che crea nuove prospettive occupazionali per tantissimi giovani. Inoltre - continua Masini - gli agricoltori coinvolti nel biologico provengono da ogni parte d’Italia e sono fortemente radicati nei territori locali, attraverso l’applicazione di metodi di produzione legati alla storia, la cultura, l’economia e l’ambiente locale rappresentando cosi un importante ed indispensabile presidio di tutto il territorio nazionale”.

L’opinione degli italiani sul biologico è stata confermata anche dai risultati del sondaggio che le tre associazioni hanno sottoposto a un campione di consumatori sensibili al biologico e alle tematiche ambientali attraverso il sito di Biodomenica e veicolato con i social network nei giorni scorsi, da cui emerge che oltre il 68% delle famiglie consuma almeno un prodotto bio ogni giorno (il 25,57% ogni settimana e il 5,50% qualche volta al mese). La scelta bio è dovuta a ragioni di salute nel 4% dei casi, per evitare prodotti chimici nel 3%, a ragioni etiche nel 12%. Più spesso (76,04%), a tutte queste ragioni insieme. Più che la marca del prodotto (importante per l’8,53% dei consumatori) o della presenza di promozioni (11,32%), nell’acquisto del prodotto biologico conta la provenienza locale (36,28%), mentre il canale d’acquisto preferito risulta essere il negozio specializzato (23,50%), seguito dai gruppi di acquisto solidale (21,31%)  e supermercati convenzionali (17,76%). Il biologico importato ha meno estimatori di quello nostrano: il 63% dei consumatori dichiara infatti di acquistarlo solo in mancanza dell’equivalente italiano, mentre il 20% proprio non lo considera.
La certificazione del prodotto bio dà sicurezza solo al 31,7% del campione mentre oltre il 65% pensa che non sia sempre una vera garanzia per il consumatore. Rispetto agli organismi geneticamente modificati, il 58,25% dei consumatori dichiara di essere contrario alla loro immissione in agricoltura, percentuale che sale aggiungendo il 38,83% di coloro che si dichiarano contrari fino a quando non ne verrà dimostrata la sicurezza per l’ambiente e la salute dei consumatori.
 
Nel complesso, comunque, l’86% del campione è contrario alla commercializzazione degli Ogm.
Parlando di agricoltura in generale poi, oltre il 50% dei consumatori ignora le misure e le direttive previste dalla Pac (Politica agricola comunitaria) ma quasi il 96% ritiene che i consumatori contribuenti dovrebbero essere coinvolti su come vengono spesi i fondi per l’agricoltura, perché questa incide sull’ambiente e la salute e quindi ci riguarda.

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