In Italia ¼ delle vigne bio mondiali, servono certezze sull’utilizzo del rame
Un quarto dei vigneti biologici a livello mondiale si trova in Italia, con la superficie vitata coltivata con metodo bio che ha superato i 132mila ettari, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti su dati Sinab/Ifoam diffusa in occasione del convegno promosso da Coldiretti Bio e Cantina Orsogna , con la presenza, tra gli altri, della presidente di Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni, del presidente della Consulta vitivinicola di Coldiretti, Francesco Ferreri, e del sottosegretario del Masaf con delega al biologico Luigi D’Eramo, assieme ad esperti del settore . Dinanzi agli effetti dei cambiamenti climatici occorre però garantire ai viticoltori bio la disponibilità di prodotti naturali per la difesa delle colture, a partire dal rame. La proroga dell’autorizzazione all’immissione in commercio della sostanza fino al 30 giugno 2029 rappresenta un segnale positivo e necessario. Un eventuale divieto avrebbe infatti messo in seria difficoltà l’agricoltura biologica e biodinamica, privandola di uno strumento essenziale per la difesa fitosanitaria. Occorre però superare l’incertezza normativa a livello Ue. Il rame resta una sostanza attiva insostituibile per la viticoltura biologica e biodinamica, nonché un pilastro della difesa integrata. Tuttavia, il quadro normativo europeo è ancora incerto e incompleto, con effetti negativi diretti sulle imprese. Nonostante i progressi della ricerca, non esistono soluzioni altrettanto affidabili. Coldiretti Bio chiede dunque un intervento deciso a livello nazionale presso la Commissione europea per chiarire definitivamente la classificazione del rame, rafforzare gli investimenti per sostenere la ricerca di alternative realmente efficaci e tutelare la competitività e la sostenibilità del settore vitivinicolo italiano. |
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