il Punto Coldiretti

Dal boscaiolo allo spazzacamino, una filiera per un energia rinnovabile e sostenibile

Nella penultima giornata della 9° edizione di Progetto Fuoco, tenutasi a Veronafiere, è andato in scena il Meeting internazionale degli spazzacamini e dei fumisti, organizzato dall’Anfus, associazione che riunisce i professionisti del settore (in Italia sono 5.000). L’evento è stato un occasione per ribadire l’importanza di una progettazione e manutenzione professionale delle canne fumarie e dei camini, nel più ampio scenario della valorizzazione dell’energia termica in modo sostenibile, e cioè anche attraverso l’impiego di prodotti legnosi di origine locale. I lavori del meeting hanno visto la partecipazione di diversi tecnici, organismi di rappresentanza professionale e sociale ed istituzioni, tutti interessati ad uno sviluppo sostenibile della filiera bosco-legno-energia.

Tra questi, oltre all’associazione Amici della terra, possono essere citati la scuola di spazzacamini di Muhlbach, la più importante in Germania, l’Enea, l’Università di Brescia e le scuole professionali al Comitato Termotecnico Italiano. Ma i protagonisti principali sono stati comunque gli spazzacamini, presenti in gran numero con la loro tradizionale divisa nera, fazzoletto giallo e cilindro, impegnati ad ottenere il riconoscimento del loro ruolo professionale nell’ambito della riqualificazione dell’edilizia e dell’abbattimento degli inquinanti. Quello dello spazzacamino è un mestiere antico (risale ad almeno il 1300) che, in passato, ha visto molti italiani emigrare nel nord Europa. Solo dalla Val Vigezzo, in provincia di Verbania - dove ha sede il Museo dello Spazzacamino di Santa Maria Maggiore, unico in Italia -  nell’Ottocento emigrarono praticamente tutti proprio per fare all’estero questo lavoro.

La crisi del tempo fece reclutare anche i bambini di 6-7 anni che, per le loro ridotte dimensioni, erano in grado di calarsi facilmente nelle canne fumarie. Fu così che quasi tutte le famiglie della Val Vigezzo finirono per cedere, per fame, i propri figli ai padroni delle imprese di pulizia che lavoravano a valle. Ma ora, nonostante perduri una sorta di fascino romantico di questa categoria, i tempi sono cambiati e fare lo spazzacamino significa essere un professionista, chiamato a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica degli impianti e dei materiali da progettare e manutenere. Probabilmente a ricordare il passato è rimasto proprio quel fazzoletto, oggi simbolo della categoria, che un tempo i piccoli spazzacamini portavano al collo per proteggere le vie respiratorie dalla fuliggine e per poterlo sventolare, al termine del lavoro, per indicare al padrone che il camino era stato pulito e che era giunto il momento di pagare il servizio.

Durante il convegno numerosi interventi hanno ricordato l’importanza del contributo di tutti i soggetti coinvolti in una filiera, che parte dagli operatori agroforestali e dai boscaioli che curano i boschi, prosegue con i soggetti che si occupano della trasformazione, stoccaggio e trasporto della biomassa (es. cippato e pellet), con le numerose imprese impegnate nella progettazione e nella produzione di impianti, caldaie e camini moderni e rispettosi di stringenti normative in termini di sicurezza ed efficienza, e si chiude con il corretto uso e la manutenzione degli stessi. Questa filiera rappresenta un indotto importante, sia in termini di occupazione che di know how italiano esportabile e  merita la giusta attenzione anche per la sua capacità di conseguimento di risultati positivi, sia dal punto di vista economico che ambientale.

A dimostrazione di ciò, tra gli altri interventi, Sandro Bani, direttore del Centro Studi Anfus, ha dichiarato: “dopo aver sistemato alcuni impianti domestici abbiamo potuto verificare l’abbattimento del 60 per cento delle polveri sottili. Non solo la pulizia della canna fumaria, ma anche la scelta di legna adeguata (meglio se a km zero), la perizia nell’accensione e una buona manutenzione, migliorano la qualità di quello che respiriamo”. Altri contributi hanno trattato il rischio di incendi – 10.000 all’anno riguardano i tetti italiani – e l’importanza di preparare adeguatamente gli operatori, per metterli a conoscenza della continua evoluzione delle caratteristiche degli impianti, con l’obiettivo di ridurre i rischi ambientali e gli infortuni. Tutti d’accordo, inoltre, sulla necessità di impiego di biomassa di origine locale.

A tal proposito il Presidente dell’Anfus, Giovanni Paoletti, ha dato lettura di un contributo di Coldiretti alla manifestazione di cui riportiamo un estratto: “In relazione allo svolgimento della manifestazione Progetto Fuoco e con particolare riferimento al meeting internazionale degli spazzacamini, evento organizzato dall’Anfus, Coldiretti coglie l’occasione per sottolineare ancora una volta l’importanza del ruolo del mondo rurale nell’ambito di in una pianificazione energetica adeguata alle risorse del territorio e rispettosa delle sue caratteristiche. Nello sviluppo delle fonti rinnovabili, infatti, occorre porre una attenzione particolare al contributo dell’energia termica - anche con l’obiettivo di rimuovere alcune criticità che sono emerse nel settore elettrico -  partendo dalla determinazione degli incentivi e dalla localizzazione degli impianti,  per arrivare all’effettiva efficienza energetica degli interventi e  alla necessità di rispetto e tutela del territorio e del paesaggio. Il fattore più rilevante dello sviluppo delle rinnovabili termiche, infatti, risiede proprio nel fatto che si tratta di una energia a misura di territorio.

Le filiere da sviluppare e premiare, quindi, non possono che essere corte e territoriali ed in questo senso è evidente come, allora, in termini di risorsa principale, si debba partire dal bosco. In Italia, tra l’altro, scontiamo un grande paradosso, visto che, pur configurandoci come un paese dalla consistente superficie boscata (il dato forestale complessivo è di oltre 10 milioni di ha), siamo i primi importatori mondiali di legna da ardere e tra i primi per quanto riguarda l’importazione del cippato e degli scarti del legno.

Se allo scenario aggiungiamo l’elevato livello del consumo residenziale di legna da ardere, appare evidente l’importanza di rilanciare la gestione dei boschi che, oltre alle note valenze territoriali, sociali e paesaggistiche, potrebbe contribuire in modo decisivo anche al raggiungimento degli obiettivi del Piano d’Azione Nazionale al 2020 (secondo il quale le biomasse, tra le quali spicca il ruolo dei prodotti legnosi, dovranno coprire il 44 per cento dei consumi di fonti rinnovabili e il 58 per cento dei consumi di calore totale), fornendo biomassa ottenuta con metodi sostenibili (sia nella produzione che nel taglio) nell’ambito di una filiera sostenibile anche nelle modalità di trasformazione energetica (caldaie moderne ed efficienti) e della manutenzione degli impianti (effettuata da personale qualificato).

Ecco, allora, che anche in occasione di questa importante manifestazione è opportuno ribadire l’importanza di un impegno congiunto, da parte di tutti gli attori di una filiera, per uno sviluppo delle fonti rinnovabili, in generale, e dell’energia termica, in particolare, che possa effettivamente delinearsi nell’ottica della generazione distribuita e del consumo della biomassa prodotta a livello locale, con conseguente miglioramento dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale e territoriale. Anche in occasione di questa importante manifestazione, Coldiretti intende ribadire, dunque, come la promozione efficiente e sostenibile della biomassa legnosa sia importante, specie se viene sviluppata secondo una logica di filiera corta, sia per il raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, sia come leva per consolidare il ruolo di tutela attiva del boschi, con particolare riferimento alla lotta agli incendi e alla prevenzione di frane e alluvioni”.

Registrato presso il Tribunale Civile di Roma, Sezione per la Stampa e l'Informazione al n. 367/2008 del Registro della Stampa. Direttore Responsabile: Paolo Falcioni.
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