il Punto Coldiretti

Danni da nutria, è emergenza per l’agricoltura

L’Università di Pavia ha condotto nell’ambito di un gruppo di lavoro tecnico istituito presso la regione Lombardia, al quale partecipa anche Coldiretti, uno studio a carattere nazionale sui danni all’agricoltura provocati dalla nutria nel quale si descrive una situazione critica per una specie che si è riprodotta in modo tale da avere un impatto negativo sul territorio e sulle colture.

Del resto, sono numerose le segnalazioni pervenute nel 2010 a Coldiretti da diverse aree del territorio nazionale rispetto ai problemi che tale specie sta causando all’agricoltura, dovuti all’assenza di misure efficaci atte a garantirne il contenimento.

Dallo studio emerge che, in Italia, la nutria è stata importata negli anni ’30, allo scopo di allevamento, quale animale da pelliccia. A partire soprattutto dagli anni '60 ha colonizzato gli ambienti fluviali

Nonostante  in America settentrionale e in Europa siano attivi programmi di controllo di tale specie, l’areale in cui è presente la nutria e la sua densità numerica sono aumentati in diversi paesi. Per quanto concerne la distribuzione della specie in Italia e in Europa, si sottolinea come in Inghilterra meridionale, su una superficie di territorio quasi simile a quella del territorio lombardo, si sia riusciti, attraverso il trappolaggio, ad eradicare la specie.

Negli altri paesi, però, il trend della popolazione è in continuo aumento, così come quello dei danni provocati, non solo all’agricoltura, ma anche e soprattutto alle infrastrutture; al giorno d’oggi, in Italia, l’impatto della nutria è stimabile in 20 milioni di euro all’anno.

Come ha di recente evidenziato Coldiretti Modena, le nutrie sono particolarmente dannose perché, nutrendosi dei germogli di piante erbacee ed arboree, rasano i campi di cereali in fase di emergenza mettendo a serio rischio la produzione e, di conseguenza, la redditività delle imprese agricole locali. Non solo, questi animali creano le tane in prossimità di canali ed arginature scavando lunghe ed ampie gallerie provocando crolli ed esondazioni.

Si originano così fenomeni di abbassamento delle strade poderali che, oltre a rendere difficoltosa e pericolosa il transito dei trattori, mettono in grave pericolo la sicurezza idraulica dell’intera pianura modenese. Infine va rimarcato il pericolo procurato agli automobilisti dalle nutrie che attraversano improvvisamente le strade anche di grossa percorrenza. Ad essere a rischio quindi non è solo l’interesse economico del settore agricolo ma anche la tutela dell’ambiente e la sicurezza di tutti i cittadini.

La Nutria può essere potenziale portatrice di 16 zoonosi di tipo virale, batterico o parassitario. Una popolazione molto elevata potrebbe, quindi, provocare problemi di tipo sanitario. Al momento, comunque, in Italia non vi è un particolare rischio di contagio per l’uomo, in quanto la maggior parte di queste malattie è stata descritta solo in paesi esteri o riguarda infezioni sperimentali.

Tuttavia, la nutria è portatrice di un rischio di diffusione della Leptospirosi. Una percentuale di animali (10-60%) mostra positività anticorpale ed è esposta all’infezione (probabilmente a causa del contatto con il Ratto Rattus norvegicus)

L’Università di Pavia a fronte di tale situazione ha individuato alcuni possibili interventi di gestione. Gli interventi di prevenzione che possono essere messi in atto riguardano  recinzioni interrate per proteggere le coltivazioni (in aree ristrette) e protezione degli argini con reti metalliche ancorate al suolo.

Il contenimento numerico della specie può essere ottenuto tramite l’abbattimento con fucile (riconoscendo degli incentivi ai cacciatori per capo abbattuto, così come avviene in Luisiana negli Usa, il trappolaggio; e la sterilizzazione  chirurgica. In proposito si segnala una sperimentazione in corso, nell’area area urbana e suburbana di Buccinasco, in provincia di Milano. In alcuni casi è possibile ricorrere all’uso di sostanze chimiche. In  Francia e negli Stati Uniti vengono utilizzate sostanze tossiche somministrate con  esche (carote e patate).

In sostanza, dall’analisi condotta dall’Università di Pavia e dal gruppo di lavoro della regione Lombardia  emerge chiaramente la necessità di coordinare e valutare l’efficacia delle azioni di controllo della specie in relazione alle risorse economiche disponibili. In altri termini, si rende necessario una corretta valutazione del rapporto costi-benefici. A tale scopo è importante una raccolta sistematica dei dati di cattura ed abbattimento, distribuiti secondo le diverse tipologie dei corpi idrici frequentati dalla nutria, al fine di valutare in termini oggettivi lo sforzo profuso per il contenimento della specie.

In effetti, l’obiettivo principale degli interventi da porre in atto è l’isolamento delle popolazioni di Nutria, prerequisito fondamentale per favorire  l’eradicazione (passaggio da un areale continuo ad un areale frazionato e disgiunto). Lo studio, infatti, evidenzia che per la nutria non ci sono molti predatori fatta eccezione per la volpe, il falco di palude e i cani randagi o inselvatichiti.

Gli interventi di contenimento numerico necessitano in ogni caso che le Regioni procedano ad una raccolta dei dati circa i danni provocati dalle nutrie. Sono, quindi, proposti sistemi di raccolta dei dati da utilizzarsi per ciascuna zona campionata, riguardanti, da un lato, gli abbattimenti con sparo e, dall’altro, le catture con le gabbie trappola (in entrambi i casi i dati devono provenire dalle singole province)

A fronte di quanto sopra evidenziato, secondo Coldiretti, la nutria rappresenta un problema che tocca diversi settori: quello agricolo, il mondo faunistico-venatorio, l’ ambiente e la sanità; è quindi necessario affrontarlo con un approccio gestionale interdisciplinare.
Anche dal punto di vista finanziario si rende necessaria una compartecipazione a livello regionale dei diversi assessorati competenti (agricoltura, sanità e ambiente) e soprattutto bisogna fare in modo che alle province venga garantito il ritorno di tutte le risorse finanziarie derivanti dalla tassa di concessione dei cacciatori.

Sarebbe opportuna, inoltre, l’attivazione di un coordinamento nazionale per la gestione del problema nutria. Tra le azioni concrete da attuare Coldiretti propone che si preveda la corresponsione di un adeguato indennizzo ai coadiutori integrato da un premio incentivante per capo e la possibilità di abbattere gli animali anche nelle Zone di Protezione Speciale (Zps) della Rete Natura 2000, all’interno delle quali le nutrie, non essendo animali autoctoni, mettono a repentaglio la stessa flora e fauna da proteggere.

In conclusione, occorre da parte delle Regioni una maggiore consapevolezza del problema e soprattutto sulla base dell’esempio della regione Lombardia, la volontà di porre in atto interventi tempestivi, in quanto non è più sufficiente da parte delle Istituzioni la constatazione dei danni o la semplice solidarietà dimostrata in tante occasioni.

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