il Punto Coldiretti

Biologico, firmato l’accordo tra Coldiretti e Federbio

La Coldiretti rilancia sul bio. In occasione del Vinitaly i presidenti di Coldiretti, Ettore Prandini, e di FederBio, Paolo Carnemolla, hanno siglato un accordo per garantire la qualità dei prodotti biologici , in particolare il vino, sempre più apprezzati dai consumatori. I numeri confermano la validità della strategia. Solo lo spumante biologico ha segnato, infatti, un’impennata delle vendite nel 2018 del 12% per oltre 405mila litri. Mentre i vigneti coltivati a biologico o in conversione hanno superato nel nostro paese i 105mila ettari.

Nel settore del vino la maggiore organizzazione agricola italiana ed europea sta allargando il suo campo d’azione e come ha spiegato il segretario generale Enzo Gesmundo, introducendo i lavori del convegno “La rivoluzione green nel bicchiere” , oggi le prime 10 realtà produttive italiane sono socie della Coldiretti. Una reputazione legata al percorso dei viticoltori” nel segno della distintività.

Un riconoscimento del ruolo svolto dall’organizzazione è arrivato dal governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha dichiarato: “:Se la Coldiretti non ci fosse bisognerebbe inventarla” riferendosi anche alla svolta culturale che a partire “dall’invenzione del Km zero” ha dato un’identità ai piccoli agricoltori che in particolare in Veneto costituiscono la spina dorsale dell’agricoltura.

Per Riccardo Cotarella, coordinatore delle politiche di mercato Coldiretti , le produzioni biologiche e biodinamiche sono impegnative e vanno anche valutate sulla base della sostenibilità economica.
I tanti passi avanti compiuti nel pianeta del vino bio sono stati evidenziati da due importanti produttori che hanno analizzato i punti chiave da due ottiche territoriali agli antipodi: Franciacorta ed Etna.

Silvano Brescianini, presidente del Consorzio Franciacorta, ha sottolineato il rilevante incremento del vino biologico e ha ricordato che in Franciacorta dal 2014 è in vigore un regolamento che disciplina l’uso sostenibile dei fitofarmaci nei Comuni della zona del Consorzio. Mentre dal 2017 sono utilizzati dei sensori che misurano il sequestro della Co2 nel vigneto. E infine nel 2016 è scattato il metodo di controllo dei parassiti con la confusione sessuale.

Per la Sicilia, e in particolare per i viticoltori dell’Etna, la scelta – ha sottolineato Alberto Aiello Graci – avvenuta senza alcuna forzatura è nel segno del biologico. Sono destinati ai vigneti bio 34mila ettari in tutta l’isola, mille nella zona dell’Etna.

Alla scelta dei produttori si affianca la nuova domanda del consumatore che si consolida- ha affermato Roberto Zanoni presidente di Assobio e direttore di EcorNaturaSì, la principale catena italiana di supermercati, specializzata nella distribuzione al dettaglio di prodotti biologici e biodinamici, anche a livello internazionale con un 5% dell’export agroalimentare italiano targato biologico.

Paolo De Castro, vice presidente della Commissione agricoltura dell’Europarlamento, ha indicato quelle che dovranno essere le leve della nuova politica della prossima legislatura. Si deve partire – ha detto - dall’immediato recepimento in Italia della nuova direttiva sul contrasto delle pratiche sleali, per arrivare alla costruzione della Politica agricola comunitaria garantendo le risorse perché eventuali riduzioni andrebbero a incidere sul reddito degli agricoltori che non devono pagare i tagli della Brexit. De Castro ha concluso sostenendo che l’unica carta da giocare nel futuro è quella della distintività del made in Italy e il biologico è un pezzo di questa distintività.

Il presidente di Federbio ha ricordato come il percorso virtuoso del vino biologico sia partito dalla normativa del 2012 e ha sottolineato il ruolo chiave della certificazione “ se non funziona si vanificano gli impegni”. E’ importante – ha spiegato Carnemolla- lavorare sulla ricerca e sui servizi e fornire sostegni a rete alle imprese. Da qui la scelta di siglare il patto per il vino bio con Coldiretti unica organizzazione – ha affermato - che garantisce un presidio capillare del territorio e assicura assistenza tecnica anche attraverso i Consorzi agrari.

Una strategia d’avanguardia che da anni caratterizza la politica Coldiretti. “Storia, cultura, tradizione e valorizzazione – ha detto Prandini in conclusione dell’incontro veronese - è ciò che ci contraddistingue rispetto ad altri sistemi produttivi”. E ha ricordato il caso glifosato, utilizzato in alcuni paesi extra Ue nella fase di essiccazione del grano, attaccato dalla Coldiretti mentre tutti lo difendevano a partire dall’industria che accusava l’organizzazione agricola di spaventare i consumatori. Ora invece è proprio l’industria che chiede nei contratti di acquisto che non ci sia glifosato. E la Bayer dall’acquisizione della Monsanto che produce glifosato ha subito pesanti danni in Borsa e per le numerose vertenze aperte negli Stati Uniti per i danni alla salute denunciati dai consumatori.

Prandini ha ribadito il ruolo forte della Coldiretti nell’agricoltura distintiva e ha anche contestato che il biologico sia caro, ma soprattutto ha detto “è l’agricoltura tradizionale che si deve far pagare, perché non si può produrre senza guadagnare”. Il biologico è un modello che va esaltato senza però demonizzare il tradizionale. Per Prandini ci sono dunque spazi di crescita con prospettive di creare lavoro e valore.

La Coldiretti ha lanciato però l’allarme sulle produzioni biologiche che arrivano dai paesi Terzi, ma anche da alcuni paesi Ue che non applicano gli stessi modelli di certificazione trasparenti per i cittadini. Importante dunque la funzione della blockchain per puntare a etichette sempre più trasparenti. E proprio la trasparenza nei confronti del consumatore è un asset dell’accordo Coldiretti-Federbio.

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