il Punto Coldiretti

Fitofarmaci, il piano cambia ma non soddisfa le imprese

Restano immutati i rilievi critici sollevati da Coldiretti al Piano nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari anche rispetto all’ultima bozza diffusa dal Ministero delle Politiche Agricole  che porta la data dell’8 novembre scorso. Rispetto alla versione precedente (26 ottobre) sono, infatti, state introdotte alcune modifiche,  ma del tutto irrilevanti.

Persiste, infatti,  la scelta di recepire le singole misure, rispetto alla direttiva n. 2009/128/Ce in modo più restrittivo o, comunque, non richiesto, con conseguente aumento degli oneri regolamentari per il sistema economico.

Il Piano nazionale risulta, quindi, un perfetto esempio del  fenomeno noto come Gold Plating per il quale nel processo di recepimento delle direttive comunitarie in normativa nazionale, possono essere introdotte specificazioni o regole aggiuntive che vanno ben al di là delle prescrizioni definite in sede comunitaria, creando differenze nell’impatto di una stessa legislazione comunitaria nei diversi Paesi, in controtendenza rispetto all’imperativo dell’Ue e del Governo italiano di porsi in un’ottica di semplificazione degli oneri a carico delle imprese.

Ad esempio, nell’ambito del sistema di formazione obbligatorio la direttiva non prevede alcun obbligo di sostenere un esame al termine del corso di formazione per avere l’autorizzazione all’acquisto dei prodotti fitosanitari. Pertanto, tale onere dovrebbe essere sostituito con il rilascio di un semplice attestato di frequenza al fine di poter acquisire l’abilitazione all’acquisto, altrimenti, se gli altri Stati membri non impongono un analogo adempimento, come pare al momento, le nostre imprese agricole risultano di fatto svantaggiate.

Altro esempio emblematico è costituito dalle norme del Piano relative all’attuazione delle misure sulla tutela dell’ambiente acquatico rispetto alle quali  siamo di fronte ad un quadro precauzionale non supportato da alcuna evidenza tecnica e scientifica. Un conto è, infatti, predisporre misure più dettagliate nel caso di riscontrate esigenze di tutela altro è, diversamente, il caso di un intervento preventivo di limitazione d’uso dei prodotti fitosanitari, anche in ambiti vastissimi - si consideri il caso delle risaie - senza che sia riscontrato alcun effettivo rischio grave.

Del resto, specifiche misure sono già contemplate dall’art. 94 del d.lgs. D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 Norme in materia ambientale. In questa materia sarebbe importante poter prevedere eventuali misure volontarie, a carico delle imprese agricole, opportunamente incentivate con i sostegni erogati tramite i Piani di Sviluppo Rurale. Al momento, invece, il risultato è che il Piano si va a sovrapporre alle normative nazionali e regionali già esistenti in materia di tutela degli ambienti acquatici ignorando che ci sono già strumenti normativi operativi in tal senso.

In merito alla difesa integrata obbligatoria, poi, uno strumento più efficace delle linee guida sarebbe l’adozione da parte del Ministero delle Politiche Agricole di un disciplinare unico nazionale consultabile on-line ammettendo la possibilità per le Regioni di comunicare eventuali deroghe a norme specifiche sulla base di particolari esigenze agronomiche dovute ai diversi ambiti territoriali di coltivazione. Si ritiene, infatti, che le linee guida non siano uno strumento efficace per la realizzazione di un elevato livello di conformità tra i diversi disciplinari regionali.

E’ importante, invece, che  il disciplinare unico nazionale per la difesa obbligatoria sia elaborato tenendo conto del riferimento ai criteri stabiliti dagli altri Stati membri in modo tale da poter stabilire un livello superiore di difesa integrata volontaria che sia effettivamente praticabile dalle imprese agricole e che non ponga  una situazione di svantaggio concorrenziale.

In conclusione, per Coldiretti, a meno che non intervengano modifiche sostanziali nell’ottica della semplificazione, questo Piano non può essere condiviso in quanto l’attuale sistema di gestione dei fitosanitari in Italia non giustifica, in alcun modo, un impianto normativo così oneroso per le imprese agricole.

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