il Punto Coldiretti

Il risk management, driver e barriere nell’agroalimentare

Nell'ottavo webinar realizzato da Inipa per Monte dei Paschi di Siena è stato approfondito il tema del risk management. Il prof. Capitanio ha illustrato come in agricoltura il rischio e l'incertezza delle produzioni siano un connubio naturale. Nonostante ciò, attualmente in Italia il ricorso alla classica polizza multirischio copre appena il 20% della Plv totale, pari a circa il 10% delle aziende, di cui per l'80% concentrate nel nord Italia.

Uno dei motivi va cercato nella classificazione limitante del rischio secondo le quattro dimensioni tradizionali: la frequenza (raro o ripetuto), il tipo di danno (trascurabile o grave), la correlazione (personale di un'azienda o sistemica di un'intera area) e la prevedibilità.
Rispetto al passato, in particolare l'ultima dimensione è oggi molto più "incerta" a causa dei cambiamenti climatici e dei conseguenti eventi naturali sempre più estremi.

Per questo una polizza assicurativa ex ante non potrà coprire tutti i casi possibili di danno, anche per i limiti informativi sulla conoscibilità dei rischi (adverse selection) di un'azienda o di un'area agricola (classe di rischio), sulla previsione del moral hazard o di possibili casi di frode.

Per fronteggiare scenari complessi serve una rinnovata "cultura di portafoglio"; emerge chiara l’esigenza di nuove competenze, di maggiore conoscenza dei territori e delle tendenze evolutive dell'agroalimentare ed un approccio multidisciplinare ad alto contenuto di innovazione.

Un contratto assicurativo può gestire una parte del rischio, congiuntamente alla partecipazione a fondi mutualistici, mentre l'accesso al credito o ad altre forme di agevolazioni e di garanzie sugli investimenti possono dare supporto ad altri aspetti per ridurre l'esposizione di un'impresa agricola.

Il grande limite del sussidio pubblico al premio di una polizza, sebbene necessario, è quello di non riuscire ad incidere sull'offerta e su una corretta gestione del portafoglio e di incentivare soltanto la domanda di una copertura assicurativa che però potrebbe rivelarsi poco efficace.

Come ha infatti ricordato il dott. Berti (direttore Asnacodi), sebbene l'Italia sia già un paese all'avanguardia per la gestione del rischio e per i fondi mutualistici, c'è ancora molto lavoro da fare per superare gli attuali divari territoriali nell'allocazione dei circa 1,64 miliardi di euro previsti dalla scorsa programmazione nazionale dei piani di sviluppo rurale e per aumentare la diffusione tra le imprese agricole di altri strumenti di stabilizzazione del reddito.

Pertanto, sarebbe auspicabile che l'intervento pubblico e del settore finanziario-assicurativo privato riescano sia a rafforzare il ruolo aggregativo dei consorzi di difesa, sia a potenziare la nuova programmazione della Pac secondo tre driver principali: ridurre il divario tra territori e settori, incrementare la quota di aziende che ricorrono ad un mix di strumenti di gestione del rischio e ampliare l'offerta degli strumenti oggi presenti (polizze index based, income stability tool, fondi mutualistici, altre forme di premialità attraverso i fondi dei Psr regionali, accesso alla liquidità con garanzie pubbliche per prevenire il rischio, ecc.).

Registrato presso il Tribunale Civile di Roma, Sezione per la Stampa e l'Informazione al n. 367/2008 del Registro della Stampa. Direttore Responsabile: Paolo Falcioni.
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