il Punto Coldiretti

Il filo rosso che unisce 80 anni di storia della Coldiretti

C’è un filo rosso che unisce gli 80 anni di storia della Coldiretti ed è il coraggio di andare controcorrente con scelte innovative capaci di anticipare i tempi. Coraggio e lungimiranza che vengono da lontano e trovano le radici in Paolo Bonomi che, quando il mondo della rappresentanza agricola sembrava doversi polarizzare tra grande latifondo e braccianti, scelse con successo di fondare nel dopoguerra la Coldiretti per dare voce all’impresa familiare che è poi diventata, nelle sue diverse forme, il modello vincente in tutte economie avanzate. Una capacità di visione che si è mantenuta negli anni fino al nuovo millennio quando di fronte al mito industriale della produttività a tutti i costi la Coldiretti aveva promosso nel 2001 la legge di orientamento per consentire alle imprese di esprimere la propria multifunzionalità nella fornitura di servizi innovativi, economici, sociali e ambientali.

E tra questi l’esperienza della vendita diretta che sembrava dover scomparire tra i ricordi del passato si è invece fatta strada con Campagna Amica tra i gruppi della grande distribuzione. E mentre nelle Università si insegnava che la competitività nei campi poteva essere raggiunta solo con l’offerta di grandi quantità di prodotto omogeneo, le indistinte commodities, la Coldiretti puntava sulla distintività contro l’omologazione per offrire opportunità di reddito a molte imprese e un contributo alla salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità in aree che sarebbero state destinate all’abbandono. Un impegno per il Paese che ha portato la Coldiretti ad ottenere la storica riduzione delle tasse il 15 settembre 2015 all’Expo con l’azzeramento dell’IRAP e la cancellazione dell’IMU per i coltivatori diretti e per gli imprenditori agricoli professionali. 

Una battaglia per le imprese che è continuata negli anni per garantire la trasparenza nell’informazione, l’etichetta Made in Italy e il contrasto all’italian sounding. Come non ricordare poi a cavallo del nuovo secolo il braccio di ferro della Coldiretti sugli Ogm contro le multinazionali e i poteri forti che li promuovevano come il futuro necessario dell’agricoltura. Non si poteva consentire che l’Italia patria dei prodotti naturali e identitari perdesse il suo patrimonio di biodiversità con introduzioni innaturali nel Dna delle coltivazioni di geni di altre specie, anche animali.  

Il risultato finale oggi è che quasi nessun Paese europeo li coltiva.  Una capacità di anticipare i tempi confermata più recentemente con la raccolta di firme che ha portato a fine 2023 alla legge per fermare il cibo di laboratorio in Italia che è diventata un modello in Europa e in diversi Stati Usa. Se il sistema agricolo è oggetto di attenzioni mai avute nel passato si deve al protagonismo della Coldiretti, alla sua capacità di valorizzare il lavoro svolto dalle imprese agricole per la crescita sostenibile del Paese. Il cibo infatti è diventato la prima ricchezza dell’Italia con un valore aggregato della filiera agroalimentare allargata che nel 2024 ha superato i 620 miliardi di euro con l’agricoltura che è la più green d’Europa.

Un primato raggiunto grazie al “patto con il consumatore” per una agricoltura in sintonia con gli interessi della società che guida da decenni le scelte della Coldiretti ed oggi si rinnova di fronte alle nuove sfide. A partire dalla necessità di assicurare un giusto reddito alle imprese rafforzandone la posizione lungo la filiera alimentare e combattendo le pratiche commerciali sleali. Una necessità per difendere la sovranità alimentare del Paese di fronte alla crescente instabilità politica e climatica. Ma occorre anche garantire la reciprocità negli scambi commerciali assicurando che dietro tutti i cibi che arrivano sulle tavole ci sia un percorso di qualità che riguarda la tutela del lavoro, dell’ambiente e della sicurezza alimentare, nell’interesse delle imprese, dei cittadini e dell’intero Paese.

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