il Punto Coldiretti

Piano fitofarmaci “bocciato” da Coldiretti, Ministeri disponibili a rivederlo

Il 5 dicembre i Ministeri dell’Agricoltura, dell’Ambiente e della Salute hanno presentato ufficialmente il Piano nazionale di attuazione della dir. 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.

I coordinatori dei quattro gruppi di lavoro che hanno lavorato alla stesura del Piano hanno illustrato i contenuti dello stesso con riferimento ai cinque assi portanti delle misure previste dalla direttiva che sono: formazione per gli utilizzatori, distributori e consulenti; controlli delle attrezzatture per l’applicazione dei prodotti fitosanitari; difesa fitosanitaria a basso apporto di prodotti fitosanitari; irrorazione aerea, misure specifiche per la riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari in ambito extra-agricolo; misure specifiche per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile e per la riduzione dei prodotti fitosanitari nei siti della Rete Natura 2000 e nelle aree naturali protette.

Coldiretti è intervenuta nel dibattito, evidenziando due aspetti. Uno metodologico, sottolineando come il Piano sia stato elaborato senza alcuna concertazione con le organizzazioni professionali agricole che sono state considerate come  “fastidiosi corpi estranei” nella fase di elaborazione delle misure applicative, invece, che come soggetti in grado di apportare un contributo utile sulla base dell’esperienza accumulata in tutti questi anni dalle imprese agricole nell’impiego di tali prodotti e dai servizi di assistenza tecnica posti in essere.

Le organizzazioni avrebbero potuto indicare, infatti, i campi di intervento nei quali effettivamente si rende necessario migliorare il sistema attuale conformemente a quanto previsto dalla direttiva, piuttosto che andare a moltiplicare il numero degli adempimenti senza tener conto che gli imprenditori agricoli - grazie a tutto il complesso di norme previgenti - hanno già da tempo intrapreso il percorso dell’uso sostenibile come evidenzia il dato incontrovertibile del Ministero della Salute per cui, nel 2011, solo lo 0.3% dei campioni ortofrutticoli analizzati mostra una presenza di residui di antiparassitari irregolari.

L’Italia sfiora quindi il 100% della sicurezza alimentare in merito all’uso di fitofarmaci e  ciò dimostra che le imprese agricole sono professionalmente all’avanguardia nell’uso sostenibile e rigoroso di tali prodotti.

Coldiretti ha, poi, sottolineato come il Piano non abbia una copertura finanziaria e, quindi, non è chiaro come sia possibile realizzare concretamente tutte le misure previste, soprattutto quelle relative alla formazione, se le Regioni non potranno disporre di risorse finanziarie.

Altro aspetto riguarda il fatto che le Amministrazioni competenti  non hanno effettuato una stima  dei costi medi aziendali che l’attuazione di tali misure  comporterà  per le imprese agricole. Coldiretti ha stimato che il controllo di una singola attrezzatura, ad es. di  un atomizzatore,   comporterà in media per l’agricoltore una spesa di  170 euro.

Considerato poi che potrebbero dover essere sostituiti dei pezzi e che le attrezzature presenti in azienda sono spesso più di una, questa cifra è destinata inevitabilmente a salire. A ciò si dovrà  aggiungere il costo relativo ai corsi per il rilascio delle autorizzazioni all’acquisto dei fitofarmaci, i cosiddetti patentini, che attualmente per un corso di 18 ore si aggira intorno  ai 150 euro. Ai sensi della direttiva il numero di ore è decisamente più alto, quindi, anche in questo caso il costo sarà maggiore rispetto a quello attuale.

Il Ministero delle Politiche Agricole ha evidenziato che si attende una maggiore definizione delle novità che saranno introdotte con la riforma della Politica Agricola Comune, attualmente in discussione, per verificare se e dove è possibile collocare, nei Piani di Sviluppo Rurale,  un sistema di aiuti che possa sostenere le imprese agricole in questo processo di adeguamento alle nuove norme.

Altro aspetto critico sottolineato da Coldiretti è che il Piano, soprattutto nel capitolo dedicato alla difesa integrata, sembra promuovere un divieto anticipato di impiego delle sostanze attive candidate alla sostituzione, secondo il reg. 1107/2009, impedendo così agli agricoltori italiani di utilizzare sostanze attive che in altri Stati membri continueranno ad essere impiegate fin quando la Commissione Ue, alla luce dei nuovi criteri di selezione, non rinnoverà più l’autorizzazione all’immissione in commercio.

In effetti, tutto ciò è riconducibile ad un‘impostazione voluta dal Ministero dell’Ambiente e da sempre contestata da Coldiretti, per cui l’obiettivo è a priori quello di ridurre quantitativamente l’uso dei fitofarmaci senza considerare poi se ci sono molecole sostitutive altrettanto efficaci per la lotta a quei parassiti che giustificano ancora  la presenza sul mercato di alcuni prodotti fitosanitari.

Se dovesse permanere tale impostazione i danni per la nostra agricoltura, caratterizzata dalla presenza di moltissime colture minori,  sarebbero devastanti e soprattutto in controtendenza con l’impostazione della direttiva 2009/128/Ce che prevede un processo graduale di riduzione dell’uso dei fitofarmaci, ma prima di tutto sottolinea la necessità di promuovere la sostenibilità nell’impiego dei prodotti fitosanitari  ricorrendo a misure di mitigazione del rischio per poi passare in ultima istanza alla riduzione quantitativa degli stessi, ma sempre compatibilmente con l’esigenza di tutela la produttività dell’agricoltura.

E’  importante sottolineare, infatti, che il processo di riduzione quantitativa dei fitofarmaci secondo i dati Istat, è ormai in atto da un decennio, ma non è possibile, al momento, ridurne quantitativamente l’uso al di sotto di un certo limite, se non si vuole determinare la totale perdita di competitività dell’agricoltura italiana e degli elevati standard qualitativi che rendono il nostro patrimonio agroalimentare famoso nel mondo.

La conseguenza diretta sarebbe un aumento delle importazioni di prodotti agricoli da paesi che usano sostanze attive vietate in Italia da anni, esponendo così i consumatori ad un reale rischio per la propria salute, dovuto alla presenza di residui di antiparassitari in quantità e in specie effettivamente pericolose.

Il confronto si è chiuso con il parere totalmente negativo di Coldiretti sul Piano e della maggior parte di coloro che sono intervenuti al dibattito, ma anche  con  l’impegno, da parte dei Ministeri competenti, di procedere ad una revisione del documento sulla base delle osservazioni che perverranno, con particolare attenzione a quelle delle organizzazioni agricole.  L’adozione del Piano è stata, quindi, procrastinata ai primi mesi del nuovo anno.

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