Osservatorio Inps, il 2,8% dei lavoratori è pensionato
Pubblicato dall’Inps pochi giorni fa il consueto Osservatorio su lavoratori dipendenti e autonomi, utile per comprendere le dinamiche occupazionali e le prossime politiche attive del lavoro. I dati riportati nel Report Statistico si riferiscono ai lavoratori per il periodo 2014-2023. Il rapporto rileva che nel 2023 il mercato del lavoro segna una crescita e stabilità ed evidenzia che il numero totale di lavoratori in Italia ha raggiunto i 26,6 milioni, segnando un incremento dell’1,2% rispetto al 2022 e un incremento ancora più significativo (del 4,2%, ovvero +1.079.000 lavoratori) rispetto al 2019, l’anno pre-pandemia. I lavoratori compresi nell’Osservatorio sono tutti gli assicurati presso le diverse gestioni previdenziali Inps, coprendo circa il 95% degli occupati regolari in Italia. Quali sono i dati maggiormente significativi del mercato del lavoro nel 2023? Scopriamoli. Il numero totale di lavoratori è stato ben 26.618.000, con un incremento di circa 316.000 unità rispetto all’anno precedente, si rilevano poi un numero medio di settimane lavorate di 43,2 settimane, grandezza leggermente superiore rispetto al 2019 (42,9 settimane). Venendo alle retribuzioni, il reddito medio annuo è pari a 25.259 euro ed è in crescita del 2,9% rispetto all’anno precedente. La distribuzione territoriale, invece, è la seguente: la maggior parte dei lavoratori è concentrato nel Nord Ovest con il 29,2% (7,8 milioni di lavoratori), segue il Nord Est con il 22,7% (6 milioni di lavoratori), poi il Centro con il 21,2% (oltre 5,6 milioni di lavoratori), è la volta poi del Sud con il 18,5% (circa 5 milioni di lavoratori) e infine le Isole con l’8,4% (2,2 milioni di lavoratori). Nell’Osservatorio rileviamo che i lavoratori italiani lavorano dopo la pensione e sono il 2,8% del totale, ovvero un totale di 737.496 lavoratori. L’incidenza massima di questa categoria è data dai lavoratori iscritti alla gestione separata e comprende per il 29,9% altri collaboratori, per il 15,9% amministratori, per il 13,2% collaboratori, per il 24,7% autonomi agricoli, per il 13,1% lavoratori occasionali, per l’11% artigiani e per il 9,3% Commercianti. Le categorie di lavoratori considerate sono tredici di cui: quattro afferenti al lavoro dipendente (dipendente privato e pubblico, operaio agricolo, domestici); quattro afferenti al lavoro indipendente (artigiano, commerciante, agricolo autonomo, prestatore di lavoro occasionale); cinque, infine, sono articolazioni dei parasubordinati, ossia i contribuenti alla gestione separata, professionisti non iscritti a una cassa previdenziale di un Ordine professionale, amministratore, collaboratore (coordinato e continuativo), in percorso post-laurea (tutti i dottorandi e gli specializzandi in medicina), altro collaboratore. Nelle rilevazioni restano però esclusi i professionisti iscritti alle Casse previdenziali degli ordini e alcune categorie di lavoro autonomo occasionale esentate dalla contribuzione. Questi dati sono sintomo di una maggiore stabilità economica e opportunità professionali, grazie alla resilienza del mercato del lavoro italiano e la continua crescita del numero di lavoratori. |
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