il Punto Coldiretti

Riforma delle norme bio, sì alla fine della deroga sulle sementi

Coldiretti ha risposto ad una consultazione avviata dal Copa Cogeca sul problema della produzione sementiera biologica, esprimendo parere positivo alla norma della proposta di regolamento di riforma della legislazione sull’agricoltura biologica,  che stabilisce l’eliminazione della deroga che attualmente consente, in via eccezionale, il ricorso all’impiego di sementi convenzionali.

Coldiretti, ha  evidenziato che il problema della disponibilità di sementi biologiche  è molto complesso in quanto ancora oggi vi sono diversi ostacoli da affrontare e questioni insolute cui la ricerca ha iniziato, da poco più di un ventennio, a cercare risposte. La deroga prevista dalla legislazione comunitaria all’obbligo di  utilizzo esclusivo di sementi e materiale di riproduzione vegetativo derivante da piante madri che siano state allevate con metodo biologico, già prevista dal reg. CEE 2092/91, non ha consentito nel tempo di favorire una produzione adeguata di sementi bio.

Se si esaminano gli dati resi disponibili dall’Ense (Ente Nazionale Sementi Elette), si nota che il numero di deroghe concesse in Italia, anziché diminuire, negli anni sono aumentate. Si è passati da 33.663 deroghe richieste nell’anno 2004 a 35.258 nel 2012. Di queste, nel 2004, sono state concesse 28.898 deroghe,  a fronte di ben 32.085 nel 2012. Inoltre, il continuo ricorso alla deroga per l’uso di sementi convenzionali ha impedito la disponibilità di varietà adatte all’agricoltura biologica, visto anche l’insufficiente livello di ricerca nel settore. In sostanza, la deroga ha, purtroppo, legittimato un utilizzo massiccio di sementi convenzionali, a discapito delle sementi prodotte con metodi biologici già di per sé scarse, che, peraltro, spesso mal si prestano al regime biologico.

Il mondo della ricerca scientifica, chiamato a risolvere le problematiche citate, si sta muovendo verso un’unica direzione che mira a sviluppare nuove e diversificate varietà che abbiano caratteristiche agronomiche, fisiologiche e qualitative diverse rispetto a quelle utilizzate nell’agricoltura convenzionale ed in particolare che diano prestazioni adeguate in relazione alle diverse condizioni agro-ambientali nelle quali vengono coltivate. 

Appare chiara la necessità di rafforzare la ricerca, soprattutto per valorizzare varietà autoctone locali con caratteristiche di rusticità tale da garantire maggiore resistenza alle avversità con bassi input. Andranno in tale direzione intensificati interventi di miglioramento genetico, al fine di produrre materiale moltiplicabile in strutture adatte, ampiamente disponibile e conservabile con tecniche compatibili con la normativa sull’agricoltura biologica. Per quest’ultimo aspetto, in particolare, dovranno essere investigati principi attivi per la concia e la disinfestazione delle sementi e dei materiali di propagazione e per la loro conservazione e condizionamento.

Inoltre, il regolamento comunitario recentemente approvato sul materiale vegetale non ha tenuto in alcun conto la specificità del mercato delle sementi biologiche. Il diritto degli agricoltori di scambiare i propri semi non può essere limitato: questo rappresenta una condizione fondamentale per  avere sementi al 100% biologiche. Questi scambi sono indispensabili alle selezioni che operano a livello locale gli agricoltori  che garantiscono la costante evoluzione della biodiversità coltivata. Infatti, è anche con tali selezioni che si permette l’adattamento locale delle piante all’estrema diversità dei territori e alla crescente variabilità dei climi, senza fare ricorso in modo esagerato a fertilizzanti e pesticidi chimici.

Per sua natura e caratteristica, il produttore biologico o commercializza il prodotto su mercato nazionale  o si affida all'esportazione, difficilmente è interessato ad entrambi. Nel primo caso necessita di varietà particolari o di interesse locale. In tal caso si tratta di ecotipi non iscritti al Registro varietale e non commercializzabili. Nel secondo caso si affida a prodotti di interesse "globale", cioè a varietà ibride commercializzate a livello mondiale dalle multinazionali del settore e conosciute in quanto prodotte convenzionalmente. In realtà ciò che serve é sostenere il ruolo attivo degli agricoltori nella produzione delle sementi e nell'innovazione varietale. Solo cosi si potrà rispondere alle necessita degli agricoltori biologici che chiedono varietà appropriate ai loro diversi contesti di coltivazione, trasformazione e mercato secondo il principio “ad ogni territorio il suo seme, a ogni seme il suo territorio”.

Esaminando i dati dell’Ense relativi alle superfici investite a sementi biologiche si rileva che è attualmente possibile ottenere a breve una produzione al 100% bio, come prevede la proposta di regolamento,  per avena, cece, frumento duro, cece, farro, loglio, trifoglio, veccia, Un aspetto critico è la mancanza di sementi relative agli ortaggi biologici. Nel 2004 il numero di richieste di deroga era 11.158 a fronte di 9.327 deroghe concesse. Nel 2012 le richiede di deroga salgono a 13.054 a fronte di 11.501 deroghe concesse. Le ortive sono, pertanto, le sementi quelle per le quali occorre incentivare in modo sensibile la produzione con metodo biologico.

Si evidenzia che i dati relativi all’Italia sulla produzione di sementi biologici risalgono al 2012 in quanto la banca dati istituita dall’Ente Nazionale Sementi Eletti (sito Internet: http://www.ense.it/) a causa della spending review non è stata rifinanziata. Di qui l’importanza che a livello europeo siano destinati dei fondi non solo per la costituzione della banca europea delle sementi biologiche, ma anche per le singole banche dati nazionali in modo da creare un sistema di rete che consenta un flusso di dati dai singoli Stati membri alla banca europea. In tal modo, sarà possibile monitorare compiutamente il mercato delle sementi.

In conclusione, secondo Coldiretti  la deroga sulle sementi, nonostante le attuali difficoltà,  deve essere eliminata, così come prevede l’attuale proposta di regolamento,  altrimenti non è possibile avviare un percorso di sviluppo del mercato delle sementi biologiche che rischia di essere procrastinato infinitamente nel tempo, impedendo la realizzazione di una filiera al 100% bio.

Registrato presso il Tribunale Civile di Roma, Sezione per la Stampa e l'Informazione al n. 367/2008 del Registro della Stampa. Direttore Responsabile: Paolo Falcioni.
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