il Punto Coldiretti

Studio della Commissione Ue, illogico coltivare il transgenico

In accordo con la direttiva 2001/18 (Ce) sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati, la Commissione, nel dicembre del 2008, al fine di relazionare sull’attuazione della direttiva ha invitato gli Stati membri a descrivere e valutare le implicazioni socioeconomiche della coltivazione di tali organismi, con riguardo anche alle prospettive future.

Sebbene vi sia stata larga partecipazione all’indagine, alla quale gli Stati hanno contribuito soprattutto attraverso la compilazione di un apposito questionario loro proposto, dagli apporti ricevuti non emerge un quadro chiaro e scientificamente completo delle opinioni in merito. Si tratta, infatti, di contributi - principalmente rivolti a rilevare le conseguenze economiche ricadenti sulle grandi aziende - ricavati da fonti eterogenee (studi, sondaggi, sperimentazioni), spesso privi di una necessaria rielaborazione critica, limitati a rappresentare una mera catalogazione di opinioni e basati, per lo più, su studi elaborati da Paesi terzi. Risulta, quindi, impossibile individuare chiaramente posizioni o tendenze a livello nazionale o europeo e darne una sistemazione statisticamente significativa.

Le poche conclusioni che possono trarsi dall’indagine, peraltro, mettono in risalto l’estrema variabilità degli effetti economici che si avrebbero dalla coltivazione di prodotti transgenici, legati ad una serie di fattori (dimensioni dell’azienda agricola, grado di sviluppo del Paese, tipo di varietà di Ogm coltivata) che ne rendono difficile la realizzazione. Addirittura nulli, invece, i risultati relativi agli aspetti sociali della pratica in esame.

Proprio la frammentarietà delle informazioni ricevute e la scarsa validità scientifica su cui poggia la maggior parte di esse, finiscono per rappresentare il risultato ottenuto dalla consultazione che, proprio per questa ragione, evidenzia, ancora una volta, l’impossibilità di sostenere in modo logicamente argomentato l’ipotesi della coltivazione di prodotti Ogm in Europa.
 
Anche per quanto riguarda la questione della coesistenza, analizzando i risultati dei progetti di studio promossi dalla Commissione nell’ambito del quinto e del sesto programma quadro di ricerca, si evince l’impossibilità pratica di porre in essere misure idonee di coesistenza, che richiederebbero la sussistenza di condizioni indisponibili relative alle caratteristiche delle sementi, a fattori ambientali, a pratiche locali e ad una rigida organizzazione della catena di approvvigionamento generando, peraltro, costi specifici elevati.

Si conferma, così, come più volte sostenuto da Coldiretti, la fragilità dei presupposti su cui poggiano le argomentazioni di chi promuove l’utilizzo delle colture transgeniche e l’inammissibilità di tale pratica in assenza di una solida base scientifica e di un quadro chiaro e completo delle implicazioni socioeconomiche che essa avrebbe nel quadro dell’agricoltura comunitaria.

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