Incendi, allarme nei boschi italiani: già 3.900 ettari bruciati nei primi quattro mesi del 2026
Dall’inizio dell’anno Ispra ha rilevato 340 grandi incendi su tutto il territorio nazionale. Secondo le elaborazioni dell’Istituto quasi la metà delle superfici colpite – circa 1.900 ettari – riguarda ecosistemi forestali. Tra le aree più danneggiate figurano circa 1.300 ettari di boschi di querce e boschi misti, 300 ettari di boschi di leccio, sughera e macchia alta e altri 300 ettari di foreste di conifere. L’andamento degli incendi, spiegano gli esperti, è rimasto relativamente contenuto fino alla fine di marzo, in linea con i livelli minimi registrati nel periodo 2019-2025. Da aprile, però, la situazione ha mostrato un’accelerazione progressiva, aggravata dal vasto incendio del Monte Faeta in provincia di Lucca, che ha riportato i valori sopra la media degli ultimi anni. “Le attività di monitoraggio satellitare e di analisi degli impatti sugli ecosistemi naturali consentono di valutare con precisione i trend e gli effetti dei cambiamenti climatici”, spiega Roberto Inghilesi, responsabile del Centro di Sorveglianza Ambientale dell’Ispra. “Un aspetto fondamentale è la capacità resiliente dei boschi rispetto agli incendi”. Il tema della prevenzione resta centrale. In Italia, infatti, solo due foreste su tre sono sottoposte a una gestione attiva, con interventi di manutenzione, cura e prevenzione. Le aree abbandonate risultano molto più vulnerabili agli incendi, con pesanti conseguenze ambientali, economiche e sociali. Per ricostituire un bosco devastato dal fuoco possono essere necessari fino a 15 anni. Coldiretti ha stimato che circa il 60% dei roghi ha origine dolosa. Per questo diventa fondamentale rafforzare il presidio delle imprese agricole e forestali nelle aree interne e montane, dove svolgono un ruolo decisivo non solo nella prevenzione degli incendi ma anche nella tutela del territorio e nel contrasto al dissesto idrogeologico. |
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