il Punto Coldiretti

Se la temperatura aumentasse di 2 °C aumenterebbero i Paesi a rischio di insicurezza alimentare  

Un’analisi condotta dall’Istituto Internazionale per l’Ambiente e lo Sviluppo (IIED) evidenzia che la crisi climatica avrà un impatto sproporzionato sui sistemi alimentari delle nazioni più povere, ampliando il divario tra i paesi più e i meno vulnerabili. Sebbene il riscaldamento globale aumenti il rischio di insicurezza alimentare in tutto il mondo, si prevede che i sistemi alimentari dei paesi a basso reddito si deteriorino sette volte più velocemente di quelli delle nazioni ricche. “I sistemi alimentari odierni – ha spiegato una ricercatrice dello IIED – sono profondamente interconnessi. Gli shock climatici in una delle principali regioni produttrici possono propagarsi attraverso le catene di approvvigionamento globali e innescare la volatilità dei prezzi altrove.

Anche se i paesi ad alto reddito rimangono relativamente sicuri dal punto di vista alimentare, non saranno immuni dagli impatti dell’instabilità climatica sui mercati alimentari globali”. L’IIED ha sviluppato un Indice di Sicurezza Alimentare per 162 paesi, che misura la vulnerabilità del sistema alimentare di un paese e stima come il collasso climatico potrebbe modificare lo scenario attuale. L’indice valuta inoltre l’impatto della crisi climatica su quattro “pilastri” dei sistemi alimentari: disponibilità, accessibilità, utilizzo e sostenibilità e mostra che il rischio non è distribuito in modo uniforme tra i quattro. La sostenibilità e l’utilizzo sono i pilastri più sensibili al clima, il che significa che i primi segni di danni climatici appariranno innanzitutto nei sistemi idrici e igienico-sanitari, causando malnutrizione anche se il cibo è fisicamente presente. Un aumento del rischio climatico sarà inoltre associato a una riduzione dell’accesso al cibo, con un aumento dei prezzi e perturbazioni del mercato.

Nei Paesi a basso reddito, si prevede che l’insicurezza alimentare aumenti in media del 22%, nel caso di aumento di 2 °C. È un allarme che trova riscontro anche in Italia. Coldiretti, in occasione della recente mobilitazione a Bologna, ha evidenziato come negli ultimi quattro anni i cambiamenti climatici abbiano causato oltre 20 miliardi di euro di danni all’agricoltura nazionale. Tra gli episodi più gravi, le alluvioni che nel 2023 hanno colpito l’Emilia-Romagna e, sul fronte opposto, la crescente siccità nelle regioni del Sud. Una tendenza destinata a proseguire anche nel 2026, dopo i quasi 2.800 eventi estremi registrati nell’ultimo anno tra nubifragi, tempeste e ondate di calore, oltre un quarto del totale europeo. Fenomeni che mettono a rischio non solo la produzione agricola, ma anche il Made in Italy agroalimentare, che nella sola Emilia-Romagna vale oltre 37 miliardi di euro. 

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