Grano, la Fao taglia le stime sui raccolti mondiali 2026: pesa la crisi di Hormuz
A pesare sulle prospettive agricole internazionali è soprattutto la crisi legata alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi commerciali mondiali per energia e materie prime. La situazione ha provocato un aumento dei costi dei fattori produttivi, in particolare energia e fertilizzanti, aggravando le difficoltà per gli agricoltori in una fase in cui i prezzi del grano restano relativamente bassi. La Fao ha invece rivisto al rialzo le stime complessive sulla produzione mondiale di cereali per il 2025/2026, attesa a 3,04 miliardi di tonnellate, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente, segnale di una disponibilità globale ancora favorevole sul fronte delle scorte alimentari. Nel rapporto del Sistema di Informazione sui Mercati Agricoli (AMIS), gestito dalla stessa Fao, si evidenzia però come le tensioni geopolitiche stiano creando nuove pressioni sui mercati agricoli internazionali. La difficoltà negli approvvigionamenti di fertilizzanti ha fatto impennare i prezzi di urea e fosfati, riducendo l’accessibilità economica dei fertilizzanti e aumentando i rischi per le future produzioni agricole. In questo scenario, emerge la necessità di rafforzare la sovranità alimentare europea e nazionale, riducendo la dipendenza dall’estero per materie prime strategiche e mezzi tecnici indispensabili all’agricoltura. Per Coldiretti, le tensioni internazionali dimostrano quanto sia importante investire nella produzione agricola interna, nella tutela del reddito degli agricoltori e nella valorizzazione delle filiere Made in Italy. L’aumento dei costi energetici e dei fertilizzanti rischia infatti di comprimere ulteriormente i margini delle imprese agricole, già alle prese con gli effetti dei cambiamenti climatici e con la volatilità dei mercati. In Italia il grano rappresenta una coltura strategica sia per la pasta sia per il pane, simboli della dieta mediterranea e del Made in Italy agroalimentare. Secondo Coldiretti, diventa quindi fondamentale garantire strumenti efficaci per sostenere le aziende agricole, incentivare l’innovazione e difendere la produzione nazionale da squilibri commerciali e speculazioni internazionali che possono mettere a rischio la sicurezza alimentare e la competitività delle filiere italiane. |
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