il Punto Coldiretti

Agricoltura strategica contro gli incendi boschivi

Incendi boschivi, una piaga europea. E l’agricoltura può svolgere una funzione strategica per contenerli. A sostenerlo uno studio pubblicato  sul sito della Commissione agricoltura Ue.  Nel 2025 sono finiti in fumo nella Ue oltre un milione di ettari. Quest’anno non  sta andando meglio e al 25 agosto risultavano già 620mila ettari bruciati  il doppio della media 2006-2025  in questo periodo dell’anno. La Spagna  ha perso 295mila ettari, la Francia 96mila e 91mila l’Italia.

I cambiamenti climatici hanno aggravato la situazione. Ma tra le cause indicate dallo studio europeo ci sono i cambiamenti nella gestione del territorio, il comportamento umano e soprattutto “lo spopolamento rurale, l’abbandono delle pratiche agricole tradizionali e l’insufficiente gestione attiva delle foreste”.

Per affrontare quella che è diventata ormai una emergenza la Commissione europea  nel marzo scorso ha adottato una “comunicazione sulla gestione integrata del rischio incendi boschivi” che ha un punto fermo  nella gestione attiva dei terreni e delle foreste. La “comunicazione” per questo ha  evidenziato l’importanza del ruolo degli agricoltori e silvicoltori. E ha sottolineato il contributo della Politica agricola comune.

Gli agricoltori contribuiscono a limitare la diffusione e l’intensità degli incendi. Grazie infatti alla loro presenza nelle zone rurali è possibile attivare un intervento rapido. Gli agricoltori, spiega ancora il documento, in caso di incendi hanno un ruolo fondamentale per ripristinare i paesaggi agricoli e forestali attraverso il reimpianto, la risemina, il rimboschimento e il recupero dei terreni. L’agricoltura attiva può ridurre il rischio di incendi limitando la biomassa combustibile e mantenendo i paesaggi produttivi e gestiti. 

Lo studio indica alcune azioni prioritarie.

La prima sono i “paesaggi a mosaico agricolo” che disgregano la vegetazione e possono aiutare a rallentate la diffusione del fuoco.

La seconda il pascolo, in particolare quello estensivo che – spiega il documento “aiuta a controllare le erbe e gli arbusti che possono alimentare gli incendi e possono ridurre l’intensità e la diffusione del fuoco”.

Agroforestazione e attività silvo-pastorale combinando colture e bestiame riducono la vegetazione secca e prevengono l’abbandono dei terreni soprattutto nelle regioni mediterranee. E infine le colture permanenti come i vigneti e gli oliveti possono svolgere un’azione di “rompifuoco”.

Essenziale poi  per la prevenzione degli incendi boschivi e la resilienza una gestione forestale attiva e sostenibile. Importanti le infrastrutture e le attrezzature forestali dalle strade ai serbatori d’acqua.

La Commissione spiega poi che la Pac “è una fonte fondamentale di finanziamento Ue per la prevenzione degli incendi boschivi perché aiuta gli agricoltori e i silvicoltori a mantenere la terra attiva. Circa un miliardo del budget Pac è destinato alla prevenzione e al ripristino delle foreste a seguito di catastrofi naturali come gli incendi, mentre 4,2 miliardi sono finalizzati alla gestione sostenibile delle foreste. La Pac – aggiunge la nota – contribuisce anche indirettamente a mantenere redditizia l’agricoltura, a ridurre l’abbandono dei terreni e a sostenere l’adattamento ai cambiamenti climatici. Un’attenzione particolare è dedicata ai vigneti definiti forti alleati nella prevenzione degli incendi e nel rafforzamento della resilienza rurale.

Un documento importante che riconosce un ruolo forte all’agricoltura, ma che appare un po’ in contrasto con le azioni concrete che la Commissione mette in campo.

I pascoli vengono considerati un antidoto agli incendi. E perché allora la battaglia contro gli allevamenti? Addirittura la prima Commissione von del Leyen era arrivata a  delineare la fine della zootecnia con una spinta verso la carne sintetica. E i vigneti? Certo sulla carta sono definiti alleati nella lotta alle fiamme. Ma la produzione dei vigneti è il vino  che ha rischiato di essere demonizzato da Bruxelles. E che dire dei fondi Pac? La prima proposta era di tagliarli. Poi grazie alla mobilitazione della Coldiretti che ha fatto pressing a tutti i livelli la proposta è rientrata. Ma resta l’amarezza di una decisione iniziale che non aveva tenuto affatto conto dei vantaggi dell’agricoltura e della zootecnia celebrati nel documento sugli incendi. E se è vero come è vero che l’attività agricola è strategica per la tenuta dei territori e per la difesa dal fuoco non si può continuare a mortificare le produzioni europee a vantaggio di quelle dei Paesi terzi. Qualche passo avanti, si veda la decisione sulla carne brasiliana, è stato fatto. Ma anche su questo fronte  è stata durissima l’azione della Coldiretti che non ha perso un’occasione per chiedere con forza il rispetto del principio di reciprocità per garantire ai cibi importati gli stessi standard richiesti a quelli realizzati nell’Unione. Insomma troppe volte Bruxelles predica bene, ma razzola malissimo. E se non ci fosse un’organizzazione come Coldiretti con i riflettori sempre accesi su quello che avviene fuori dai confini nazionali non sarebbero state fermate scelte horror, dagli Ogm ai prodotti realizzati in provetta. E oggi un altro tema forte è quello degli ultra formulati che rischiano di attentare alla salute dei cittadini. Anche questa una “vertenza” targata solo Coldiretti.

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