La lezione del Forum Coldiretti
Una lezione. Il Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Agroalimentare della Coldiretti non è solo un confronto ad ampio raggio sulle questioni cardine del settore che la maggiore organizzazione agricola europea rappresenta, ma è appunto una lezione. I dibattiti che hanno animato la due giorni e che hanno coinvolto i migliori “cervelli” del nostro Paese, dai politologi e medici, dai ricercatori ai banchieri fino ai manager delle principali aziende pubbliche e private oltre a rappresentanti della Chiesa, del Governo e politici di tutti gli schieramenti, hanno confermato che l’obiettivo di questo appuntamento non è solo di fornire un’analisi dei fatti, ma di indicare le possibili vie di uscita. Una lezione dunque. Che colloca sempre di più la Coldiretti in una posizione unica, diversa da quella di tutte le altre rappresentanze e non solo italiane. Coldiretti interpreta i bisogni dei suoi soci agricoltori, protesta quando serve, ma soprattutto propone soluzioni. E le ottiene. Come la riduzione del costo del gasolio agricolo che ha infiammato le piazze. Mentre si bloccavano le strade Coldiretti trattava con le istituzioni, nazionali, ma anche e soprattutto regionali. E i risultati sono arrivati. Seguendo quella che è la sua strategia. Battere sì i pugni sui tavoli, soprattutto di Bruxelles dove principalmente si adottano le scelte di politica agricola, ma per arrivare a un risultato. Non solo per il gusto di denunciare e poi rintanarsi nelle comode stanze. E’ questo il volto di un’organizzazione che si definisce forza amica del Paese. Perché punta i riflettori sull’agricoltura, ma allarga il campo di azione ai cittadini. Le sue battaglie, rilanciate in ogni occasione e che sono state protagoniste anche di questo appuntamento, hanno confermato come sia il benessere collettivo la vera cifra della “politica” di Coldiretti. Una politica non nel senso letterale della parola, ma che incarna quello che dovrebbero essere le azioni politiche e cioè la ricerca del bene collettivo. In questa ottica va letto l’impegno per tutelare la salute del nostro Paese. Etichetta super trasparente, assalto nei porti e presidio delle frontiere, lotta senza se e senza ma ai cibi realizzati in laboratorio, ma anche a quelli ultra formulati, posizioni scomode a cui non sono stati risparmiati attacchi, a volte anche violenti. Ma Coldiretti è andata avanti contro tutto e tutti. Ed è riuscita a centrare l’obiettivo. I cibi “finti” sono stati vietati e sugli ultraformulati si sta rafforzando una posizione critica. Grazie a Coldiretti il velo è stato squarciato. L’organizzazione ha chiamato a raccolta scienziati e medici, ha coinvolto i principali ospedali dal Nord al Sud e qualcosa si sta muovendo. La fondazione Aletheia che il segretario generale Vincenzo Gesmundo ha voluto e sostiene con forza sta svolgendo, grazie al supporto del professor Antonio Gasbarrini, direttore dell’unità complessa Medicina interna e gastroenterologia del Policlinico Gemelli di Roma, e di una pattuglia di medici di alto livello, un’azione forte di informazione. Le terribili prospettive sulla salute dei bambini, la categoria che rischia di più da merendine e bibite piene di coloranti, addensanti e zuccheri sintetici, hanno convinto per esempio il Comune di Roma a inserire nella gara per le mense scolastiche il divieto di utilizzare alimenti ultra processati. Questo è essere forza amica del Paese. E una forza davvero amica del Paese che si rifà alla dottrina sociale della Chiesa non può sostenere la guerra. Perché come ha ricordato Gesmundo aprendo la due giorni del Forum quelli che hanno pagato il costo più alto di tutte le guerre sono stati i contadini. Coldiretti con tutte le sue forze e in tutti i consessi si batterà per sostenere la sua posizione anti bellica in una Unione Europea dove non si parla altro che di riarmo. Il faro è il Papa. Questa è la Coldiretti, certo un po’ scomoda, in un mondo omologato. Ma la sola che è riuscita a sventare i grandi inganni. Per sostenere gli agricoltori? Senza dubbio, perché questa è la sua mission. Ma la lotta contro il cibo spazzatura, quello che va male è per tutti. E anche l’Ue dovrebbe imparare la lezione. |
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