Rapporto Ue, diminuisce l’inquinamento da nitrati
Dalla relazione 2004/2007 pubblicata dalla Commissione europea sull’applicazione della direttiva sui nitrati, che mira a controllare l’inquinamento e migliorare la qualità dell’acqua, emerge una tendenza alla stabilizzazione o alla diminuzione delle concentrazioni di nitrati all’interno dell’Unione europea, grazie anche al contributo fornito dagli agricoltori della Ue. Il primo rapporto sull’Ue a 27 dimostra che la legislazione messa in atto per contrastare la contaminazione delle acque sotterranee e superficiali sta dando buoni risultati. In particolare, per quanto riguarda le acque sotterranee, confrontando i dati del report precedente (Ue 15), il livello si è mantenuto stabile con una tendenza alla diminuzione nel 60% dei siti monitorati. Non mancano però le eccezione. In alcune regioni della Francia, dei Paesi Bassi, dell’Estonia, del Belgio, del Regno Unito, della Slovenia, della Spagna, della Romania e dell’Italia (soprattutto al nord) la concentrazione di nitrati nelle acque sotterranee resta particolarmente elevata. Buoni anche i dati sulle acque di superficie che indicano la stabilizzazione o tendenza alla diminuzione di nitrati nel 70% dei siti considerati vulnerabili. L’Italia, in linea generale, sta seguendo questo trend ma esistono ancora situazioni di criticità. In aumento, rispetto al precedente report, anche la superficie delle aree considerate vulnerabili, quelle a maggior a rischio inquinamento, che nell’Ue a 15 passano dal 43,7% a 44,6%. Nell’Ue 27 queste zone corrispondono al 39,6 % dell’intero territorio europeo con alcuni Stati membri (Austria, Danimarca, Finlandia, Germania, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi e Slovenia) che hanno deciso di non applicare la direttiva per zone vulnerabili ma su tutto il territorio, allo scopo di garantire lo stesso livello di protezione su scala nazionale. L’attuazione della direttiva nitrati ha portato oggi ad aver in Europa 31.000 località di campionamento per le acque sotterranee e 27.000 stazioni di sorveglianza monitorate costantemente. Oltre 300 sono invece i programmi attualmente in atto che comprendono: periodi di divieto di fertilizzazione, un stoccaggio minimo per gli effluenti d’allevamento e norme che limitano l’utilizzo di concime vicino alle acque delle zone sensibili. Si tratta spesso di misure indicate nella stessa direttiva nitrati anche se, dal rapporto emerge che l’Italia, come altri stati membri, ha optato in alcune zone vulnerabili per l’attuazioni di azioni aggiuntive. La relazione indica inoltre un crescente interesse da parte degli agricoltori per metodi d’alimentazione innovativi e per le nuove tecnologie, come il trattamento degli effluenti d’allevamento. In particolare queste vanno dalla semplice separazione delle materia solida e liquida a tecniche più avanzate di trasformazione dei liquami, spesso associate alla produzione di d’energia. Per la Commissione europea le conoscenze scientifiche raggiunte dimostrano gli effetti sinergici delle misure previste nei programmi d’azione soprattutto rispetto al ricorso alle tecniche per il trattamento dell’azoto negli effluenti da allevamento. In sostanza, l’attuazione della direttiva nitrati, oltre a tutelare la qualità delle acque, apporta vantaggi sostanziali in termini di riduzione di ammoniaca prodotta e di emissioni di gas ad effetto serra. |
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