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Sviluppo rurale, via libera agli ultimi dieci Psr

Il comitato per lo sviluppo rurale ha approvato i 10 Piani di Sviluppo Rurale mancati (Molise, Liguria, Veneto, Campania, Calabria, Piemonte, Marche, Sicilia, Puglia, Basilicata), nell’ambito della terza ondata di proposte presentate dagli Stati membri e dalle regioni per l’uso dei finanziamenti che rientrano nel quadro del piano europeo di ripresa economica e della valutazione dello stato di salute della Pac.
Tali finanziamenti sono destinati a fronteggiare problemi cruciali quali la crisi economica, i cambiamenti climatici e la crisi del settore lattiero-caseario.

Si è concluso, così, un ciclo intenso di negoziati fra la Commissione e gli Stati membri, che ha visto la modifica di ben 80 piani di sviluppo rurale, nel periodo compreso tra ottobre e dicembre.
Inoltre, grazie a queste decisioni è stata autorizzata la rapida introduzione di un importo supplementare di circa 4,6 miliardi di euro da investire nel settore agricolo, in quello ambientale e nelle infrastrutture a banda larga per le zone rurali, che costituiscono una priorità per l’Ue nell’ambito del piano europeo di ripresa economica.

Gli Stati membri e le regioni si troveranno così davanti alla scelta dei settori nei quali investire i nuovi fondi supplementari messi a disposizione dall’Ue e potrebbero concentrarsi su una o più delle seguenti priorità: adattamento ai cambiamenti climatici e mitigazione dei relativi effetti, gestione delle risorse idriche, energie rinnovabili, biodiversità e ristrutturazione del settore lattiero-caseario.
Quest’ultima, in particolare, si è resa necessaria a seguito della recente crisi che ha colpito il comparto e richiede misure aggiuntive per migliorare la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti e vari tipi di sostegno agli investimenti legati alla produzione lattiera e all’innovazione.

L’attuale intensificazione degli sforzi nell’ambito dell’adattamento ai cambiamenti climatici e alla mitigazione dei relativi effetti porterà gli Stati membri a potenziare i proprio investimenti in settori quali, ad esempio, l’agricoltura di precisione, la riduzione dell’uso dei fertilizzanti, un migliore stoccaggio del letame, l’imboschimento.

Anche la gestione sostenibile delle risorse idriche rimane una questione cruciale per gli agricoltori europei che saranno portati ad investire nelle tecnologie per il risparmio idrico, nelle tecniche di produzione a basso consumo di acque e in impianti per il trattamento delle acque di scarico nelle aziende agricole.

Per conseguire gli obiettivi europei in materia di sostenibilità si prevede anche un investimento nella produzione di biogas a partire da risiuti organici, nella produzione di energia rinnovabile da biomasse agricole/forestali e nelle colture energetiche perenni. Occorrerà, inoltre, intensificare gli sforzi in materia di biodiversità.

A partire dal 2010 il rendiconto annuale riguarderà anche questi fondi supplementari: gli Stati membri e le regioni dovranno così presentare le spese effettuate nell’ambito dei programmi si sviluppo rurale insieme ai risultati ottenuti con questi investimenti.

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