Parmalat, Marini: “Conta l’italianità del latte”
Qualunque sia il futuro di Parmalat una cosa è certa: il latte made in Italy merita maggiori garanzie e attenzioni. Altrimenti gli agricoltori sono pronti a fare la voce grossa e a scendere in piazza. Lo garantisce Sergio Marini, presidente della Coldiretti, che interviene sulle conseguenze per gli allevamenti italiani nel caso a Collecchio sventolasse bandiera francese. “Noi diciamo soltanto una cosa: l`italianità per noi significa latte italiano, valorizzazione dell`agricoltura italiana e made in Italy che contiene prodotti italiani. Se questo lo fa Lactalis meglio di come oggi lo fa Parmalat, ben venga Lactalis”, ragiona Marini. “Per questo, aggiunge in un colloquio con MF-Milano Finanza, «chiederemo ai francesi, quello che da tempo chiediamo all`azienda di Collecchio: valorizzare la zootecnia e l`allevamento italiano”. Una richiesta ai probabili futuri proprietari di Parmalat, insomma, di un piano industriale che tenga conto dei prodotti italiani ma che non è nuova tra gli addetti ai lavori. Già da diverso tempo, infatti, fa notare Marini, “abbiamo denunciato il fatto che gran parte della produzione Parmalat attuale fosse francese. Per questo, aggiunge, «siamo ancora in piazza per protestare contro l`operato del commissario Bondi”. Il riscontro alle affermazioni del numero uno della Coldiretti è fornito da alcuni numeri resi noti dalla stessa associazione. Nel 2010 il valore delle importazioni in Italia di latte e derivati francesi ha raggiunto i 731 milioni di euro, con un aumento del 42% sul 2009. Una cifra più che doppia rispetto ai 337 milioni relativi all`export di latte e derivati italiani che finiscono Oltralpe. Il perché dello squilibrio è presto detto. Sempre secondo la Coldiretti, nel solo 2010, in Italia sono arrivati quasi 600 milioni di chili di latte e crema di latte, per un valore complessivo di 284 milioni. Il tutto per essere confezionato e venduto sotto marchio italiano perché la griffe tricolore in giro per il mondo vale di più della grandeur francese. Di qui i timori di allevatori e agricoltori, preoccupati sempre più di vedere latte francese travestito da italiano. Una prospettiva che però non spaventa più di tanto Marini che ostenta un certo ottimismo. “E vero”, sottolinea, “che il latte italiano costa di più di quello francese, ma perché ha un maggior valore in quanto made in Italy”. Per Marini, quindi, la differenza di prezzo si giustifica con la migliore qualità del prodotto: “Se Lactalis ha deciso di lanciare un`opa su Parmalat, è proprio perchè vuole comprare un marchio italiano che ha molto valore nel mondo”. Un marchio tra l`altro «che ha dentro Parma, che è la gemma della produzione agroalimentare italiana». C`è la possibilità, però, che al di là delle Alpi la possano pensare diversamente e su questo Coldiretti prepara le barricate. Lactalis potrebbe sì scegliere di mantenere sede e stabilimenti in Italia (come annunciato martedì scorso), ma decidendo di incrementare gli acquisti di latte francese. Se l`ipotesi diventasse realtà, la Coldiretti saprebbe cosa fare: “Non esiteremmo a scendere in piazza e questo lo sa bene anche il governo”. Gli allevatori, avvisa il numero uno dei coltivatori diretti, “non se ne staranno con le mani in mano, ma scenderanno sul piede di guerra”. E il decreto anti-scalate che doveva sbarrare la strada ai tentativi di acquisizione straniera di aziende “di rilevanza strategica”? “Non c`è nessuna regia della Lega dietro l`idea di Tremonti”, risponde Marini, “semmai c`è l`intera classe politica italiana che ha il dovere di difendere l`interesse del Paese e della sua agricoltura”. La realtà è che l`Italia è tra i maggiori importatori di latte del Vecchio Continente e “ogni aumento degli acquisti all`estero può modificare gli equilibri. Certo, se ci fosse stata una cordata italiana, saremmo stati più contenti”. |
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