il Punto Coldiretti

Anbi, Gesmundo: “Basta rincorrere emergenze, servono gli invasi”

Parole chiare  e dirette che centrano subito l’obiettivo. Senza mezze misure o ipocrisie. Il segretario generale della Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, nel suo intervento sul ruolo dell’acqua in occasione della due giorni dell’Assemblea dell’Anbi, ha dimostrato ancora un volta  quale è il volto della Coldiretti, Forza amica del Paese. Quello di un’organizzazione che non tutela solo gli interessi degli agricoltori, ma di tutti i cittadini.Gesmundo ha ricordato come l’acqua  sia ambasciatrice della pace, risorsa strategica che supera anche  per importanza l’energia.

“L’acqua – ha detto nel confronto con il presidente dell’Anbi, Francesco Vincenzi e il  direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana- crea la pace, ma la sua assenza crea la morte”. Ha ricordato la tragedia siciliana dello scorso anno quando gli allevatori furono costretti ad abbattere vacche  geneticamente selezionate per evitare che morissero di sete.Eppure una ricetta per affrontare  le criticità la Coldiretti con l’Anbi l’ha proposta. Non ora , ma da quasi dieci anni.   La realizzazione di invasi con sistemi di pompaggio in grado di conservare come in una cassaforte l’acqua piovana per poi ridarla nei momenti di grande sete all’agricoltura, alle stalle, all’industria e ai cittadini. Con l’opportunità di utilizzare queste strutture per produrre energia. Le opere ci sono, sono cantierabili.

In Italia piove molto: 300 miliardi di litri d’acqua che però si disperdono. Se ne capta solo l’11%, contro più del 35% dei partner europei. E allora perché sono in stand by dal 2017?  I rubinetti a secco, le vacche uccise, sono emergenze che devono essere affrontate subito. Forse, secondo Gesmundo, il vero problema è  che sono considerate prioritarie le grandi opere, come il Ponte sullo Stretto. Ma non è più possibile – ha sottolineato il segretario generale della Coldiretti – che ogni anno si debba organizzare il trasporto dell’acqua in autobotti.

Se si continua così la Sicilia rischia la desertificazione e allora – ha incalzato polemicamente – sul ponte potranno viaggiare solo i fichi d’india.“Avverto – ha detto – una spinta soffusa verso le grandi opere. Ma chi apre il rubinetto e non trova acqua, chi vede i raccolti compromessi o è costretto a rinunciare al proprio patrimonio zootecnico chiede risposte oggi, non tra decenni”L’agricoltura ha bisogno di acqua, un settore che crea ricchezza e occupazione e che svolge un’azione di tutela dei territori. E allora cosa fare?

”Dobbiamo avere – ha spiegato Gesmundo – la capacità di indignarci e di cambiare le storture”.  Con azioni a 360 gradi. Per superare i ritardi di progetti strategici e garantire la riserva di una risorsa strategica, come quella idrica, e per tutelare le migliori coltivazioni italiane, dal grano all’olio, mettendo nel mirino i trafficanti che ne stanno minando il futuro. Vogliamo controlli, controlli e ancora controlli. Con l’impiego di macchinari moderni in grado si stanare le truffe.Questa è la strategia di Coldiretti, questo è l’impegno di una Forza amica del Paese e non solo. Ma che e porta le sue idee e i suoi progetti anche nelle aree più difficili del mondo. Per contribuire a  favorire il processo di pace. Quella pace a cui  ogni giorno fa appello Papa Leone. E a cui si ispira l’unica organizzazione agricola che fa riferimento alla dottrina cattolica-sociale.

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