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Climate change, cambia la posizione delle foreste: non dipende solo dalla temperatura

Il cambiamento climatico sta modificando la distribuzione delle foreste, ma non sempre nel modo previsto. Secondo uno studio condotto dall’Università di Basilea e pubblicato sulla rivista International Journal of Applied Earth Observation and Geoinformation, il limite superiore della vegetazione arborea si sta spostando verso quote più elevate nel 42% dei casi a livello globale, mentre nel 25% arretra.

Un dato che mette in discussione una delle immagini simbolo del riscaldamento globale: quella degli alberi che risalgono le montagne seguendo l’aumento delle temperature. Come sottolinea Sabine Rumpf, del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’ateneo svizzero, la realtà è più complessa e non può essere spiegata soltanto dal clima.

Se da un lato la temperatura stabilisce dove gli alberi possono potenzialmente crescere, dall’altro la posizione reale del limite della vegetazione dipende in larga parte dalle attività umane. Tra i fattori più rilevanti vi sono i cambiamenti nell’uso del suolo: nelle Alpi, ad esempio, l’abbandono dei pascoli d’alta quota favorisce la ricrescita spontanea degli alberi, determinando uno spostamento verso l’alto del limite forestale.

Lo studio evidenzia infatti che più un territorio è stato sfruttato in passato, maggiore è l’influenza delle trasformazioni nell’uso del suolo sulle dinamiche attuali della vegetazione. Non solo: anche eventi come gli incendi giocano un ruolo chiave, essendo responsabili del 38% degli spostamenti verso il basso del limite degli alberi a livello globale.

Questi risultati mostrano come il limite altitudinale della vegetazione arborea non sia un semplice indicatore del riscaldamento globale, ma il risultato di una combinazione di fattori climatici e antropici. Per comprendere davvero le trasformazioni in atto negli ecosistemi è quindi necessario considerare sia gli effetti del cambiamento climatico sia l’impatto diretto delle attività umane sul territorio.

In questo contesto, emerge l’importanza di una gestione sostenibile del suolo e delle aree montane, capace di bilanciare conservazione, attività agricole e prevenzione dei rischi ambientali, in un quadro di cambiamenti globali sempre più complessi.

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