il Punto Coldiretti

Contro il cibo sintetico arriva una norma ad hoc nella Legge di Bilancio

La tre giorni del Villaggio dei contadini, nel cuore di Palermo, si è conclusa con un primo successo incassato dalla Coldiretti: il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, ha annunciato dal capoluogo siciliano che nel collegato alla legge di Bilancio (che ha già recepito molti interventi proposti dalla Coldiretti) ci sarà una norma contro i cibi sintetici. Ha sottolineato comunque che la partita si gioca anche a Bruxelles. Una strada lunga e difficile, ma il ministro ha sposato con convinzione la battaglia della Coldiretti. Intanto però un risultato è stato centrato grazie alla raccolta di firme che ha sfondato quota 350mila. E non solo per aver acceso i riflettori su una vera emergenza, ma per avere creato una nuova sensibilità sulla necessità di tutelare il Made in Italy. Lo stesso ministro ha affermato che l’idea di aggiungere “sovranità alimentare” al nome del ministero è nata proprio in un’assemblea di Coldiretti.

E’ stato un confronto a tutto tondo quello che ha animato i tre giorni di lavori con due temi che hanno tenuto banco: i prodotti alimentari sintetici e la redditualità del settore agricolo, con l'intervento oltre che di Lollobrigida anche del ministro alle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini.

Il segretario Gesumundo ha aperto le sessioni di lavoro lanciando attacchi serrati al rischio di deriva della Dieta Mediterranea che potrebbe essere annientata dai cibi ultra processati. Perché – ha denunciato - stanno già bussando alla porta. Ha sottolineato come ci si stia facendo scudo della lotta all’inquinamento per spalancare le porte ai menù finti. Bene la transizione – ha detto Gesmundo – ma non permetteremo a nessuno di far entrare questi prodotti “devono passarci sopra con i loro carri armati”.

L’Italia - ha detto- deve diventare il primo Paese che vieta la fabbricazione e il commercio di prodotti alimentari realizzati in provetta. Per questo il segretario generale ha definito l’appuntamento di Palermo “ e giornate della militanza”. Ha affermato che uno sparuto gruppo di big della farmaceutica e dell’hi tech, nelle cui mano si concentra più del 50% della ricchezza mondiale, sta portando avanti questo business per “impossessarsi così dell’unico campo oggi libero”. E l’obiettivo di espellere dal mercato le aziende agricole. Coldiretti alzerà perciò le barricate per scongiurare che si realizzi il disegno che sta prendendo corpo nella Ue e cioè trasformare l’Europa in un giardino rovinando tutto il resto. “Diventeremo uno scudo umano, partigiani della difesa del cibo naturale”.

Il presidente Prandini ha ricordato che “Coldiretti ha una faccia e una sensibilità” che si declina con la trasparenza. E non si è mai piegata alle logiche di alcune multinazionali e a quelle speculative. Altre organizzazioni – ha evidenziato – che siedono nel Copa Cogeca, in Italia si dichiarano contrarie al cibo sintetico, poi però hanno firmato nella Ue documenti che lasciano spazio a una quota di simil carne. Coldiretti invece è pronta ad alzare le barricate perché si parte dalle bistecche, ma poi passando per latte, uova, formaggi e salumi si arriva al pesce. In tempi non sospetti – ha aggiunto Prandini – abbiamo difeso strenuamente la biodiversità. Ci siamo schierati a favore dei vitigni autoctoni perché riteniamo che sia “sia una esperienza unica degustare il vino solo in quel territorio”. Ha ribadito un’altra visione della Coldiretti: non solo produrre, ma invertire la tendenza dell’abbandono delle terre che ha sottratto il 30% della superficie agricola nel nostro Paese. E questo, secondo il numero uno di Coldiretti, è avvenuto anche perché non sono state realizzate infrastrutture. A partire da quelle idriche, ma senza dimenticare le ferrovie, le autostrade e i porti.

Non è uno spot, ma un altro ormai “storico” cavallo di battaglia della Coldiretti. Tutto finalizzato a garantire il giusto reddito ai produttori. Solo infatti con un sistema logistico e infrastrutturale adeguato è possibile superare quel gap che penalizza l’agricoltura italiana e in particolar modo la Sicilia e la Sardegna. “La differenza – questo il messaggio ribadito da Prandini – va colmata con investimenti in infrastrutture”.

E ha anche sottolineato l’effervescenza dell’agricoltura proprio sul fronte degli investimenti: “Il Pnrr ha stanziato 1,3 miliardi per le filiere, ma sono arrivate domande per 6 miliardi”. La voglia per le imprese agricole di fare di più c’è. E ci sono spazi per crescere. L’export agroalimentare ha raggiunto 60 miliardi, ma per Prandini bisogna “aggredire” quei 120 miliardi di italian sounding che devono essere riportati al vero made in Italy.

Coldiretti sta trattando perciò con i ministri Fitto e Lollobrigida per ampliare la dotazione destinata alle filiere. Ma ha anche ricordato un’altra emergenza che rischia di piegare gli agricoltori, in particolar modo quelli che operano nelle aree interne, e cioè la fauna selvatica che distrugge mediamente il 30% dei raccolti, ma con punte fino al 70%. Si tratta di ostacoli che frenano lo sviluppo di un settore che per Coldiretti oggi ha tutte le carte per diventare la vera locomotiva dell’Italia, in termini di ricchezza e valore aggiunto. In grado di attrarre i giovani, ma solo a condizione di garantire loro un giusto guadagno.

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