il Punto Coldiretti

Prandini: “Ora serve rafforzare la capacità produttiva”

Più produzione meno spreco: non è accettabile che nel 2021 più del 40% del cibo non arrivi ai cittadini. Lo ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, alla conclusione del convegno promosso dalla Coldiretti di Bergamo su “Il paese riparte dall’agricoltura. Dal territorio al cibo, scenari di futuro” al quale hanno partecipato numerose autorità e in particolare sono intervenuti il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, e monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo. Dal ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli un contributo video.

Il dibattito sulle prospettive future del settore è stato animato da Giuliano Noci, ordinario di Marketing al Politecnico di Milano e pro rettore, Maurizio Martina, vice direttore della Fao, Paolo De Castro, europarlamentare e Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura e sistemi verdi della Regione Lombardia. Ripartenza dunque e da un luogo simbolo della tragedia che ha colpito l’Italia. Lo ha evidenziato, presentando l’incontro, il presidente della Coldiretti di Bergamo, Alberto Brivio. L’agricoltura non si è mai fermata e ha garantito sicurezza negli approvvigionamenti e tranquillità sociale. Da Bergamo dunque la ricetta per un rilancio del settore che è diventato la seconda industria manifatturiera del Paese.

Per Prandini è necessaria una visione strategica che punti a un rafforzamento della capacità produttiva. Il presidente della Coldiretti ha rilanciato sulla necessità di un modello per distribuire il vero made in Italy e portare così l’italianità nel mondo. Perché è vero che 50 miliardi di export agroalimentare sono un risultato importante, ma i 100 miliardi di italian sounding - ha affermato - vanno visti come un obiettivo non un problema.

La sfida dunque è fare rete. Proprio la strategia di essere all’interno di un sistema ha portato alla costituzione di Filiera Italia – ha aggiunto- che "ci ha consentito di pensare in una logica nuova non più di contrapposizione tra agricoltura, industria e grande distribuzione. Con Filiera Italia si ragiona con tutti con l’obiettivo di dare più reddito alle imprese agricole". Poi il riferimento al Recovery Plan: solo risorse? No, perché, ha spiegato che per la Coldiretti sono più importanti le riforme istituzionali che garantiscano competitività alle imprese. Quanto alle risorse la sfida è quella della logistica, dell’interconnessione, delle grandi navi che consentono di ridurre i costi dei container.

Prandini ha promosso la sfida della sostenibilità, ma ha anche precisato che quella italiana è l’agricoltura più sostenibile a livello mondiale è lo è anche la zootecnia. Spazio poi per lo sviluppo futuro alle agroenergie, biogas, biometano per le quali – ha chiesto semplificazione. Nessuna preclusione per il fotovoltaico sui tetti, ma non sulle superfici fertili perché “sarebbe un insulto alla capacità produttive”. Altro tema caldo quello del riconoscimento del giusto reddito e per questo Prandini ha confermato la centralità della normativa di contrasto alle pratiche sleali che dovrà favorire il riequilibrio all’interno della filiera perché i prezzi non potranno più andare sotto i costi di produzione. Bisogna creare le condizioni che garantiscono la permanenza degli agricoltori e in particolare dei giovani: dobbiamo fare in modo che quelli che vogliono impegnarsi in agricoltura poi restino.

Una scommessa è la nuova Pac e si giocherà molto in Italia: una priorità è non abbandonare la zootecnia in termini di contributi. Cruciale è l’impegno a livello Ue contro il nutriscore, “bisogna contrastare - ha sottolineato -l’omologazione e i prodotti di laboratorio: non quindi a semafori o indicazioni su quello che fa bene e male senza indicare qualità e quantità. La partita importante si giocherà nella Ue e per questo, secondo Prandini, bisognerà porre molta attenzione su chi rappresenterà l’Italia. Quanto all’interno il presidente ha rilanciato l’idea del ministero dell’Agroalimentare per accentrare così le competenze oggi frammentate fra troppi ministeri. E così il nostro Paese rischia di restare indietro: un esempio: tutti i Paesi esportano carni suine in Cina, l’Italia lo vendere solo carne suina senza osso .

Sulla necessità di rafforzare il sistema Italia per esportare di più (i 50 miliardi non bastano) si è espresso il pro rettore del Politecnico Noci che ha invitato a promuovere di più la qualità del made in Italy.

Martina ha evidenziato come il Covid abbia aggravato la situazione della fame nel mondo e dunque bisogna puntare su accessibilità, equità e fruizione del bene fondamentale che è il cibo tenendo conto di due parametri la curva demografica in crescita e la questione della transizione ambientale. Per il vice direttore della Fao occorre contrastare l’omologazione alimentare e la dieta unica globale. Quanto al Made in Italy non basta saper fare bisogna saper vendere.

De Castro ha parlato del risultato ottenuto con la nuova Pac con il compromesso raggiunto dopo tre anni di negoziato soprattutto per quanto riguarda la condizionalità sociale spinta fortemente da Coldiretti. Quanto alla sfida ambientale deve essere – ha detto- con gli agricoltori non contro.

Per l’assessore Rolfi sostenibilità, qualità e distintività sono grandi opportunità. Fondamentale poi mettere in sicurezza il comparto zootecnico.

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